Anche l’SSM alla manifestazione del 1° maggio

Il testo dell’intervento della copresidente SSM Sabrina Ehrismann

Da diversi anni ormai è in atto un vero e proprio attacco al servizio pubblico, con il chiaro scopo di indebolirlo se non addirittura di distruggerlo. Con la votazione “No Billag” del 2018, il popolo svizzero si è fortemente opposto alla cancellazione del canone radiotelevisivo ma gli stessi promotori dell’iniziativa “No Billag” non hanno desistito e oggi migliaia di posti di lavoro presenti nel servizio pubblico radiotelevisivo svizzero sono nuovamente in serio pericolo, grazie all’ iniziativa di UDC, Lega, di USAM (Unione svizzera delle arti e mestieri) e dei giovani liberali-radicali.“200 bastano” e al progetto del Consiglio Federale volti a diminuire, chi più chi meno, la tassa di ricezione.

Fino ad oggi il servizio pubblico ha offerto e continua ad offrire a tutta la popolazione programmi e servizi di qualità. Vogliamo veramente che l’intrattenimento, cultura e informazione siano interamente lasciati nelle mani dei privati e in balia degli interessi degli investitori il cui unico scopo è quello di aumentare gli utili?

Una certa parte politica, a mo’ di “foglia di fico”, vuole convincerci che la riduzione del canone risolva gli enormi problemi economici che portano tante famiglie a faticare ad arrivare alla fine del mese.

La RSI oggi dà lavoro al suo interno a più di mille persone, in genere, altamente qualificate. In azienda vi sono una settantina di professioni che avrebbero fortissime difficoltà ad essere ricollocate in altre aziende. È inoltre un’azienda formatrice e con, di fatto, lo sgretolamento del servizio pubblico, interi settori professionali sono destinati a scomparire dal panorama formativo del nostro cantone.

La RSI e le 52 ditte di produzione audiovisiva che collaborano praticamente solo con essa, creano un indotto economico ben superiore a quanto investito che tocca tutti i settori dell’economia, dalla ristorazione fino all’edilizia: Il risparmio di 35 franchi l’anno o di 135 franchi l’anno verrà fatto sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori!!

Oggi attaccano l’amministrazione cantonale e il settore sociosanitario, domani la radiotelevisione pubblica, tutto per generare una valanga che travolga i diritti di tutte e tutti, indipendentemente tra pubblico e privato. È il momento di restare uniti e dire basta!