SSMinformatore  Nr.284

 

 

 

 

 

 

 

 

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RTSI: SOCIALE A PAROLE… PRECARIA NEI FATTI!

Recentemente abbiamo letto (e soprattutto visto) su INTRANET il benvenuto a 18 nuovi assunti alla RTSI. Naturalmente ci felicitiamo e siamo contenti che ci siano dei nuovi arrivati.


Per contro ci ha fatto riflettere, leggendo i nomi dei "nuovi", perché con alcune di queste persone lavoriamo fianco a fianco da 10, 15 o più anni!
Intendiamoci, meglio tardi che mai!
Anche il sindacato, come sempre, si è presentato ai nuovi colleghi e senza il forse, per alcuni di loro (visto il loro "statuto" precedente), si è già battuto!
Per contro vorremmo essere stati una mosca per poter sentire quanto detto da Giuseppe Gallucci, il responsabile delle Risorse Umane. Ci viene da sorridere (per non dir da piangere!) immaginarlo spiegare "la rava e la fava" a qualcuno che da anni, vista la precarietà, ha passato la maggior parte dei suoi sabati, delle sue domeniche, i Natali e le Pasque a lavorare e che certamente conosce l'azienda molto meglio di lui!
Immaginiamo anche il "buon" Direttore Regionale Professor Dottor Remigio Ratti parlare lungamente … e ripetere ancora la favola …della "RTSI azienda sociale".


Purtroppo le cose sono ben diverse!


Di sociale in questo Ente rimane ben poco, chi lavora lo sa, chi l'amministra s'illude di saperlo o sa che racconta frottole …
Negli ultimi anni le parole magiche sono state flessibilità, flessibilità, flessibilità (per dirle in italiano, sempre quella!) ma anche corporate, monitoring, business, quality e chi più ne ha, più ne metta…
Flessibilità significa principalmente esportare personale per poterlo "spezzettare" sull'arco della giornata, della settimana, del mese ecc.. eliminare oneri e orpelli, indennità e contributi e bellamente aggirare la Convenzione Collettiva. Punto e basta!


Diciamo fandonie? Ebbene se lavorate ad esempio nel "Bunker" (il centro info di Comano) vi può capitare che, nello stesso giorno, (inventiamo i nomi), il cameraman Claudio è "in appalto" della "Videomix", il tecnico del suono Gianni è "in prestito" della "Videomax", la montatrice Lisa "noleggiata" della "Maxvideo", la scrip Martina è "affittata" dalla "VPG", l'operatore video è della "GPV", la segretaria Deborah è "a interim" dall' "OHECCO!" e la giornalista Giorgia è una povera stageaire alla quale hanno già ripetuto cento volte che quando avrà finito lo stage non sarà assunta ma la mandano ugualmente … ad intervistare la Marina!!


Abbiamo esagerato? No, abbiamo dimenticato di dirvi che il ragazzo Omar, che vi ripara il portatile, è tutti giorni a Comano o a Besso ma lavora per la "Computer Omega", che Franco che vi porta le casse per il trasloco (il nuovo sport di questa azienda!) è della ditta "Pedrozzi-traslochi", anche se invecchia alla RTSI e che il Gustavo, il gentile uomo delle pulizie, che vedete tutti i giorni nei corridoi , è della ditta "Pulizie di grosso".
Nei prossimi 3-5 anni (per bocca della direzione) una grande fetta della RTSI andrà in pensione, forse 2-300 persone? Questa grossa fetta verrà sostituita? Sappiamo già ora che i "precari", cioè tanto per intenderci, quelli che lavorano unicamente per la RTSI ma non sono in organico, variano oggi tra le 100 e le 200 persone. E' normale? No, crediamo proprio di NO.
Ci ricordiamo di un bel servizio di Falò, passato tempo fa sulla problematica del lavoro ad interim, intitolato proprio "i salariati della precarietà", nel quale un povero (si fa per dire) elettricista su un cantiere, diceva di non trovarsi male ma, visto che lavorava attraverso una "interim", non vedeva bene il suo futuro.. , come avrebbe impostato la sua vita.., gli sarebbe piaciuto sposarsi…, formare una famiglia, ecc… ma vista la situazione non poteva pianificare l'avvenire.


Era una bella intervista, quasi struggente, che gridava vendetta!!
Gli amici di Falò in quell'occasione erano andati su un cantiere non molto lontano ma avrebbero potuto trovare (certamente lo sanno, ma non avrebbero potuto farlo) le stesse situazioni all'interno del nostro ente.
E con la cassa pensione come la mettiamo? Nessuna paura, se la SSR chiude domani, ci sono i soldi per pensionarci tutti …, la situazione è buona.

Certamente, però se in futuro, visto lo "spezzettamento" dell'azienda, sempre meno gente sarà assunta secondo "i canoni" della Convenzione Collettiva, la situazione diventerà (anche in tempi relativamente brevi) critica. Negli scorsi giorni, uno che se ne intende, il collega Saverio Lurati dell'UNIA, ha affermato, in un dibattito televisivo, che la situazione delle casse pensioni in Svizzera è catastrofica! Con il futuro buio che si affaccia in materia di politica del personale, immaginiamo che anche per la nostra cassa pensione non potranno che esserci tempi peggiori!
Infine avremmo una richiesta: che la RTSI aderisca all'AITI, l'Associazione industrie ticinesi, e questo, pensate un po'!, per essere meglio protetti.
Infatti i sindacati UNIA e OCST hanno recentemente siglato un primo accordo, un gentlemen agreement, con l'AITI per "garantire lo stesso salario ai lavoratori fissi e agli interinali"…


Non male per dei ticinesi, normalmente… sempre ultimi!

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Burnout:
quando il lavoro vi esaurisce

 

Una situazione assurda sta nascendo alla SSR. Mentre l'azienda sta attuando il suo piano di smantellamento di 250 posti di lavoro a tempo pieno, si moltiplicano le voci che denunciano uno stress eccessivo sul lavoro. Nell'inchiesta condotta quest'anno alla SSR, il 56% delle persone che hanno risposto dichiara di riuscire spesso a svolgere i compiti attribuiti solo facendo ore di straordinario e il 56% si sente sfinito dopo il lavoro. Questi risultati sono catastrofici e portano a pensare che la SSR gioca con la salute del personale. E' urgente prendere dei provvedimenti efficaci, se si vuole evitare che aumentino i rischi di burnout per il personale e i costi della salute per la SSR.

Stephan Ruppen, segretario centrale

 

Un burnout non cade dal cielo. L'accumularsi dello stress e della pressione durante settimane può produrre una sindrome che lo psicanalista americano Herbert Freudenberg descrisse già nel 1947 come uno stato di esaurimento fisico, psichico ed emotivo.

Oggi gli esperti confermano che la pressione economica, i costanti cambiamenti sul lavoro e le crescenti esigenze professionali, ad esempio la flessibilità e la polivalenza, sono fattori che favoriscono il burnout. Secondo Wulf Rössler, direttore della clinica universitaria psichiatrica di Zurigo e intervistato lo scorso 16 settembre dalla Neue Luzerner Zeitung, un burnout è sempre legato all'attività professionale. Le persone che non riescono a ridurre il loro livello di stress si buttano sempre più nel lavoro, senza riuscire però ad effettuare nei tempi previsti i compiti loro assegnati. Conseguenza: lavorano sempre più a lungo. Poi, se vengono soppressi dei congedi, se cresce la mole di lavoro a causa di compiti affidati all'ultimo momento o di cambiamenti dei piani di servizio, il circolo vizioso comincia a chiudersi, conducendo all'esaurimento completo dopo alcune settimane o alcuni mesi.

I campanelli d'allarme sono psichici e fisici. Sono sintomi quali i disturbi del sonno, il cattivo umore, il calo della concentrazione, il cinismo nei confronti del lavoro, l'indifferenza, la stanchezza o la perdita della libido. Per continuare ad essere efficaci sul lavoro, i soggetti colpiti finiscono col ricorrere a farmaci o al consumo di alcool. Una situazione di cui soffre anche l'entourage della persona intrappolata in un lavoro che esaurisce troppe risorse, che non lascia abbastanza tempo per la famiglia e per gli amici e che la porta infine a ripiegarsi su se stessa (vedi riquadro "Fasi e sintomi").

 

Le aziende consapevoli delle proprie responsabilità reagiscono

Diverse grandi aziende, quali La Posta, la Migros, la Schindler o la Banca Cantonale di Lucerna, hanno capito il problema e creato dei programmi volti a promuovere un miglior equilibrio tra vita professionale e vita privata. Perfino aziende più piccole, come la Schurter, una fabbrica di componenti elettronici con sede nella Svizzera centrale, seguono questa via. La Posta promuove l'impiego a tempo parziale e il job sharing, e dà la possibilità al personale di prendere un congedo fino a due anni con la garanzia di ritrovare un posto di lavoro equivalente. La Banca Cantonale di Lucerna pubblica delle riviste sulla salute, e propone dei corsi di training autogeno e di rilassamento muscolare. La Schurter punta su un ambiente lavorativo sano, ha introdotto corsi di rilassamento, offre al personale frutta e bibite multivitaminiche e in mensa propone pasti equilibrati.

Tutte queste aziende hanno un denominatore comune: sono consapevoli del problema e, soprattutto, hanno deciso di prevenirlo. Non senza ragioni. Un recente studio condotto per conto del Dipartimento federale dell'economia ha mostrato che un'azienda di 1500 impiegati che investe ogni anno 247 000 franchi per creare un ambiente lavorativo compatibile coi bisogni delle famiglie risparmia in seguito somme considerevoli grazie alla diminuzione delle assenze del personale.

 

Una sfida particolare per la SSR

Secondo l'opinione incontestata di numerosi esperti, i giornalisti e il personale di produzione radio/TV sono una categoria particolarmente a rischio. La SSR non ha solo una responsabilità ma anche un interesse particolare a poter contare su un personale in buona salute. Infatti, la malattia rappresenta un costo per l'azienda e, nel contempo, un carico di lavoro supplementare per il personale chiamato a sostituire i colleghi in incapacità lavorativa.

 

Alcuni consigli utili

Sono state pubblicate numerose raccomandazioni per prevenire il burnout. Eccone alcune.

-Posti di lavoro gradevoli e funzionali, organizzati tenendo conto in particolare delle condizioni di rumore e di illuminazione

-Una regolamentazione corretta degli orari lavorativi e dei piani di lavoro a turni, in modo da lasciare al personale sufficiente tempo per la sua vita privata

-Un'attribuzione di compiti chiaramente definiti a un personale in numero sufficiente e dotato di un budget tempo adeguato

-Processi interni all'azienda chiari e trasparenti

Tenuto conto delle misure note per prevenire il burnout, è grave dover constatare che il personale consultato nell'ambito dell'inchiesta SSR giudica negativamente tutti i punti importanti. Occorre rispondere senza indugio a questa situazione. E' urgente soprattutto assumere più personale e ridurre così il sovraccarico di lavoro. Ma la SSR fa esattamente il contrario.

 

L'SSM non si arrende

Di fronte alla rivendicazione dell'SSM di rinunciare allo smantellamento dei posti di lavoro, la SSR fa orecchio da mercante. Apparentemente spera che questa politica dello struzzo finirà col portare i suoi frutti e che l'ondata di proteste si calmerà. Ma l'SSM non ha intenzione di arrendersi.

In una recente lettera al Sorvegliante dei prezzi Rudolf Strahm, l'SSM chiede che la raccomandazione di quest'ultimo per un aumento del canone radio/TV sia legata all'obbligo fatto alla SSR di attribuire le risorse supplementari ottenute con l'adeguamento del canone prioritariamente all'aumento dei posti e pertanto alla tutela della salute del personale.

L'SSM sta elaborando una serie di domande sull'attuazione di misure per dar seguito al sondaggio e su un programma "Work-Life Bilance". Non è ammissibile infatti che la SSR faccia un'inchiesta dopo l'altra senza prendere in seguito dei provvedimenti efficaci in un ambito cruciale come quello del sovraccarico di lavoro. Se questa non è una politica dello struzzo…

 


Burnout : fasi e sintomi

Dall'euforia alla disperazione

Il burnout è una reazione fisica e psichica a una situazione di stress cronico. L'insorgenza della sindrome di burnout segue diverse fasi.

Fase 1 : Euforia iniziale
- entusiasmo e idealismo
- assunzione volontaria di compiti supplementari
- sensazione di non avere mai tempo
- mancanza d'energia, stanchezza
- perdita dei contatti sociali

Fase 2 : Calo dell'impegno
- disillusione
- calo dell'impegno per il lavoro e per gli altri
- disturbi dell'attenzione
- sensazione di essere sfruttato
- aumento del consumo di alcool, nicotina, farmaci e stupefacenti

Fase 3 : Atteggiamento colpevolizzante
- depressione, atteggiamento colpevolizzante, caduta dell'autostima
- aggressività, rimproveri, rabbia, resistenza al cambiamento

Fase 4 : Degradazione
- calo della performance
- calo della motivazione e della creatività
- disorganizzazione
- insicurezza
- applicazione alla lettera dei regolamenti

Fase 5 : Appiattimento
- indifferenza e mancanza d'interesse generale

Fase 6 : Reazioni fisiche
- tachicardia, palpitazioni, fluttuazioni della pressione arteriosa, cefalee, sudorazione improvvisa, contrazioni muscolari, disturbi digestivi, mal di schiena, disturbi respiratori
- problemi sessuali

Fase 7 : Disperazione
- sentimento di disperazione
- pensieri suicidi

Spesso l'entourage non percepisce i primi segni del burnout e comincia molto tardi a capire che cosa sta succedendo, quando la persona colpita si ripiega su se stessa, diventa aggressiva oppure depressiva.

Fonte: Neue Luzerner Zeitung, 16 settembre 2006 / n. 214

 

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Chiari i risultati del sondaggio tra il personale: lo smantellamento dei posti di lavoro è irresponsabile

 

Il sondaggio tra il personale 2006 si è concluso e ha portato alla luce numerose irregolarità. Ora si tratta di vedere quali misure introdurrà la SSR per colmare le lacune identificate. Per dar seguito a quanto intrapreso finora è necessario un pacchetto di provvedimenti complementari traducibili in realtà nei tempi più brevi possibili. Ma una cosa è certa: se la SSR prende sul serio il suo sondaggio, dovrà rinunciare allo smantellamento di oltre 200 posti di lavoro a tempo pieno.

Stephan Ruppen, Segretario centrale

 

Iniziamo con l'argomento che più di ogni altro preoccupa i collaboratori e le collaboratrici: la mole di lavoro. I giudizi espressi nei confronti della SSR a riguardo di questo punto sono pessimi. Se esistesse un livello limite per il carico di lavoro definito dalla Suva, in determinati reparti o redazioni bisognerebbe sospendere immediatamente il lavoro.

 

Non licenziamenti - ma più personale

I provvedimenti da prendere per migliorare la situazione non solo sono chiari come il sole, bensì irrinunciabili per motivi di tutela della salute. Ma la SSR preferisce l'approccio contrario. Licenzia personale e elimina oltre 200 posti di lavoro a tempo pieno. Con una politica di questo tipo, la SSR accetta di correre il rischio di danneggiare la salute di numerosi collaboratori e collaboratrici. Il conto da pagare per questa strategia sarà presentato con l'aumento massiccio dei costi per malattia (cfr. articolo Burn out).

Ma la SSR fa finta di non sentire le rivendicazioni dell' SSM di rinunciare allo smantellamento dei posti di lavoro e ridurre a un livello sostenibile lo stress causato dal sovraccarico di lavoro. Per farsi capire da chi non sente bene l'unico rimedio funzionante, si sa, è alzare la voce. Per farci sentire abbiamo perciò bisogno del vostro sostegno attivo. Nei prossimi mesi l'SSM organizzerà diverse azioni contro lo smantellamento dei posti di lavoro e conta sul vostro appoggio.

La nostra rivendicazione di una maggiore tutela della salute è legittimata anche dai pessimi valori risultanti dalle domande sull'ambiente di lavoro e sulla conciliabilità tra vita professionale e privata. I dipendenti hanno bisogno di posti di lavoro abbastanza spaziosi, ben areati e illuminati, di barriere di protezione contro l'elettrosmog, nonché dell'ampliamento delle strutture che rispondono alle esigenze delle famiglie, quali asili nido ecc.

 

Basta con i premi

Tutte le parti coinvolte sanno da tempo che i collaboratori e le collaboratrici non sono soddisfatti dell'infelice sistema salariale applicato dalla SSR. Ma la SSR si ostina a mantenerlo. Eppure il bisogno di agire è evidente: per esempio per quanto riguarda la parità salariale. Ormai quasi nessuno crede più che tutti ricevono la stessa paga per lo stesso lavoro.

I provvedimenti da prendere sono ovvi. Anzitutto la SSR deve smetterla di applicare in modo arbitrario il sistema delle funzioni chiave. Per risparmiare, in certe unità aziendali, i superiori collocano i collaboratori o le collaboratrici nella funzione chiave sbagliata, creando in tal modo deliberatamente delle disparità salariali. In secondo luogo la SSR deve destinare più mezzi al raggiungimento dei salari di riferimento.

I giudizi sono inoltre risultati estremamente critici quanto alla domanda se la componente commisurata alla prestazione (premio) fosse adatta come strumento di compensazione per prestazioni così diverse fra loro. La stragrande maggioranza degli intervistati dice di no. A prescindere dal fatto che a volte sono corrisposti dei premi il cui ammontare è da intendersi più come offesa che come riconoscimento, i collaboratori e le collaboratrici non vogliono avere un sistema salariale arbitrario. Sarebbe più ragionevole utilizzare i mezzi per un aumento dell'effettivo o per il miglioramento delle prestazioni della Cassa pensioni.

 

Più denaro per la formazione

Quando si tratta di rendere flessibili le condizioni di lavoro, alla SSR piace tirare in ballo la capacità competitiva sul mercato. Di solito, in altre parole vuol dire: lavorare di più, guadagnare lo stesso. Piuttosto che spremere i collaboratori e le collaboratrici con il falso argomento della competitività sul mercato del lavoro, la SSR farebbe meglio a investire più mezzi nella formazione e nel perfezionamento professionale. Ma anche da questo orecchio la SSR non ci sente. Preferisce continuare a tagliare posti di lavoro, con la speranza e l'aspettativa che il personale restante sia disposto a rinunciare ancora di più a giorni di riposo, vacanze e piani di lavoro ragionevoli.

 

Il commitment - una caratteristica in via di estinzione

La voce "Commitment" esplora l'identificazione con l'azienda, la capacità di adattamento e la disponibilità a impegnarsi. È qui che al piano della Direzione dovrebbero scattare tutti i campanelli d'allarme. Rispetto al sondaggio 2003 quasi tutti i valori segnano un calo notevole.

-Diminuisce il senso di orgoglio di lavorare per la SSR.
-Diminuisce la disponibilità a fornire prestazioni superiori alla media.
-Diminuisce la volontà di raccomandare la SSR in quanto datore di lavoro nella cerchia di conoscenti.
-Diminuisce l'aspettativa di lavorare ancora per la SSR fra due anni.

Tutti i valori indicati con tendenza al ribasso hanno in comune le stesse cause: programmi di ristrutturazione e cambiamenti di strategia si susseguono senza tregua, ma sono comunicati in modo poco trasparente. La conseguenza logica è il sentimento di insicurezza che dilaga fra l'effettivo.

La necessità di risparmiare oltre 160 milioni di franchi non è comprovata - né da cifre sicure, né dall'andamento dei canoni, né dalle entrate da pubblicità e sponsoring. Tra i collaboratori e le collaboratrici va diffondendosi sempre più la certezza che sono loro a dover pagare lo scotto per gli investimenti superflui in edifici prestigiosi e in decorazioni e riconversioni costose, per una politica che punta dunque più sulle apparenze che sull'essenza.

Progetti di risparmio poco trasparenti come Orion (concentrazione della produzione) o l'ottimizzazione IT (a proposito che ne è diventato del progetto?) devono essere comunicati in modo offensivo. Il risultato di questo atteggiamento di gran segreto: nel sondaggio la valutazione della comunicazione e del rispetto verso i collaboratori ha ottenuto punteggi che spaziano da scarso a molto negativo.

L'aspetto positivo del sondaggio risiede nell'incontestabilità dell'esistenza dei problemi identificati. I risultati sono oggettivi e rappresentativi. Se un'impresa prende sul serio il sondaggio che ha condotto tra il proprio personale, dovrà definire e attuare delle misure immediate. Per farlo è necessaria una strategia SSR di portata nazionale, con indicazioni vincolanti per le unità aziendali. I collaboratori e le collaboratrici hanno il diritto di esigere questa strategia e la SSR ha il dovere di elaborarla e comunicarla.

 

Lettera aperta ai direttori

Per questo motivo l' SSM redigerà una lettera aperta al Direttore generale Walpen e ai Direttori delle varie unità aziendali. Indicheremo senza mezzi termini i problemi e le lacune individuati e chiederemo alla SSR quali misure intende avviare con quale priorità per porre fine a queste realtà insoddisfacenti. In questo contesto, la SSR dovrà anzitutto spiegare con quale coraggio può assumersi la responsabilità di eliminare oltre 200 posti di lavoro, se i collaboratori e le collaboratrici indicano come problema principale il sovraccarico di lavoro e dichiarano di riuscire ad adempiere tutte le incombenze spesso solo con un notevole lavoro addizionale.

 

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In 25 mila sabato 23 settembre a Berna !

L'evoluzione salariale in Svizzera non corrisponde affatto all'aumento di produttività e all'aumento dei profitti delle aziende ed è tra le più basse al mondo. Solo nel 2005 le maggiori imprese svizzere hanno registrato un aumento degli utili del 23%! Tuttavia nella maggior parte dei rami professionali i salari reali sono praticamente rimasti invariati dalla metà degli anni '90: la forbice tra i ricchi e la maggior parte della popolazione si è allargata ulteriormente.
Occorre assolutamente invertire questa tendenza e fare in modo che la redistribuzione primaria tra datore di lavoro e lavoratori corrisponda effettivamente alle prestazioni che i lavoratori sono chiamati quotidianamente a dare. Ciò che rimane a disposizione delle famiglie è insufficiente per vivere dignitosamente. Per mantenere il potere d'acquisto è necessario riuscire a compensare regolarmente l'aumento del costo della vita, ciò che non è stato il caso negli ultimi anni. L'aumento dei costi della salute che incide in modo determinante su tutte le economie familiari e l'evoluzione dei costi del petrolio, che a sua volta tocca pesantemente chi deve forzatamente recarsi al lavoro in automobile, hanno azzerato il potere d'acquisto della maggior parte dei lavoratori.
A dieci anni dalla legge sulla parità le donne in Svizzera continuano ad essere discriminate nei salari e mediamente guadagnano, a parità di lavoro, il 21,7% in meno degli uomini! E ciò che ci indigna ancora di più è che il 13% della differenza salariale rappresenta una discriminazione salariale diretta! In questi casi quindi le donne guadagnano meno solo ed esclusivamente perché sono donne!
Anche l'SSM ha denunciato a più riprese questa situazione. Ora, in vista dei prossimi negoziati salariali previsti per il 19 e 31 ottobre, intendiamo rivendicare un aumento del 4% e un maggiore investimento negli adeguamenti di salario a scapito dei premi.

Per questo sabato 23 settembre anche l'SSM ha rivendicato a gran voce un aumento generalizzato dei salari del 4% e per le donne di più!

 

 

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Rete 3: dopo mesi di tensione i collaboratori vuotano il sacco!

 

La situazione a Rete 3 continua a preoccupare l'SSM. Sul numero 282 dell'Informatore di aprile avevamo già denunciato la carente applicazione del CCL, in particolare le collaborazioni di giovani esterni senza contratto, spesso sfruttati per risparmiare (ricordiamo che questi collaboratori non percepiscono le varie indennità per lavoro domenicale, notturno…), l'attribuzione arbitraria delle funzioni e il mancato riconoscimento dell'indennità forfetaria per giornalisti ad alcuni redattori della rete. L'SSM aveva portato la questione davanti alla Direzione, ottenendo la garanzia da parte delle RU di effettuare una verifica della situazione. Poche settimane dopo il nostro intervento l'indennità per giornalisti è stata riconosciuta ai redattori che non la ricevevano. È sicuramente già un risultato, tuttavia vi sono ancora delle situazioni poco chiare, in particolare riguardo all'attribuzione delle funzioni, per le quali l'SSM intende ancora intervenire.


Nei mesi successivi la situazione lavorativa a Rete 3 si è notevolmente deteriorata e i collaboratori hanno deciso di lamentare il disagio crescente che gli impediva di vivere in maniera tranquilla e serena i propri rapporti di lavoro sia con i colleghi e, soprattutto, con il responsabile, spesso troppo poco disponibile al dialogo. Si è verificato inoltre un fatto che riteniamo molto preoccupante: due collaboratori di rete 3 attivi nel sindacato, hanno subito diverse pressioni dall'alto con il risultato che uno è stato trasferito a rete 2 e l'altro è continuamente oggetto di critiche. Potrebbe essere una coincidenza, tuttavia ci permettiamo di esprimere i nostri dubbi a riguardo...
In ogni caso le pressioni subite dai due e il clima negativo generale della rete, hanno suscitato l'indignazione dei colleghi, i quali, già stanchi di dover lavorare tutti i giorni in un ambiente carico di tensione, hanno deciso di esprimere il proprio malcontento. Il comitato dell'SSM, preoccupato dall'evolversi della situazione, ha deciso di portare nuovamente il caso in commissione di concertazione, lamentando i problemi della rete e esprimendo i propri sospetti di fronte agli episodi che avevano interessato i due membri di comitato citati. Il malcontento generale è giunto anche al responsabile dei programmi, il quale ha indetto una riunione plenaria alla quale hanno partecipato anche il direttore RSI Jacky Marti e la responsabile del personale radio Marie Therèse Caggiano. I collaboratori hanno decisamente vuotato il sacco, esprimendo apertamente le proprie critiche in merito alla conduzione della Rete. A tutti è stato garantito che nessuno verrà licenziato e soprattutto, come aveva chiesto l'SSM alla Direzione, che nessuno subirà ritorsioni per avere finalmente avuto il coraggio di denunciare una situazione deteriorata da tempo.


Restiamo vigili, riteniamo che i problemi della rete non siano ancora risolti. Non dimentichiamo che il successo di Rete 3 è il frutto dell'impegno costante di collaboratori motivati e entusiasti. Simili problemi posso rivelarsi molto nocivi per la qualità stessa dei programmi. Ci auguriamo quindi che l'azienda si prenda a carico il benessere del personale, preoccupandosi che simili situazioni non si ripetano.

 

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Non è oro tutto il lavoro a tempo parziale !

 

Il lavoro a tempo parziale è in forte crescita. Un fenomeno spesso indicato come rispondente alle nuove realtà della società e alle esigenze e aspirazioni dei dipendenti. Ma la realtà è tutt'altro che ideale e idilliaca. Un recente studio dell'Ufficio federale di statistica apparso lo scorso mese di luglio fornisce una serie di dati che lo dimostrano.


In Svizzera ogni persona con un tasso di occupazione del 90% o meno lavora a tempo parziale. Primo dato: il lavoro a tempo parziale è essenzialmente una forma di lavoro femminile. Su 5 persone occupate a tempo parziale 4 sono donne. Un dato che non sorprende tenuto conto del fatto che la motivazione per un'attività professionale a tempo ridotto è la necessità di conciliare vita familiare e lavoro. Gli uomini che riducono il loro tempo di lavoro per motivi familiari sono ancora delle mosche bianche, hanno un'attività all'80%, mentre in genere per le donne il tasso è del 50%.


Ma il lavoro a tempo parziale è spesso sinonimo di condizioni di impiego precarie, con una copertura sociale insufficiente in specie per quanto riguarda il secondo pilastro. Lo studio dell'Ufficio federale di statistica sottolinea poi altri aspetti interessanti:
- l'attività professionale a tempo parziale è vissuta dagli uomini come sotto impiego, ciò che non è il caso per le donne.
- Le donne che scelgono il lavoro a tempo parziale generalmente hanno seguito una formazione superiore e percepiscono buoni salari.
- Inversamente per le donne con una formazione ridotta è di fatto un'imposizione. La conseguenza sono salari molto bassi. Spesso per fare quadrare i conti fanno ore supplementari, anche perché i datori di lavoro domandano loro di essere molto flessibili e in ogni caso non si preoccupano certo della loro vita familiare: emblematico è il caso delle cassiere e delle venditrici.
- Spesso poi il lavoro a tempo parziale è usato strumentalmente per "combattere la disoccupazione".

 

Insomma concludendo il lavoro a tempo parziale più che conciliare vita privata e attività professionale appare in molti casi come una forma di precarizzazione. O ancora una scelta obbligata per completare le entrate familiari. In ogni caso frena il dibattito sulla riduzione dell'orario di lavoro settimanale. Tutti aspetti su cui riflettere soprattutto da parte sindacale.

 

Werner Carobbio, presidente USS Ticino e Moesa

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