| SSMinformatore | Nr.281 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Rete Tre: palestra o discount? Da quando esiste, Rete Tre ha sempre avuto un ruolo di 'vivaio'
per la RTSI. Non pochi collaboratori che ora sono alla Uno, all'Informazione
o in tivù, hanno cominciato dalla Tre, dove hanno messo
le basi per il loro futuro di giornalisti o animatori. A che
prezzo? Spesso accettando delle condizioni di lavoro (orari,
funzioni, salari) peggiori di quanto accade nel resto dell'azienda,
consolati dall'idea che in futuro si sarebbero aperte molte porte.
Una politica del personale miope Dai dati del consuntivo 2005 si evince che l'anno trascorso
si è concluso per la RTSI con buoni risultati sotto tutti
gli aspetti, da quello della qualità e quantità
dei programmi realizzati a quello degli indici d'ascolto. Quando l'adeguamento non è un diritto… Come già comunicatovi nello scorso numero dell'Informatore,
i negoziati salariali RTSI-SSM dello scorso novembre hanno portato
alla seguente suddivisione della massa salariale CCL: 0,73% per
gli adeguamenti individuali, 0,57% per i premi. Il Direttore
regionale aveva inoltre deciso di destinare 40 mila franchi (inclusi
oneri sociali) per gli adeguamenti salariali in favore delle
donne. Torna all'indice
Recentemente ci sono stati segnalati alcuni casi di "
abuso " del tempo parziale. Infatti sempre più spesso
si assegnano contratti a tempo parziale ma si richiede implicitamente
(e spesso neanche troppo implicitamente) una disponibilità
al 100%. Questo è un problema che sta dilagando nelle
unità aziendali della SSR e che merita tutta la dovuta
attenzione. La parola magica infatti per obbligare il collaboratore
a una disponibilità totale è " pianificazione
", le esigenze di pianificazione, la pianificazione irregolare,
ecc…Il personale a tempo parziale diventa purtroppo una
pedina da muovere a piacimento a dipendenza appunto delle esigenze
di pianificazione, ma a perderci poi è l'organizzazione
della vita privata di questi collaboratori, i quali non possono
neanche prendersi un impegno fisso a lungo termine, per non parlare
poi di potersi permettere un'attività accessoria! È
evidente che il contratto a tempo parziale è sfruttato
dall'azienda per ottenere un rendimento al 100 % e spendere meno.
Il
tribunale federale riconosce una discriminazione professionale
alla RTSI Una collaboratrice della RTSI ha denunciato l'azienda per
discriminazione salariale poiché guadagnava nettamente
meno dei suoi colleghi uomini; diversamente da loro infatti,
non aveva ricevuto nessuna promozione per anni. Il Tribunale
federale ha riconosciuto la discriminazione esigendo dal Tribunale
cantonale ticinese di rivedere il caso. È una vittoria
importante contro la discriminazione nelle promozioni professionali
e le sue conseguenze sui salari. Questa decisione, che tocca
direttamente la SSR, grande azienda di servizio pubblico, avrà
delle conseguenze che andranno ben al di là.
Discussioni
con la SSR Come vuole il Contratto collettivo di lavoro, l'SSM incontra regolarmente la SSR per un colloquio sulla situazione politica, giuridica, economica ed imprenditoriale della SSR. L'ultimo colloquio ha avuto luogo in gennaio. Ecco una sintesi delle discussioni. Stephan Ruppen, segretario SSM Nessuna tregua per Swissinfo Sono mesi che Swissinfo ci tiene continuamente impegnati. Dopo che un'esemplare campagna di solidarietà ha permesso di salvare la voce della Svizzera all'estero, il Consiglio d'amministrazione della SSR getta olio sul fuoco con nuove esigenze di economie, incaricando il direttore Beat Witschi di studiare tutta una gamma di misure atte a conseguire risparmi significativi. A questo proposito, va ricordato che il budget di Swissinfo ha già subito un taglio di 16 milioni e, secondo quanto affermato dallo stesso Beat Witschi, ulteriori misure di risparmio si tradurrebbero necessariamente in un taglio delle prestazioni. Ovviamente, l'annuncio delle nuove misure di risparmio non ha contribuito a motivare il personale. Il futuro di Swissinfo rimane incerto, in quanto la SSR garantisce il finanziamento di 28 milioni solo fino alla fine del 2006. Eppure le istanze politiche si sono espresse chiaramente: la partecipazione della Confederazione al finanziamento di Swissinfo implica il mantenimento della struttura e delle prestazioni attuali. Questa valutazione sembra condivisa da tutti, tranne che dal Consiglio d'amministrazione SSR secondo il quale né le strutture né le prestazioni sono politicamente definite. La SSR intende quindi mantenere i servizi linguistici attuali a condizione che la Confederazione versi il suo contributo, ma vuole anche rivedere tutte le prestazioni. Nell'incontro con la SSR, l'SSM ha espresso le proprie riserve circa questa politica aziendale. L'SSM teme infatti che la SSR voglia da un lato coprire il costo della regionalizzazione di Swisstext (diversi milioni) attuando dei risparmi sulle spalle di Swissinfo e delle sue piattaforme Internet e, dall'altro, non voglia accettare la sconfitta. Infatti, nel giugno 2005 lo stesso Consiglio d'amministrazione aveva deciso di smantellare swissinfo. Ora, con la sua esigenza di attuare dei risparmi, crea nuovamente un clima d'incertezza. Per l'SSM, è un atteggiamento inaccettabile che riflette inoltre una politica del personale discutibile. L'SSM ha presentato le sue richieste. Innanzitutto, conformemente alla volontà politica, occorre mantenere le strutture e le prestazioni di Swissinfo. Il sindacato è intervenuto in questo senso anche presso il DETEC e l'UFCOM. Poi, bisogna tenere conto del fatto che con quanto Swissinfo ha già risparmiato - 16 milioni in pochi anni - non sarà più in grado di soddisfare il suo mandato se dovrà attuare nuovi tagli. Infine, il personale va trattato con maggiore rispetto. In questo clima di grande incertezza, il personale ha diritto a un'informazione completa e alla consultazione su questioni interne di organizzazione e di produzione. E' quanto stabilisce anche l'articolo 6 del CCL secondo cui la SSR si impegna a promuovere la partecipazione del personale attraverso l'informazione e la consultazione.
SwissTXT - una regionalizzazione parziale Proprio nei giorni in cui la SSR annunciava la fine di Swissinfo, comunicava anche la sua intenzione di smantellare la sede biennese di SwissTXT e di dislocare i membri delle redazioni nei nuovi centri multimedia delle unità aziendali. Anche questo progetto ha suscitato l'opposizione dei sindacati e degli ambienti politici. Purtroppo senza grande esito. Abbiamo ottenuto che una parte del personale potrà restare a Bienne, sede di SwissTXT. E' già qualcosa, ma non si sa per quanto tempo verrà mantenuta questa sede, in quanto è previsto di abbandonare le macchine analogiche Teletext di Bienne nel 2012. Il personale di redazione, invece, verrà trasferito nelle unità aziendali. Per alcuni collaboratori il trasloco è già iniziato. In risposta a una rivendicazione dell'SSM, la SSR ha spiegato che il personale di SwissTXT sarà assunto con il CCL SSR. Purtroppo non si sa a partire da quando. In un primo tempo, i dipendenti di SwissTXT saranno ancora sottoposti a un contratto di SwissTXT, con condizioni di lavoro diverse rispetto a quelle del personale della SSR. Questa situazione non pare sostenibile a lungo. L'SSM presenterà una proposta nazionale affinché questo problema contrattuale venga risolto al più presto.
Outsourcing dell'informatica Anche il progetto di esternalizzazione delle prestazioni IT ha dato adito a lunghe discussioni. L'SSM si oppone con tutti i mezzi a sua disposizione a questa esternalizzazione di prestazioni essenziali per il servizio pubblico. Le riserve espresse dall'SSM sono condivise anche da alcune unità aziendali e da diversi quadri, secondo quanto risulta da un'analisi interna dell'SSM che è stata confermata da un'aspra discussione in occasione di una riunione di quadri tenutasi a Lugano. Nonostante le forze che si oppongono al progetto, le analisi preliminari vanno avanti. Ora il progetto è stato messo in appalto. Diverse ditte hanno inoltrato un'offerta. Una di esse, l'lBM, ha già rinunciato a causa della complessità del progetto. Possono concorrere e presentare una loro offerta anche i dipartimenti interni dell'informatica che avranno la possibilità di creare dei centri interni di competenze. In questo caso non si tratterebbe di esternalizzazione e di privatizzazione, ma di sfruttare eventuali sinergie. La SSR ci ha spiegato che questo progetto è frutto del controllo finanziario che avrebbe messo in evidenza una certa giungla nell'ambito informatico. Ma chi sono i responsabili di questa situazione? Su questo, la SSR non voluto risponderci. Non è impossibile che la decentralizzazione nelle unità aziendali di molte responsabilità e competenze - presentata alcuni anni fa come una soluzione geniale - si riveli essere meno lungimirante di quanto affermavano allora i suoi fautori. Entro la fine di questo mese, il responsabile del progetto dovrebbe presentare una proposta al Comitato di direzione della SSR. Poi, la questione sarà discussa dal Consiglio d'amministrazione, verosimilmente il prossimo 26 aprile. Si spera che le circa 300 persone interessate dal progetto saranno allora in chiaro sul loro futuro. L'SSM presenterà tempestivamente una lista di argomenti pro e contro le posizioni SSR.
Nuova strategia nelle risorse umane Sotto la guida di Thomas Waldmeier, la SSR ha elaborato una strategia nazionale di gestione delle risorse umane. Questa strategia si esprime anche sui rapporti tra partner sociali e sul CCL 2008, per il quale la SSR ha già avviato seri preparativi. Le sue intenzioni sono chiare. Dopo il sistema salariale, vuole ora modificare completamente le disposizioni sul tempo di lavoro. Parole magiche: flessibilizzazione e semplificazione. E' dunque certo che la SSR presenterà un modello di annualizzazione degli orari di lavoro. Alcuni anni fa, aveva già dovuto ritirare un modello di questo tipo a causa del suo costo eccessivo. Inoltre, la SSR vuole chiarire alcune questioni d'interpretazione del CCL al fine di ridurre al minimo gli oggetti di litigio. Questo dovrebbe tradursi in una riduzione del tempo dedicato alla soluzione dei conflitti nelle unità aziendali e in un'applicazione più corretta del CCL. Sono intenzioni più che lodevoli, ma siamo impazienti di vedere quale forma concreta assumeranno. Anche l'SSM ha avviato i preparativi per il CCL. Un piccolo gruppo di lavoro sta studiando la strategia e le rivendicazioni sindacali per il CCL 2008. Tutti concordano su un punto: occorre correggere l'attuale sistema salariale, renderlo più trasparente e aprirlo a un'evoluzione dei salari ormai bloccati da anni. Questa riflessione riguarda direttamente le vostre condizioni di lavoro. Sono più che benvenuti i vostri suggerimenti e le vostre proposte su ciò che non va, su ciò che va migliorato e su ciò che potrebbe essere introdotto. Non esitate a scrivere al nostro segretariato regionale - - oppure al segretariato centrale - . Tutte le vostre comunicazioni verranno trattate con la massima
riservatezza, nel rispetto dell'anonimato e della protezione
dei dati.
Un lavoro, un salario, parità salariale subito! Fairpay! L'Unione sindacale Svizzera lancia una campagna importante contro la discriminazione salariale. Erano più di 250 le donne riunite a Berna per il congresso dell'Unione Sindacale Svizzera lo scorso autunno. Una giornata all'insegna della parità salariale tra uomo e donna che ha permesso alle sindacaliste presenti di affrontare la tematica da molteplici punti di vista. Si è parlato di passato, di presente e di futuro, di strumenti legislativi, di successi giudiziari, di approcci al problema in Svizzera ed all'estero, di difficoltà nell'affrontare il tema e di possibile propaganda sindacale. Il congresso ha permesso di lanciare la campagna d'informazione e di mobilitazione "Un lavoro, un salario - Parità salariale subito!" dopo anni di discussione e di attività a favore di questa causa. La campagna fairp(l)ay a favore della parità salariale In difesa della parità salariale è stato introdotto
nel 1981 un articolo nella Costituzione elvetica, mentre a favore
dell'uguaglianza nel 1996 è stata emanata la Legge federale
sulla parità dei sessi (LPar). Questi sono stati dei passi
essenziali a favore della parità salariale, un obiettivo
purtroppo ancora lontano nel nostro paese (…). Infatti nel
2002 le donne esercitanti un'attività lucrativa in Svizzera
hanno guadagnato in media il 21,7% in meno degli uomini. Nello
stesso anno l'OCSE ha condotto uno studio comparato analizzando
le retribuzioni di 19 Paesi: Svizzera e Stati Uniti occupano
l'ultimo posto della classifica. In Belgio, primo Paese in classifica,
le donne guadagnano il 94% del salario medio maschile mentre
in Svizzera ogni anno le donne guadagnano in media 15'000 franchi
in meno degli uomini! Il divario salariale interessa in modo
trasversale tutti i rami economici e tutti i livelli gerarchici
e professionali. Non esiste un solo campo professionale in cui
le donne possano vantare un salario medio superiore agli uomini
e la maggior parte del divario salariale non è riconducibile
al fatto che le donne esercitano funzioni o professioni diverse
rispetto a quelle degli uomini, al contrario i due terzi delle
differenze retributive rappresentano una discriminazione diretta!I
salari femminili dovrebbero registrare un aumento del 27% per
raggiungere i livelli retributivi maschili! In altre parole,
il salario equo delle donne che oggi guadagnano 3'500 franchi
sarebbe di 4'445 franchi!Negli ultimi 10 anni il divario retributivo
non si è praticamente ridotto. Con tale ritmo ci vorranno
altri 70 anni per riuscire ad affermare la parità salariale.
Le cause della discriminazione Per riuscire a trovare dei mezzi efficaci per sconfiggere la disparità salariale è importante risalire a quelle che sono le possibili cause di una discriminazione, vediamo le principali: 1) La diversità femminile "prima dell'accesso al mercato" dovuta, per esempio, alla diversa formazione, alla diversa presenza dei sessi nei campi professionali e alle interruzioni della carriera lavorativa dovute ad impegni familiari o alle pause maternità. 2) Le differenze salariali tra le diverse aziende giustificate dalla libertà salariale dei datori di lavoro, dalla mancanza di salari minimi ancorati nella legislazione svizzera e dalla penalizzazione delle professioni "tipicamente femminili". 3) La discriminazione legata "al mercato" all'interno della stessa azienda, per esempio, nell'attribuzione del lavoro, nel retribuire diversamente lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, nel salario di base, nelle componenti salariali individuali, nella promozione, nel perfezionamento professionale (…). Il manifesto per la parità salariale Al Congresso è stato presentato un manifesto di cinque componenti a favore della parità salariale: I. Parità salariale : una priorità nei contratti collettivi di lavoro e nelle negoziazioni salariali La parità salariale dovrà essere una priorità nelle trattative sindacali, sia per quanto concerne i contratti collettivi di lavoro, che in ambito di regolamentazioni inerenti al personale e alla politica salariale. I contratti collettivi hanno un ruolo importante per l'attuazione della parità salariale. L'obiettivo è riuscire a far sottostare il maggior numero di lavoratrici ad un contratto collettivo di lavoro e favorire così il riconoscimento parificato di lavoro a tempo pieno e lavoro a tempo parziale. Grazie ai contratti collettivi si possono, ad esempio, rendere trasparenti i sistemi salariali, fissare dei salari minimi, definire dei sistemi corretti per la valutazione e la promozione del personale. Il manifesto chiede, a favore della realizzazione della parità salariale, che vengano incentivati dei conguagli e degli aumenti a favore delle donne. Invita inoltre i datori di lavoro a presentare alle commissioni del personale i dati principali del sistema salariale (funzioni incluse) differenziati secondo i sessi. II. Parità salariale: incentivare la trasparenza salariale ed effettuare controlli degli stipendi Il salario è uno dei punti principali di discriminazione e proprio per questo motivo dovrebbero essere effettuati regolarmente dei controlli di stipendio - premi inclusi. Non meno importante è l'analisi del sistema vero e proprio dei salari; verificare l'equità nel retribuire le diverse attività mediante semplici strumenti analitici. È necessario assicurare il diritto ad essere retribuiti con un salario uguale per un lavoro di uguale valore. Non è certo cosa facile, riuscire a definire l'equipollenza di due attività ma le perizie basate sull'analisi dell'equivalenza delle attività di base, delle responsabilità e delle qualifiche aiutano queste valutazioni. Il manifesto richiede inoltre che anche in ambito di mandati a terzi della Confederazione, dei Cantoni o dei Comuni vi sia un controllo costante dell'attuazione della parità salariale. III. Parità salariale: ottimizzare lo strumento dell'azione giudiziaria in materia di parità salariale La maggioranza delle donne che ricorre in giudizio contro un salario discriminatorio, dopo la causa non lavora più presso lo stesso datore di lavoro. Se la discriminazione non interessa una singola persona, i sindacati, le organizzazioni o le associazioni possono agire in giudizio. La ricorrente non deve dimostrare l'esistenza di una discriminazione, ma renderla verosimile. Per prevenire i licenziamenti pronunciati per vendetta, la LPar prevede una protezione dal licenziamento per tutta la durata del procedimento e nei sei mesi successivi alla sua conclusione; anche nei casi in cui si tratta di un reclamo interno all'azienda. Le azioni giudiziarie possono essere intentate nei 5 anni successivi alla fine del rapporto di lavoro e l'azione può avere un effetto retroattivo di 5 anni. Il manifesto invita i sindacati ad effettuare nel proprio settore, un'azione giudiziaria "collettiva" dimostrativa e sostenere attivamente le ricorrenti.
IV. Parità salariale: ottimizzare lo strumento legislativo quale la commissione di esperti/e in materia L'approccio canadese alla disparità (Quebec) insegna come può essere importante incentivare un sistema di trasparenza salariale a cui devono attenersi i datori di lavoro. Il loro sistema richiede che il padronato renda trasparenti i sistemi salariali a priori, senza che debba essere sollecitato, per esempio, in presenza di un atto giudiziario. I sistemi che favoriscono questa politica salariale, definiti come dei "sistemi proattivi", sono sistemi che obbligano il datore di lavoro ad una chiara elaborazione di provvedimenti volti alla salvaguardare della parità salariale. L'USS richiede quindi che a livello di Confederazione venga fatto tutto il dovuto per riuscire ad istituire una commissione di esperti ed esperte (provenienti dal mondo scientifico, come dal mondo del lavoro a livello di pratica) che sorvegli l'applicazione della legislazione a favore della parità salariale. Solo in questo modo è possibile riuscire a identificare delle proposte che nel tempo possano divenire dei provvedimenti concreti per affrontare il problema. V. Il 2006: anno della Parità salariale! Una conferenza per la parità salariale con i partner sociali! L'USS ed i suoi sindacati hanno promosso il 2006 quale l'anno dedicato alla parità salariale e il 14 giugno 2006 sarà la giornata nazionale d'azione a favore di questa importante causa. L'obiettivo è di riuscire a favorire provvedimenti concreti a favore della parità salariale, facendo più possibile pressione sui datori di lavoro e informando il personale di questa pesante discriminazione. Nel corso del 2006 l'USS organizzerà diversi eventi per sensibilizzare anche l'opinione pubblica e uno di questi sarà la conferenza nazionale sulla parità salariale. Questa opportunità offrirà ai partner sociali dei molteplici settori professionali, di discutere concretamente di questo problema e di identificare possibili soluzioni. Anche in Ticino parteciperemo a questa importante campagna! Vi terremo informati sugli appuntamenti futuri e attendiamo volentieri suggerimenti e proposte da parte vostra!
GRUPPO
PROFESSIONALE GIORNALISTI: PERCHE'
C'È GIORNALISMO... E GIORNALISMO Lavorare sotto la costante pressione del tempo e dell'attualità
che incalza, non sempre ci permette di riflettere sul senso più
profondo, sulla morale o sull'ideologia che si nascondono dietro
le parole, le definizioni, i termini e le descrizioni diventate
correnti e comunemente utilizzate dalle fonti ufficiali di informazione
a cui attingiamo nel nostro lavoro quotidiano. Delta Geiler
di Giuseppe Dunghi Quando c'è uno sciopero dei trasporti in Italia, i
nostri mezzi di informazione danno la notizia in questo modo:
"Si prevedono ritardi e difficoltà per i viaggiatori
diretti a Milano a causa di uno sciopero indetto da…"
e segue una sigla incomprensibile la cui attività sembra
consistere nell'ostacolare continuamente il nostro diritto di
viaggiare. E quando un'ondata di freddo polare in Russia costringe
a far funzionare a pieno ritmo gli impianti di riscaldamento
in quel paese per arrivare a una temperatura di 16 gradi nelle
case, da noi si scrive: "La Russia riduce la quantità
di gas che dovrebbe fornire all'Europa occidentale". (pubblicato su AREA, settimanale di critica sociale)
UN NUOVO REGOLAMENTO RIMBORSI SPESE NAZIONALE A livello nazionale si sta preparando un nuovo regolamento rimborsi spese e l'SSM è coinvolto a pieno titolo poiché deve essere necessariamente negoziato con il partner sociale. Attualmente ogni singola unità aziendale ha il proprio regolamento, ma l'autorità fiscale del canton Berna, in qualità di cantone da cui dipende fiscalmente l'SRG-SSR idée suisse, impone di chiarire definitivamente quali spese sottostanno all'articolo 327 del Codice obbligazioni Svizzero. La definizione dei regolamenti rimborsi spese di tutte le aziende Svizzere è voluta dalla Conferenza Svizzera delle imposte (riunione delle autorità fiscali cantonali svizzere) in previsione dell'armonizzazione del nuovo certificato di salario che dovrebbe entrare in vigore nel 2007. L'amministrazione fiscale del canton Berna ha proposto all'SRG-SSR di attivarsi, per il tramite della dovuta negoziazione con l'SSM, nel previsto "progetto pilota", così da essere pronti entro i termini voluti ad inscrivere sul nuovo certificato di salario le spese realmente sostenute dal collaboratore, separandole di fatto dal salario effettivo ricevuto e quindi non più sottoponendole a tassazione.
Ma vediamo le differenze tra l'attuale regolamento regionale e quello nazionale in elaborazione:
Queste sono le sostanziali differenze tra il regolamento TSI
e quello nuovo nazionale. Bisogna comunque sottolineare che molteplici
punti del regolamento potranno essere negoziati con l'SSM all'interno
di ogni singola unità aziendale, il valore eccedente il
valore di base concordato nazionalmente non sarebbe, in questi
casi, indicato sul certificato di salario come spese sostenute
dal collaboratore e quindi risulterebbe sottoposto a tassazione.
Tutto questo comporta però delle limitazioni pratiche
di applicazione per i collaboratori da una parte ed un aumento
sostanziale dell'aspetto burocratico dall'altra. Troverete ulteriori informazioni all'indirizzo Web : http://www.steuerkonferenz.ch |