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EDITORIALE
È autunno... cadono le foglie. Cadono anche le braccia
e le illusioni di riuscire a capirsi, di dirsi che in fondo si
dovrebbe parlare la stessa lingua, che l'equilibrio dovrebbe
essere possibile tra chi dirige e chi difende i diritti dei lavoratori.
Tra chi razionalizza e chi è razionalizzato. Ma sembra
che così non sia, sembra che ci si lasci prendere la mano
e che l'obiettivo del risparmio sul personale sia, oltre che
di moda, all'ordine del giorno. Che rappresenti un motivo di
vanto esser riusciti a mantenere una persona in una certa funzione
e con un certo salario anche se svolge da mesi, se non da anni,
un'altra funzione. Riuscire a considerare i praticanti redattori,
finiti i due anni di praticantato, dei collaboratori al programma
e non dei redattori che in effetti sono. Promettere degli adeguamenti
salariali seppur minimi, per chi è stato assunto con un
salario parecchio inferiore a quello di riferimento, e poi non
mantenerli. Tutte le promesse vanno controllate, come se l'importante
è dire... fare poi è un'altra cosa. Far credere
di collaborare, di considerare le osservazioni e poi provare
a cambiare la tal parola o la tal frase così che poi si
possa interpretarla in altro modo. Ridurre, contenere, quantificare,
contare, sottrarre, nascondersi dietro a percentuali e obblighi
di budget. Dietro a gerarchie e tabelle. Se poi si spreca da
qualche altra parte e in modo magari più che consistente,
l'importante è che passi il messaggio, anche all'esterno
dell'azienda, che il personale sia messo sotto pressione, sia
controllato e diretto come un numero sul tabellone delle statistiche
che non sgarrano (come invece fanno gli uomini), dei grafici
che devono decidere. E allora non ci stupiamo di leggere sul
giornale in prima pagina, che le stesse risposte vengano date
anche all'esterno e che giustamente c'è chi si scandalizza
di tanta povertà di discorso. ... Per quali motivi non
si assumono apprendisti? Per motivi di budget!
Il tema degli apprendisti era proprio una delle domande che avevamo
preparato per l'incontro sulla politica del personale previsto
per il14 ottobre, abbiamo chiesto questo incontro (all'inizio
di maggio!!!) alla direzione proprio perché abbiamo l'intenzione
di porre tutta una serie di domande su quale sia la politica
del personale che si sta portando avanti.
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CARO
AVVOCATO TI SCRIVO...
RTSI e politica del personale
Non è la prima volta che l'avvocato Pier Felice Barchi
interviene, come opinionista de "la Regione", sulle
questioni della RTSI. Ancora recentemente ha "bacchettato",
si fa per dire, un altro "opinionista" e dirigente
della nostra azienda.
Abbiamo sempre apprezzato le sue "battaglie democratiche"
però l'abbiamo sempre identificato come rappresentante
del "grande capitale". Per questo ci ha meravigliato
(positivamente) il suo scritto di venerdì 19 settembre
scorso dove critica severamente la nostra azienda da un punto
di vista "sindacale", "del lavoro".
In sostanza, dice Barchi, la RTSI con i suoi 1700 dipendenti,
in 70 professioni diverse, non forma un solo apprendista, nemmeno
UNO! e questo è tanto più grave in un periodo economico
difficile per l'economia della Svizzera italiana.
Diciamo subito che le sue preoccupazioni sono le nostre. L'avvocato
Barchi ha toccato un aspetto, una delle punte degli iceberg alla
deriva, della gestione del personale alla RTSI.
Lo scorso mese, Sergio Savoia, sempre dalle colonne de "la
Regione", sotto la rubrica "Il dibattito", aveva
scritto un articolo dal titolo significativo "Rtsi, il business
del precariato", dove criticava la politica "satellitare"
praticata dalla nostra azienda che flessibilizza al massimo il
mercato del lavoro utilizzando "manodopera esterna"
e rinunciando al suo compito di formazione del personale, di
identità aziendale, ecc...
Avantutto ci fa piacere che dall'esterno qualcuno denunci situazioni
che per anni, se non decenni, ci siamo trovati da soli, come
sindacato, a denunciare e combattere, ricordiamo solo la battaglia
decennale contro l'abuso del lavoro "a cachet". Troppe
volte il "paese reale" si è fatto (ingiustamente)
un'immagine idilliaca della RTSI per quanto riguarda la situazione
lavorativa dei dipendenti!
Ma ritornando al tema, la risposta dell'azienda la immaginiamo
già: non è assolutamente vero che la RTSI non formi
nuovo personale.... ci sono decine di "stagiaires"
all'interno.... abbiamo fatto dieci concorsi e si sono presentati
mille candidati.... e via dicendo.
In realtà è vero che da anni la RTSI non ha apprendisti,
nemmeno nel settore amministrativo... e questo è già
una vergogna di per sé. Quando si trova in necessità,
soprattutto nel settore amministrativo, non assume ma "affitta"
dipendenti dalle ditte che forniscono lavoro interinale ("Adecco"
in particolare), queste persone rimangono per mesi e anni e poi
eventualmente vengono assunte dall'azienda.
Nel settore tecnico è vero che la RTSI (soprattutto in
passato) ha assunto personale già formato e ha completato
la formazione con "stages" interni. Questa formazione
è sempre più ridotta all'osso.
Ricordiamoci che "formativamente" la RTSI negli ultimi
15 anni si è trovata a disposizione (gratuitamente) decine
di tecnici (e anche alcuni dirigenti) della POLIVIDEO di Riazzino,
azienda che era tecnicamente all'avanguardia a livello europeo
(purtroppo scelleratamente gestita).
Fino ad alcuni anni fa le ditte esterne, i satelliti tanto per
intenderci (anche qui molti ex-Polivideo), dovevano presentare
alla RTSI dei collaboratori formati e la nostra azienda, giustamente,
rilasciava una specie di omologazione per questi professionisti.
Questa pratica, sicuramente in virtù della "flessibilizzazione"
e quant'altro, non viene più effettuata, tutto ciò
va naturalmente a scapito della qualità e della serietà
del lavoro.
Nel settore redazionale e della regia la RTSI dirà che
forma decine di redattori e registi. E' vero la RTSI assume praticanti-redattori
(in genere laureati), dopo pochi giorni li butta "nella
mischia" (il che può essere anche positivo) e dopo
poche settimane si trova "oggettivamente" con dei giornalisti
che paga un terzo rispetto ai redattori e la formazione va a
farsi benedire! E' vero che all'azienda lo stage costerà
qualcosa ma il beneficio dare-avere è sicuramente positivo
per la RTSI.
Oltretutto ultimo scherzo "tentato" da QUESTO ufficio
del personale, il redattore che finisce lo stage (di solito dopo
due anni) non viene assunto come "redattore" ma bensì
come "collaboratore al programma", insomma cose mai
viste!!
Sappiamo che in questo momento l'azienda è in periodo
di "restrizioni", bisogna tagliare di qui, tagliare
di là... negli ultimi anni l'azienda non ha assunto molto
e non ha sostituito tutte le partenze, ora addirittura, per questioni
di bilancio, riduce il lavoro.
Queste storie dei tagli al bilancio sono cicliche, sono anni,
anzi decenni, che si ripetono (soprattutto tra giugno e settembre,
e quest'anno con questo caldo a qualcuno gli si è surriscaldato
il cervello!!) e poi tutto rientra nell'ordine e verso dicembre
bisogna spendere perché rimangono soldi!
A conferma di quanto stiamo dicendo, su questo stesso giornale,
sono presentati gli aspetti finanziari che dimostrano che le
prospettive economiche della SSR sono buone.
Stavamo scrivendo ..... all'avvocato Barchi (ma non solo) per
il suo articolo "Qualche scappellotto non nuocerebbe"
che chiede al Direttore Regionale di essere pronto a "tirare
qualche scappellotto" ebbene, noi siamo pronti a "tirare
anche qualche calcio" visto che il personale fa sempre più
la figura del "somaro" in questa azienda!
Per anni da parte dell'ufficio del personale abbiamo "subito"
un'involuzione autoritaria e paternalistica "diretta"
e "indiretta". Ci siamo illusi che il confronto e il
dibattito con i nuovi responsabili delle "risorse umane"
(ma chi comanda veramente?) fossero più diretti e onesti.....
Finora abbiamo subito una politica confusa, speriamo di essere
smentiti nei prossimi incontri già programmati.
Ricordiamo che per una pessima politica del personale della SSR,
alcuni anni fa, siamo andati a Berna con i torpedoni a snidare
i "Chicago Boys" .....
Besso è più vicina .... possiamo arrivarci anche
a piedi!
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RICORDO
DI ANGELA MASSARI
Le giornate calde, afose di agosto, piene di vita, di gioia
di vivere, hanno avuto anche il colore del lutto. L'hanno avuto
per gli amici di Angela Massari, operatrice-tecnica alla Radio
per tanti anni, da qualche tempo in pensione, e da sempre attiva
nel nostro sindacato, in un certo periodo anche all'interno del
comitato.
Angela è stata a suo modo esemplare: nella coerenza alle
proprie idee, che professava, senza enfasi e senza timore, anche
quando non era facile; nel seguirle e approfondirle con tenacia,
superando a volte momenti amari e dolorosi, in una ostinata ricerca
di verità e giustizia. Intuiva e percepiva che la società,
in questi anni ultimi, si muoveva in una direzione opposta a
quella che si era prefigurata, nella speranza di un mondo migliore,
ma non aveva rinunciato a credere, laicamente, in uno dei possibili
ricorsi della storia. E vi contribuiva, da persona semplice,
umile, anche quando lo scontro tra realtà e speranza le
accendeva una comprensibile conflittualità interna, che
poteva assumere asprezze nel comportamento, come in tutte le
persone permeate da una forte autenticità.
Lasciata la RSI, Angela assecondava il suo compagno Luigi nel
lavoro di vendita e divulgazione di libri; anche qui, un modo
controcorrente di essere e di fare: la "bancarella"
nell'epoca di Internet. Ma dietro, c'era la persona, con le sue
passioni, le sue speranze, le sue delusioni, i suoi scatti d'umore,
la sua voglia di vivere. La abbiamo vista così tante volte,
soprattutto agli "incontri" latinoamericani, lì,
accanto ai libri con le effigi del Che e di Fidel, e tutti gli
altri protagonisti noti e no, delle lotte di quel continente.
Immaginavamo di vederla ancora così, al suo posto, verso
la fine di agosto, in occasione della serata latinoamericana
al castello di Svitto a Bellinzona, nonostante la malattia grave
da cui era stata aggredita da poco più d'un mese, che
aveva affrontato con forza e serenità esemplari.
Non c'era: la morte aveva avuto il sopravvento il giorno prima.
CN
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AUMENTI
SALARIALI?
cosa possiamo aspettarci?...
Tutto depone a favore di un consistente aumento salariale
Rieccoci: Si profila all'orizzonte il rituale annuale delle
trattative salariali. Avrà il personale più soldi
nella busta paga? Diversi fattori determinano il risultato dei
negoziati: il contesto economico, le finanze della SSR e le misure
salariali degli anni precedenti. Il nostro articolo spiega perché
tutto depone a favore di un forte aumento degli stipendi alla
SSR.
Stephan Ruppen, segretario centrale SSM
Coloro che leggono attentamente la stampa economica lo sanno:
l'economia svizzera ha attraversato un lungo periodo di recessione,
ma ora il vento sta girando e vari dati preannunciano una ripresa.
Ne sono un segno precursore non solo i crescenti utili delle
aziende. Anche i profeti sembrano ottimisti. Un'inchiesta condotta
dal centro studi congiunturali della Scuola Politecnica Federale
di Zurigo (Konjunkturforschungsstelle - KOF) presso 600 aziende
lascia presagire una sensibile ripresa. Stando al KOF, vari fattori,
in particolare il rialzo del livello delle ordinazioni e un aumento
della domanda di beni e servizi, alimentano questo nuovo slancio
di cui approfitteranno l'esportazione e il commercio al dettaglio.
Anche la SSR beneficerà della ripresa?
Un'economia florida non può che far piacere alla SSR.
L'esperienza dimostra infatti che i proventi della pubblicità
e dello sponsoring crescono durante le fasi di buona congiuntura.
Pur con tutte le riserve del caso, possiamo affermare che in
ogni caso le prospettive non sono peggiori rispetto all'anno
scorso. Vale la pena di analizzare con attenzione l'attuale evoluzione.
Sostanzialmente, la situazione finanziaria della SSR dipende
da tre fattori:
- I proventi della pubblicità e dello sponsoring
- La tassa di ricezione
- L'evoluzione dei costi del personale
Pubblicità e sponsoring - il vento in poppa!
Cominciamo dalla pubblicità e dallo sponsoring. All'inizio
di quest'anno le prospettive sembravano tutt'altro che rosee.
Secondo le cifre pubblicate da Media Focus, una società
specializzata nell'analisi delle entrate pubblicitarie, la SSR
registrava un calo dell'8,9 % rispetto all'anno precedente. Da
allora però ha riguadagnato terreno. A fine luglio la
flessione ammontava al 2,9% appena, ovvero a circa 6 milioni
di franchi. Per il secondo semestre le previsioni sono positive.
L'economia segna una ripresa e ciò si ripercuoterà
sui proventi della pubblicità.
Per quanto riguarda lo sponsoring, in mancanza di dati attuali,
bisogna basarsi sulle cifre dell'anno scorso. Contrariamente
ai ricavi della pubblicità che registravano per il 2002
una diminuzione netta pari a 10 milioni di franchi, durante lo
stesso anno e nonostante il contesto generale difficile, le entrate
dello sponsoring sono aumentate, passando da 38 a 43 milioni
di franchi. E' dunque logico prevedere che i risultati del 2003
raggiungeranno i livelli preventivati.
Per le trattative salariali, tutti i fattori esposti sopra
sono positivi. Dimagrita in questi ultimi anni a seguito di misure
di risparmio e ristrutturazioni, quest'anno la SSR sta bene.
Un aumento salariale sostanziale dovrebbe quindi essere possibile.
Proventi del canone - tutto va per il meglio!
Le cose vanno bene, anzi benissimo, per quanto riguarda i
proventi delle tasse di ricezione.
Billag, la società incaricata di riscuotere il canone,
si dimostra sempre più efficace. Nel 2002, il numero dei
contribuenti che pagavano questa tassa è cresciuto di
circa 8000 persone per la radio e di circa 18'000 persone per
la televisione.
Anche tenendo conto del problema dei beneficiari di rendite AVS/AI
che beneficiano di prestazioni complementari e possono essere
esonerati dall'obbligo di pagare il canone, la progressione ammonta
all'1,7 % per la radio e al 2,2 % per la tivù. Conseguenza
di quest'evoluzione positiva: nel 2002 Billag ha versato, retroattivamente
per il 2001, la bella somma di 20 milioni di franchi alla SSR.
Per le trattative salariali significa che anche da questo punto
di vista si può dare il segnale di cessato allarme.
Utili e perdite
Sarebbe ingiusto descrivere unicamente l'evoluzione dei costi
del personale, la cui quota rispetto ai costi d'esercizio è
passata da oltre il 50% a poco meno del 40% nel corso di questi
ultimi anni.
Per capire la situazione finanziaria della SSR è necessario
analizzare anche altri dati essenziali.
Cominciamo con l'esame dei risultati aziendali degli scorsi
anni.
Tenuto conto di tutti gli investimenti, dei costi del personale
e di programma, la SSR ha segnato perdite per un totale di 46,3
milioni negli anni 1998, 2001 e 2002, e utili per un totale di
28,8 milioni negli anni 1999 e 2000. Su cinque anni, ciò
equivale a un deficit di 17,5 milioni di franchi, ovvero una
media annua di 3,5 milioni, una somma alquanto modesta a fronte
di un fatturato annuo che si aggira intorno a 1,5 miliardi di
franchi.
Costi del personale - quo vadis ?
Mentre tra il 1998 e il 2000 i costi del personale sono rimasti
relativamente stabili (626, poi 631, poi 625 milioni), nel 2002
sono scesi a 619 milioni di franchi.
Da una ventilazione dei costi del personale tra stipendi e
oneri sociali, appare che in questi ultimi due anni la quota
riservata agli stipendi è rimasta stabile nonostante gli
aumenti salariali per i quadri e la progressione dell'effettivo
del personale, mentre la quota riservata agli oneri sociali è
passata da 95 a 90 milioni di franchi. Questa riduzione si spiega
con i risparmi attuati sulla compensazione del rincaro per i
pensionati e con le somme meno elevate dovute alla cassa pensioni
per riscattare gli aumenti salariali individuali.
Superati gli obiettivi del CCC
A proposito di costi del personale, va ricordata la decisione
presa nel 1998 dal Comitato del Consiglio centrale (CCC) della
SSR che imponeva una stabilizzazione dei costi ricorrenti del
personale sul livello del 1999, ovvero 631 milioni di franchi.
In realtà la SSR ha imposto una politica del personale
ancora più restrittiva di quanto avesse chiesto il CCC
e, invece di limitarsi a stabilizzare i costi del personale sul
livello di 631 milioni di franchi, li ha portati a 619 milioni
nel 2002.
Questa riduzione pari a 12 milioni equivale pur sempre al 3%
circa della massa salariale.
Aumento della produttività - stagnazione dei salari
Senza dubbio, la produttività del personale è
fortemente aumentata in questi ultimi anni. Per la SSR, come
lo abbiamo dimostrato in occasione della procedura al Tribunale
arbitrale del 2000, gli anni 90 sono stati anni di vacche grasse.
Tra il 1993 ed oggi, la SSR ha conseguito un utile totale di
circa 150 milioni di franchi.
Durante lo stesso periodo, la SSR ha speso più o meno
il 16% della massa salariale per finanziare le misure salariali
dovute conformemente al CCL ("rattrapeurs" e "développeurs",
premi, rincaro ecc.). Su una massa salariale di 450 milioni di
franchi in media, la quota del 16% rappresenta all'incirca 70
milioni di franchi. In altre parole, gli impiegati della SSR
si trovano in una situazione simile a quella della maggiore parte
dei salariati in Svizzera: hanno prodotto di più senza
beneficiare di una progressione equivalente del salario.
Buoni motivi per un aumento dei salari
Ai buoni motivi esposti sopra per giustificare un forte aumento
salariale, si aggiungono tre argomenti di peso.
Aumento dei costi della salute: Stando alle dichiarazioni
dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), già
solo il pacchetto di riforme varato dal Consiglio federale per
le casse malati graverà sui budget delle famiglie per
circa 600 franchi all'anno. A ciò si aggiungerà
il rincaro ormai abituale del settore della salute.
Si prevede che i premi dell'assicurazione infortuni cresceranno
ulteriormente. Complessivamente, bisogna aspettarsi un aumento
dei costi equivalente all'1% circa del salario.
Mantenimento del potere d'acquisto: Il rincaro annuo previsto
si situa tra lo 0,8% e l'1%. Un aumento salariale di quest'ordine
basterebbe pertanto appena per mantenere il potere d'acquisto,
ma in termini reali il personale non avrebbe un franco in più
nella busta paga.
Fine del "rattrapage": Avviate nel 1997, le misure
per il cosiddetto "rattrapage" sono ormai concluse.
Un onere in meno per la SSR che equivale a circa l'1% della massa
salariale. Inoltre, la SSR non deve più accantonare riserve
per coprire lo scoperto di 44 milioni di franchi della cassa
pensioni.
Considerati tutti questi elementi, l'SSM è impaziente
di scoprire l'offerta della SSR per i salari del 2004.
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CONFESSIONI
DI UNA GIORNALISTA CHE SI CREDEVA
EMANCIPATA
Riprendiamo qui un articolo apparso su "Questioni femminili"
la rivista pubblicata due volte all'anno dalla commissione federale
per le questioni femminili. L'ultimo numero tratta il tema Mass
media, genere e politica e contiene questo contributo di Delta
Geiler Caroli. Chi fosse interessato a ricevere questo numero
della rivista può richiederlo all'indirizzo (http://www.frauenkommission.ch/zeitschrift_i.htm#aktuell)
oppure direttamente all'ufficio SSM (091 966 66 31 oppure )
NB: Questo testo è destinato all'edizione 1/2003 di
"Questioni femminili" (la pubblicazione con i dossier
della Commissione federale per le questioni femminili) interamente
dedicata al tema "donne e massmedia". Mi è stato
chiesto di scrivere una testimonianza basata sulla mia esperienza
personale, e non un contributo scientifico visto che l'analisi
della situazione con i risultati di varie ricerche è già
contenuta in altri testi del dossier.
Un percorso di 30 anni (a ostacoli), alla ricerca dell'immagine
che non c'è (ancora).
Più ingenua che emancipata
Quando ho iniziato a lavorare alla radio televisione e dovevo
intervistare un uomo politico, un industriale o un sindacalista
su temi economici o sociali, accadeva che, appena giunti nel
suo ufficio egli si rivolgesse automaticamente al cameraman o
al tecnico del suono. Mi vedevo così costretta a toglierli
d'imbarazzo precisando che le domande le avrei poste io. Questo
suscitava un certo stupore, a volte un po' di ammirazione, e
ciò mi ripagava della fatica di dover dimostrare che potevo
farcela anche se ero "solo" una donna... Quando un
collega nell'ascensore allungava le mani o faceva battute pesanti,
non reagivo perché credevo fosse il prezzo da pagare per
aver scelto una professione ancora "tipicamente maschile".
Confesso che il desiderio di vedermi riconosciuta come "uguale"
mi faceva persino condividere con i colleghi quella vaga insofferenza
per le giornaliste che, avendo figli, non erano sempre presenti
o avevano dei limiti di orario. Me ne vergogno ancora oggi!
Nel 1985, quando fui chiamata dalla direzione RTSI a far parte
di un gruppo di studio che doveva "analizzare i motivi della
posizione subordinata delle donne rispetto agli uomini nell'azienda
e nel programma", non avevo la più pallida idea dell'esistenza
di un problema specifico della rappresentazione della donna nei
mass media. Mi documentai scrupolosamente e leggendo i risultati
di numerose ricerche scoprii l'enorme discrepanza fra l'immagine
e la realtà. Per quel che concerne la televisione, allora
come oggi: a guardarla sono la maggioranza, ma ad apparire sono
poche, a parlare sono ancora meno (e di cose poco rilevanti!)
e a decidere non ce ne sono.
Bene, mi dissi: qui c'è una battaglia da fare, rimbocchiamoci
le maniche! Credevo che per cambiare le cose, bastasse semplicemente
far crescere la proporzione di donne fra chi crea i programmi
e ai vertici dell'azienda. Perciò in quel rapporto si
proposero numerose misure ("azioni positive"), ma con
fatica solo alcune furono poi varate, senza grande esito. Mi
resi conto che comunque non bastava aumentare il numero di donne
per correggerne la rappresentazione. Anzi, forse, come sostiene
una recente sintesi delle ricerche europee (1), è più
probabile che sia proprio l'immagine distorta (espressione dei
valori culturali dominanti) ad ostacolare le assunzioni e le
promozioni di più donne nei media.
Di che sesso è il bollettino meteo?
Presi dunque coscienza dei condizionamenti e della scarsa stima
del genere femminile, di cui io stessa, come molte colleghe,
ero imbevuta e che riproducevo inconsapevolmente nel mio lavoro.
Scoprii la famosa "barriera occulta" o "soffitto
di vetro", che limita il numero e le responsabilità
delle donne nei parlamenti, nelle alte cariche politiche ed economiche,
e anche nell'immagine che ne danno i media. L'ostacolo sembrava
dunque di natura culturale, risiedeva negli schemi mentali di
cui dirigenti, giornalisti, e anche noi donne giornaliste, siamo
impregnati e che ci fanno attribuire più autorevolezza
alle figure maschili e più importanza alle loro azioni
e occupazioni. Milly Buonanno l'aveva definito già 20
anni fa il "paradigma dell'annullamento simbolico"(2),
una specie di resistenza culturale inconscia al cammino delle
donne verso l'uguaglianza, alla loro visibilità nei nuovi
ruoli e alla loro conquista di competenze che prima erano appannaggio
degli uomini. L'ipotesi sembrava suffragata dalla preferenza
delle spettatrici per le figure maschili (più prestigiose)
piuttosto che per quelle femminili (mostrate più passive),
il che perpetuava il loro sentimento di inferiorità.
Bene, pensai: anche noi, televisione di servizio pubblico, abbiamo
una responsabilità morale nella creazione di modelli di
comportamento, perciò dobbiamo mostrare più donne
e in ruoli più autorevoli. Incominciamo dunque dalle cose
semplici, che richiedono uno sforzo minimo. Proposi (e riproposi
ripetutamente) di favorire l'apparizione di donne nelle interviste
e nei dibattiti, creando uno schedario (on-line) di esperte,
oltre che di esperti. Inoltre, vista la confusione che regna
a livello di linguaggio (ad esempio Micheline Calmy-Ray, in uno
stesso giorno, è definita "ministra", oppure
"signora ministro", o semplicemente "il ministro"),
proposi pure di raccomandare l'applicazione delle nuove regole
sul femminile delle professioni e dei titoli codificate dai linguisti
e già adottate dall'Amministrazione cantonale. Non se
ne è ancora fatto nulla (nonostante tutte le raccomandazioni
dell'ONU, dell'UE, del Consiglio d'Europa e della Confederazione),
anche perché la RTSI e il suo Consiglio del pubblico,
non si sono fin qui mai pronunciati sull'argomento. Paradossalmente
però, la direzione della televisione si è affrettata
a emanare direttive sul sesso del bollettino meteorologico. Si
dice "la meteo" e non "il meteo"... Il femminile
del bollettino è salvo! Quello dei mestieri può
aspettare. Ancora una volta mi ero illusa.
Uguali, come se niente fosse?
Mi resi conto concretamente che la questione era ben più
complessa quando fui confrontata io stessa con la maternità
e scoprii di avere anche un'altra identità oltre a quella
di giornalista-donna: l'identità di madre. Per me, come
per molte altre donne, questa identità assumeva improvvisamente
una grande importanza, tuttavia, essendo culturalmente assimilata
a un ruolo tradizionale considerato inferiore, entrava in conflitto
con quella professionale. Ero sempre ancora io? Ero forse diventata
meno intelligente? Quanto valevo come madre per la società?
Altro che uguaglianza!
Lo scarso prestigio sociale (e di conseguenza economico) del
ruolo materno è chiaramente emerso con la palese ammirazione,
espressa alcuni anni fa dai media ticinesi, per la consigliera
di stato che era "riuscita" a lavorare fino al parto,
nascondendo la gravidanza, ed era tornata al lavoro pochi giorni
dopo, come se niente fosse! La gerarchia di valori era chiara:
ciò che la donna ha di specifico, a parte la sua sessualità,
conta ben poco, anzi, costituisce un ostacolo alla sua carriera
professionale perché contaminerebbe la sua immagine pubblica
con la dimensione "irrazionale" delle relazioni e dell'emotività.
Nei media appare così sempre più spesso la figura
della superdonna di successo che sovrappone senza problemi il
lavoro alla famiglia. Le ricerche rivelano però che le
spettatrici non si identificano in questa immagine di donna,
anzi la vivono come un modello inverosimile, irraggiungibile
o non desiderabile e quindi frustrante.
Nella nostra cultura, e nel riflesso che ne danno i media,
rimane dunque sempre ancora una zona d'ombra, in cui si nascondono
occupazioni e competenze femminili "altre": ciò
che le donne sentono, sanno e fanno da sempre. Ciò che
oggi però stanno forse per disimparare (o rimuovere, quando
è fonte di sofferenza) in nome dell'uguaglianza, omologandosi
ai parametri di riferimento maschili, intesi come universali,
pur di sentirsi valorizzate. Quante colleghe hanno rinunciato
ad avere figli o al piacere di allattarli e di cullarli, per
non intralciare la carriera! Quante si sentono ormai incapaci
di farlo, perché hanno rimosso l'"intelligenza materna"
che (con o senza figli!) contraddistingue l'essere donna. Forse
si nasconde qui il nocciolo della questione.
Esplorando le zone d'ombra
Alcune ricerche hanno evidenziato un dato inquietante: sono praticamente
assenti dagli schermi immagini di bambini molto piccoli associati
alle madri (o ai padri!) e i temi legati alla maternità.
Si vedono tanti seni, ma mai quando allattano. Eppure si tratta
di una dimensione comune e fondamentale della vita, sia privata,
sia collettiva. E' forse una specie di tabù? Condivido
l'ipotesi di Gustavo Guizzardi: "Questo non-detto è
da collegarsi al fatto che di tutti gli elementi che compongono
l'immagine della donna, quello della maternità è
il più contraddittorio, controverso, dirompente... In
altri termini, laddove maggiore è il conflitto, soggettivo
e oggettivo, prevale il non-dire, il non-rappresentare"
(2)
E' forse un riflesso del "disordine simbolico" che
Luisa Muraro attribuisce al rinnegamento della differenza sessuale
(3).
Ma si può tentare di rendere visibile questa parte di
realtà ancora sommersa, di spostare i riflettori sulla
zona d'ombra, la zona del conflitto di identità? Che ci
sia una richiesta del pubblico femminile in questo senso (e forse
una nicchia di mercato) l'ho scoperto programmando per anni dei
documentari su temi considerati marginali e poco interessanti,
come il parto e l'allattamento, la divisione dei ruoli fra padri
e madri, il rapporto fra lavoro e famiglia, il corpo femminile,
le molestie sessuali sul lavoro, ecc. Documentari che, con grande
sorpresa, ottenevano elevati indici di ascolto, soprattutto femminili.
Ne ho dedotto che per correggere la disparità virtuale
occorre prestare soprattutto attenzione alla specificità
femminile in tutti gli ambiti, e non solo alle discriminazioni.
Occorre ridefinire la gerarchia dei valori e del prestigio sociale
in funzione della differenza di genere. Una sfida per le donne
che, partendo dalla propria esperienza e senza tornare ai vecchi
modelli, provano a ricucire tutti i brandelli della propria identità
femminile, per sentirsi fiere e degne di stima anche come madri,
e non solo come lavoratrici o figure pubbliche.
Questa ottica applicata dai media potrebbe avere ripercussioni
interessanti anche per la società perché significa
dare valore simbolico a ciò che il mercato non può
offrire, ma che determina largamente la qualità della
nostra vita: il lavoro di cura, di educazione, di relazione,
di protezione della vita, della pace e dell'ambiente. La scienza
sta riscoprendo ciò che è impresso da sempre nei
geni delle donne, ossia l'enorme importanza della relazione materna
all'inizio della vita di ogni essere umano per lo sviluppo del
suo cervello e per il suo comportamento futuro. Un'esperienza
di "attaccamento sicuro" (4) stimola capacità
di amare, autostima, tolleranza, solidarietà, nonviolenza
e autonomia. Paradossalmente dunque è quando le donne
sono madri, e non solo deputate o manager, che diventano portatrici
di un'enorme potenziale di prevenzione dei problemi sociali che
tanto spazio occupano nella politica e nei media (criminalità,
tossicodipendenze, depressioni e suicidio giovanile, malattie
psichiche, violenza, razzismo, ecc.). Forse spetta ancora alle
donne rompere gli schemi, (come ha fatto la ministra italiana
che si è mostrata a una conferenza internazionale con
il neonato in braccio), e spetta soprattutto a noi giornaliste
e ai giornalisti consapevoli, cogliere le occasioni per modificare
la "narrazione" nei media.
1. Image de la femme dans les média. Rapport sur les
recherches existant dans l'Union Européenne; Commission
Européenne, 1997
2. Milly Buonanno: Cultura di massa e identità femminile.
L'immagine della donna in televisione; ERI Edizioni RAI, 1983
3. Luisa Muraro: L'ordine simbolico della madre; Editori Riuniti,
1992
4. Daniel J.Siegel: La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza
interpersonale; Raffaello Cortina Editore, 2001
Delta Geiler Caroli, si è laureata in scienze economiche
all'Università di Losanna e dal 1972 lavora come giornalista
e produttrice alla Televisione Svizzera di lingua Italiana. Sul
tema donne e massmedia ha pubblicato un contributo nel volume
"Donne oggi" (ed. Casagrande, 1995) e ha tenuto un
seminario nell'ambito dei Gender Studies dell'Università
della Svizzera Italiana.
febbraio 2003
QUESTIONI FEMMINILI
Il numero 1.2003 tratta il tema Mass media, genere e politica
e contiene gli articoli seguenti:
Mirko Marr
Frauen im Journalismus - Raumgewinn mit Hindernissen
Femmes journalistes - malgré les obstacles, leur nombre
augmente
Barbara Stöckli
Einstieg ohne Aufstieg? Frauen in der Journalismusausbildung
Esperienze di giornaliste
Maria Cadruvi: La vista e las vuschs da dunnas
Maria Cadruvi: Frauensicht und Frauenstimmen
Delta Geiler: Confessioni di una giornalista che si credeva emancipata
Catherine Cossy: Après le militantisme, l'observation
à distance
Cécile Guérin: Journaliste à la radio, où
sont les femmes?
Andrea Fischer: Das Feld besetzen, das uns die Männer überliessen
Claudine Traber
Von der Frauenförderung zum Gleichstellungs-Controlling.
Das Beispiel der SRG
De la promotion des femmes au controlling en matière d'égalité.
L'exemple de la SSR
Sylvie Durrer, avec la collaboration de Nicole Jufer et Stéphanie
Pahud
Moins d'une sur cinq… Les femmes dans le discours journalistique
Nicht einmal eine von fünf... Die Frauen im journalistischen
Diskurs
Christina Holtz-Bacha
L'immagine mediatica dei politici donna
Commissione federale per le questioni femminili
Raccomandazioni per le professioniste e i professionisti dei
media in vista delle elezioni federali 2003
Literatur zum Schwerpunktthema
Documentation sur le thème principal
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BREVI
Politica del personale
L'incontro con la direzione per discutere della politica del
personale previsto per il 4 settembre è stato spostato
al 14 ottobre. Faremo un resoconto sul prossimo numero dell'Informatore.
sito legge sulla parità
Allo scopo di fare meglio conoscere la legge sulla parità
dei sessi e i suoi effetti, la conferenza delle delegate alla
parità romande e ticinese ha creato il sito internet
www.leg.ch
Il nuovo sito mette a disposizione una raccolta di sentenze
adottate da tribunali cantonali e dal Tribunale federale. Questa
fonte di informazioni è di grande utilità per le
persone chiamate ad intervenire in una situazione di discriminazione
professionale (in particolare magistrati, avvocati, responsabili
sindacali, padronali, delle risorse umane, ecc.).
30 anni SSM
L'anno prossimo l'SSM compie 30 anni. Stiamo cercando idee
per festeggiare degnamente l'avvenimento! Dateci una mano.
tessera stampa internazionale
Chi fosse interessato a ricevere una tessera stampa internazionale
si faccia vivo presso il nostro segretariato. L'SSM ha deciso
di dare questa possibilità ai suoi affiliati.
Martino
Renata Barella, la nostra segretaria SSM ha avuto un bambino
che si chiama Martino. Auguri!!
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