SSMinformatore  Nr.274

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

 

 

A CHE ETÀ ANDREMO IN PENSIONE?
l'estate calda delle pensioni

Con questo caldo, quest'estate che sembra infinita, si fa fatica a dormire la notte e girandosi e rigirandosi nel letto c'è anche chi si preoccupa del futuro. Che ne sarà della nostra vecchiaia? Potremo goderci un po' di meritato tempo dopo tanto correre? O saremo troppo vecchi o troppo poveri o troppo spremuti per farlo e non ci rimarranno che gli acciacchi? La tristezza di vederci più fragili, stanchi, messi da parte? Cosa stanno facendo con le nostre pensioni? Dicono ch stanno cercando di indebolire anche l'AVS! È vero che la popolazione sta invecchiando e che i giovani non ce la faranno più a mantenerli? La solidarietà è in forse? Il sistema è malato e va soppresso? L'insicurezza è giustificata? Cosa stanno facendo i nostri politici?

 

Serpeggia un senso di insicurezza e quasi di ansia in alcuni, pensionati compresi, o forse soprattutto, che si vedono minacciare la loro pensione. Noi stessi abbiamo ricevuto una lettera di un nostro membro pensionato che si preoccupa del cattivo stato delle casse pensioni incolpando i pensionamenti anticipati.

Da parte nostra, come SSM, abbiamo aderito al comitato ticinese contro lo smantellamento delle pensioni e crediamo che il pensionamento anticipato sia un'opportunità da salvaguardare, una possibilità che vada lasciata a chi, dopo aver lavorato una vita decide di godersi un po' di tempo. Naturalmente il pensionamento anticipato deve essere una scelta e non un'imposizione, pensiamo inoltre che non si debba escludere la possibilità, per chi lo desideri, di continuare a lavorare anche oltre i 65 anni. Salvare le pensioni lavorando tutti più a lungo ci sembra una soluzione semplicistica. Pensiamo piuttosto che l'attuale crisi del 2° pilastro abbia messo in evidenza i limiti strutturali del sistema di capitalizzazione, inadeguato a garantire a tutti rendite decenti e sicure al momento del pensionamento e che, invece, vada rafforzato il primo pilastro (AVS) fondato sulla ripartizione.

Da un punto di vista di politica economica risulta nettamente controproducente creare questo clima di insicurezza minacciando le persone anziane di ridurre le rendite. Le proposte provocatorie di Couchepin creano insicurezza e quindi mettono ulteriormente in crisi i consumi e fanno aumentare i risparmi (due elementi che creano crisi economica).

"Politicamente e economicamente è dar prova di poco senso di responsabilità il mettere costantemente in pericolo la solidarietà tra le generazioni ripetendo senza sosta scenari nuovi e irrealistici che non portano nessun nuovo elemento nella discussione (...) proporre di alzare l'età del pensionamento contribuisce stupidamente a rafforzare il pessimismo e la sua realizzazione non farebbe che aumentare il tasso di disoccupazione oltre che aggravare i problemi dell'assicurazione invalidità." (Rudolf Rechsteiner, dr rer.pol).

Di questi tempi c'è chi ripete "senza sosta: diventiamo sempre più vecchi, il numero dei beneficiari delle rendite continua ad aumentare - per questa ragione le rendite dovrebbero diminuire e l'età del pensionamento aumentare.

Quest'equazione semplicistica è falsa e pericolosa. Pericolosa perché di questi tempi è sottoscritta dai consiglieri federali Couchepin e Villiger" che cavalcano questa tesi perché in piena campagna elettorale. "Dire che l'AVS è in pericolo è irresponsabile perché quest'affermazione aumenta la preoccupazione nelle persone che sono già destabilizzate dalla crisi economica. L'AVS si trova nelle cifre nere.

(...). Mai dalla sua introduzione, l'AVS si era trovata a una svolta così cruciale come oggi. L'AVS non è soltanto la principale conquista socio politica dei sindacati, ma anche la principale conquista sociale dello Stato federale svizzero. L'AVS contribuisce a una vecchiaia degna e indipendente e a una certa compensazione sociale.

Se i consiglieri federali radicali, per delle ragioni ideologiche, se la prendono con quest'istituzione sociale di primaria importanza, i sindacati difenderanno questa grande conquista con tutti i mezzi.

I sindacati preconizzano una riforma dell'AVS, ma chiederemo delle riforme sociali con lo scopo di garantire il minimo vitale (...)" (Paul Rechsteiner, presidente dell'Unione sindacale svizzera).

Vedremo cosa ci riserva l'autunno.


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GALLINA VECCHIA FA BUON BRODO
bilancio finale delle trattative CCL 2004

Mai state così brevi le trattative CCL in tutta la storia dell'SSM.
I risultati sono dunque peggio del solito o è proprio la brevità che dà sapore al discorso? Ecco un bilancio conclusivo e uno sguardo al futuro.

 

 

Stephan Ruppen,
segretario centrale

 

Era già chiaro dopo sei tornate. Il nuovo CCL 2004 era fatto. Senza colpi di scena. Modeste, infatti, le revisioni richieste ed annunciate sia dalla SSR che dall'SSM.
La rapida conclusione delle trattative è dovuta anche alla delega di alcuni punti importanti relativi all'articolo sul tempo di lavoro ad un gruppo di lavoro che si metterà all'opera in autunno. Se questi lavori porteranno frutti, il CCL verrà adeguato, ma soltanto a condizione che la conferenza professionale dell'SSM le accetti.
Qualora le revisioni fossero di maggior importanza, si procederà ad una votazione generale.

Sistema salariale: bilancio variegato

Per il sistema salariale, l'SSM si era prefissato due obiettivi: anzitutto ripristinare le trattative sulla compensazione annuale del rincaro, e in secondo luogo, uno sblocco del sistema salariale. L'intenzione, infatti, era quella di far sì che i collaboratori e le collaboratrici bloccati al 100% del salario di riferimento, in futuro ricevessero di nuovo un'opportunità di sviluppo salariale. Per tradurre in realtà tale esigenza, abbiamo rivendicato l'adeguamento completo della curva salariale delle unità aziendali al rincaro secondo l'indice nazionale dei prezzi al consumo.

Tale rivendicazione è stata respinta dalla SSR per motivi psicologici; l'SSR è infatti contraria all'idea di un automatismo, a prescindere dai meccanismi su cui è fondato. Un atteggiamento deplorevole, poiché, stando ai nostri calcoli, il 70% dei collaboratori e delle collaboratrici a livello salariale si trovano ormai in una situazione di stallo; e con i premi, quale unico strumento, non è possibile portare avanti una politica salariale ragionevole. Siamo curiosi di vedere cosa intraprenderà la SSR per risolvere questa situazione ingarbugliata.

Compensazione del rincaro:
trattative annuali

Ci saranno invece ogni anno le trattative relative alla compensazione del rincaro. L'ammontare della compensazione dipenderà dalla situazione finanziaria della SSR, dalla situazione sul mercato di lavoro, nonché dal carovita. Il futuro ci mostrerà se tale nuova prassi porterà dei vantaggi tangibili nella busta paga dei collaboratori e delle collaboratrici, oppure se la SSR farà la difficile, evocando la propria situazione finanziaria. Nelle trattative, la SSR calcolando i costi, partiva comunque dal presupposto di un'ulteriore spesa di circa 16 milioni di franchi per i prossimi quattro anni. Staremo a vedere.

Tempo di lavoro -
tanto fumo, poco arrosto

Per quel che riguarda le disposizioni sul tempo di lavoro, in pratica non cambia granché. Anche se la SSR rivendicava maggiore flessibilità - una richiesta che l'SSM non ha voluto soddisfare, visto che la SSR già oggi in numerosi punti fa fatica a rispettare i vincoli della Legge sul lavoro e le relative ordinanze. Questo da un lato per via delle sue peculiarità di impresa di mass media, dall'altro a causa della sua filosofia votata alla salvaguardia delle vecchie strutture e al risparmio a tutti i costi.

Così, praticamente tutti i punti spinosi sono stati delegati ad un gruppo di lavoro, il quale con l'assistenza di esperti, avrà il difficile compito di formulare delle disposizioni sul tempo di lavoro che siano da un lato conformi al diritto vigente, e dall'altro, abbastanza flessibili da permettere l'erogazione delle prestazioni di servizio pubblico. Intanto, per cominciare, i collaboratori e le collaboratrici avranno 29 domeniche libere, e non più solo 26. Il saldo orario flessibile della categoria C, dalle attuali 24 ore sarà portato a 48 ore, inoltre tale saldo potrà d'ora in poi essere compensato con maggior flessibilità. Il nuovo orario di esercizio si estenderà dalle ore 07.00 alle ore 20.00.

L'occhio vigilante del seco1 sulle
disposizioni relative al tempo di lavoro

Abbiamo anche discusso delle istruzioni SSR sugli orari di lavoro. Queste sono il frutto di un tentativo dell' SSR di disciplinare alcune questioni centrali in ottemperanza alla Legge sul lavoro. L'SSM non ha né negoziato tali istruzioni, né le ha firmate - fatta eccezione di un punto.

L'eccezione si riferisce alla regola secondo cui, dopo 7 giorni di lavoro ininterrotto è dovuta un'indennità RTE (circa 85 franchi). Se è necessario lavorare ininterrottamente fino ad un termine massimo di 11 giorni, aumentano le indennità RTE, nonché il numero di giorni di riposo. Tale accordo si traduce ora in piani di servizio che prevedono 6 giorni di lavoro, un giorno libero, poi di nuovo alcuni giorni di lavoro. L'SSM rifiuta tale pianificazione, anch'essa contraria al diritto vigente, esigendo che dopo 6 giorni di lavoro siano concessi almeno due giorni di riposo. Non siamo disposti ad accettare la frammentazione dei giorni di riposo.

Non è stato possibile comporre la controversia in modo soddisfacente. Anche questa questione è trasferita quindi al gruppo di lavoro, con l'incarico di risolverla a titolo prioritario, visto che il Segretariato di Stato dell'economia (seco) esige una soluzione conforme alla Legge.

 

Gli altri vantaggi del CCL 2004

Alle collaboratrici e ai collaboratori, il CCL 2004 porta alcuni miglioramenti minori che meritano comunque di essere menzionati:

Ulteriore progresso nelle pari opportunità

In tre settori l'SSM ha rivendicato dei miglioramenti a livello delle pari opportunità: ampliamento dell'offerta di strutture di accoglienza dei bambini, miglioramento dei contratti a tempo parziale e strutture competenti in materia di pari opportunità nelle unità aziendali. Qualche progresso è stato fatto: L'SSR dovrà negoziare con l'SSM delle "misure adeguate per sostenere le strutture extra familiari di accoglienza dei bambini". Per il finanziamento delle stesse, la SSR è disposta a stanziare una parte "adeguata" dei soldi che verranno risparmiati qualora venisse introdotta l'assicurazione nazionale maternità votata dal parlamento (ca. 600'000 franchi di risparmi). Le unità aziendali in futuro potranno presentare le relative domande alla Direzione Generale.
Sono invece minimi i miglioramenti ottenuti per quel che riguarda lo statuto giuridico dei contratti a tempo parziale. La SSR è disposta a riconoscere il principio della parità di trattamento, a prescindere dal grado di occupazione, e vuole rendere possibile il lavoro part-time "per tutte le funzioni".
L'articolo adottato sulle strutture per la parità è interessante perché sancisce l'obbligo di ogni unità aziendale di introdurre un posto specifico per le pari opportunità. Le responsabili della parità di ogni unità aziendale si riuniranno una volta all'anno per coordinare il loro lavoro e scambiarsi le esperienze. Inoltre, gli argomenti in materia di pari opportunità devono essere trattati anche nell'organo competente, a livello di partner sociali, nella rispettiva unità aziendale (commissione paritetica, commissione pari opportunità). Niente di spettacolare, ma comunque dei piccoli passi nella direzione di un vero miglioramento delle pari opportunità fra uomo e donna.

Più soldi per il fondo di creatività

Per remunerare la compensazione dei diritti d'autore e dei diritti di protezione affini, la SSR alimenta due fondi - il fondo di creatività e il fondo di incoraggiamento (art. 20 CCL).

Il versamento annuale nel fondo di creatività sarà aumentato di 200.000 franchi e sarà quindi di un milione di franchi. I collaboratori e le collaboratrici possono farsi pagare da questo fondo una specie di congedo sabbatico. Ulteriori ragguagli relativi alle condizioni di accesso al fondo sono ottenibili presso i segretariati regionali SSM oppure direttamente dal dipartimento risorse umane delle unità aziendali.

Check-list in caso di licenziamento

Negli ultimi due anni l'SSM ha dovuto constatare diversi gravi errori in occasione di licenziamenti, accordi di scioglimento del rapporto di lavoro, messa in disponibilità, pensionamento anticipato o dichiarazione di invalidità dei collaboratori e delle collaboratrici. Ecco perché nelle trattative l'SSM ha richiesto la redazione di check-list vincolanti. Tali liste di controllo devono garantire un minimo di parità di trattamento in ogni unità aziendale ed evitare ulteriori disguidi. La SSR su questo punto si è dimostrata disponibile e ha dichiarato la propria intenzione di migliorare le direttive già esistenti, nonché di allestirne di nuove. Importante a questo proposito la formazione nei reparti delle risorse umane. In autunno faremo la prova del nove per vedere a che punto siamo. Anche qui non abbasseremo la guardia.

Durata del CCL

Il CCL 2004 avrà una validità di quattro anni. Non è prevista una revisione parziale. Qualora, durante il periodo di validità, i partner sociali dovessero concordare modifiche, dopo la consultazione degli organismi competenti, esse potranno essere integrate nel CCL senza particolari procedure. Una novità è costituita dal fatto che la durata del CCL non verrà più prolungata. Se nel 2007 non si trova un accordo sul nuovo CCL, il contratto scade, generando un vuoto contrattuale. Una prospettiva interessante per tutte e due le parti...

seco (segretariato di Stato dell'economia)
http://www.seco-admin.ch/


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LA CASSA PENSIONE SSR È IN PERICOLO?

 

Viste le preoccupazioni sulla salute della cassa pensione, abbiamo interpellato il nostro rappresentante nel consiglio di fondazione della cassa pensione SSR, Fabrizio Fazioli, e gli abbiamo chiesto di spiegarci come sta la nostra cassa.

 

Bisogna assolutamente distinguere. Il guaio è che le distinzioni che bisognerebbe fare sono talmente tante e tali che si finirebbe per fare una grande confusione e per capirci in definitiva poco. Procediamo allora nel modo più selettivo possibile rilevando solo alcuni punti chiave di tutta la complicata vicenda.

 

I pilastri che scricchiolano…

Prima ancora di parlare della cassa pensione SSR Idée Suisse (CPS) dobbiamo constatare che i pilastri della socialità elvetica sono incrinati in più punti. Come mai? Due sono sostanzialmente le ragioni:

- La popolazione sta invecchiando, per cui le persone a beneficio di una rendita di pensione o di vecchiaia sono sempre più numerose e lo sono per più tempo.
- AVS e casse pensioni non riescono d'altra parte a rimediare rendimenti decenti dei loro fondi per compensare tassi di copertura dei rischi divenuti largamente insufficienti, a fronte anche di tassi d'interesse sul mercato sempre più vicini a zero.

In questo panorama particolarmente depresso della congiuntura e della socialità molti nodi stanno dunque venendo al pettine:

-Esiste in Svizzera una vera giungla di casse pensioni che non giova certamente al buon funzionamento e all'equità del sistema. Basti dire che gli istituti di previdenza (IP) sono quasi diecimila, alcuni autonomi, altri pubblici, la maggior parte però gestiti collettivamente da assicurazioni private
- E' bastata una flessione dei mercati finanziari per mandare in crisi un intero sistema.
- Negli anni buoni della borsa non si sono messi sufficientemente a profitto gli alti rendimenti, spesso inghiottiti da cattive gestioni o addirittura spariti dalle contabilità delle rispettive casse pensione
- Esistono enormi disparità tra un istituto e l'altro di previdenza che francamente non si giustificano. Già per le spese che ogni assicurato provocherebbe alla gestione di una cassa si potrebbe gridare allo scandalo. Per una cooperativa sangallese per esempio, la Asga, che assicura circa 6000 piccole e medie aziende, ogni assicurato costa 180 franchi all'anno. Per le grandi compagnie assicurative invece, Winterthur, Zurigo & Co. per intenderci, sono contabilizzati oltre 2000 franchi per affiliato.
- Sulle perdite delle assicurazioni private non si riesce a mettersi d'accordo. Si tratta di miliardi inghiottiti nella gestione collettiva, spesso confusa e indistinta, dei diversi rami assicurativi. Quanti miliardi veramente sono stati inghiottiti non ci è dato di sapere. Già solo questo è di per sé del tutto inammissibile. L'amministrazione federale di Berna fornisce invece la cifra di ben 12 miliardi necessaria per risanare il deficit di copertura delle sue casse pensioni, confluite recentemente nella cassa autonoma Publica, della quale fanno parte anche i dipendenti SSR che sono andati in pensione prima del 2003. Una cifra indubbiamente impressionante e preoccupante.

Sono queste tutte considerazioni generali sulle quali si innesta l'attuale questione politica, che molti non esitano a definire un vero attacco al sistema pensionistico svizzero. Un attacco che viene da lontano e che usa problemi oggettivi, quali l'invecchiamento della popolazione o la caduta delle borse, per mettere in discussione il sistema stesso e per scaricare su pensionati e dipendenti i costi delle pretese riforme. Quali riforme?
Si fanno avanti le idee più affrettate e parziali, come spesso capita quando si è presi dal panico. Quelle più accreditate, anche perché proposte dall'ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) sono sostanzialmente tre.

- Prima di tutto si chiede un aumento dei premi (sia pur passeggero ma che diventerà probabilmente duraturo), attraverso contributi speciali, sia da parte dei datori di lavoro, sia da parte degli impiegati.
- In secondo luogo potrebbero essere chiamati alla cassa anche gli stessi pensionati, sempre secondo l'UFAS, con una diminuzione delle rendite, sia pur moderata e limitata nel tempo.
- Terzo, con un nuovo ritocco verso il basso dei tassi tecnici minimi, ossia quello di rendimento dei contributi versati (che oggi è del 3,25%) e quello di conversione, che consente cioè di tramutare il proprio capitale in rendite e che la legge ha già ridotto dal 7,2 al 6,8%

 

 

"Une idée" che per il momento funziona

Veniamo adesso alla nostra cassa pensione.
CPS sta per Cassa pensione SSR Idée Suisse. Occorre subito dire che in questo quadro generale poco edificante del sistema pensionistico svizzero, la CPS gode di relativa buona salute. Come mai?
Anche qui vale la pena di puntualizzare qualche aspetto importante e significativo per capire la reale portata della posta in palio.

- Si ricorderà che il trapasso dalla vecchia cassa pensione federale è avvenuto all'inizio di quest'anno, allorquando le borse avevano già registrato le più forti perdite. Iniziare dunque l'avventura al punto più basso dei mercati è una condizione quasi ideale e un caso quasi unico in Svizzera. Se si pensa solo alle FFS, la cui cassa pensione è diventata indipendente nel 1999, ha dovuto fare i conti con la più forte crisi finanziaria del dopoguerra. La copertura è scesa all'80% e il deficit contabile ammonta a 2,7 miliardi. Stesso discorso per le Swisscom. Si ricorderà pure che la Confederazione ha versato alla nuova cassa SSR l'intera copertura dei rischi, più di 800 mio. Insomma, nel caso della SSR le circostanze hanno voluto che il trapasso sia avvenuto al momento giusto e che la scelta del personale, se si pensa alle difficoltà di Publica, si sia rivelata particolarmente azzeccata.
- Si aggiunga che la CPS gode pure di una situazione del tutto particolare, in cui le entrate superano abbondantemente le uscite essendo i beneficiari di rendite ridotti per ora a qualche decina soltanto.
- Rispetto alle condizioni precedenti, va anche detto la progressione nelle fasce d'età per il pagamento delle quote e la partecipazione agli aumenti di stipendio, nonché il prezzo notevolmente più elevato per il riacquisto di anni assicurativi, rappresentano un indubbio inasprimento dalla parte dei contributi (almeno per le età e i redditi più alti)
- Tutti gli affiliati alla fondazione hanno recentemente ricevuto l'attestato assicurativo dal quale si può dedurre che le condizioni di rendita sono però rimaste sostanzialmente quelle di prima e che per noi il tasso minimo legale (oggi al 3,25 %, domani certamente al di sotto del 3%) non influisce a breve termine più di quel tanto, vigendo alla CPS il principio del primato delle prestazioni (60% dell'ultimo salario).

Tutto questo non significa che all'orizzonte non si staglino anche per noi delle nubi. Ecco ancora alcuni dati che possono chiarire la questione.

- All'inizio dell'anno la Confederazione ha versato alla CPS poco più di 800 mio. di franchi, pari al 100% della copertura dei rischi (l'attuale somma di tutti i diritti acquisiti dagli affiliati)
- Attualmente la fondazione CPS può contare su un'entrata annua di 40 mio. e un'uscita di 7 mio. Molti pagano dunque e pochi ricevono, essendo i beneficiari di rendite prima del 2003 confluiti nella Publica. La struttura d'età è dunque particolarmente favorevole. Permangono invece molte incertezze sul rendimento del capitale di riserva.
- Per mantenere la copertura del rischio al 100% si valuta che sia necessario un rendimento annuo del capitale del 5,5%. Considerata l'attuale stagnazione dei mercati finanziari e la politica d'investimento particolarmente prudente della CPS, il rendimento previsto entro l'anno è però nettamente al di sotto, per cui si dovrà immaginare a fine anno una riduzione, sia pur ridotta, della copertura dei rischi (ca.97%). Questo risultato relativamente mediocre è dovuto anche al fatto che il capitale nel primo anno di vita della cassa può essere collocato solo progressivamente e per "tranches" secondo un piano di investimenti molto rigido. Per ora solo la metà circa degli 800 mio è stato investito, mentre la liquidità rimanente frutta un interesse poco al di sopra dello zero.
- La CPS, nel confronto con altre casse, pubbliche e private, vanta dei costi di gestione piuttosto contenuti. Va precisato che i costi di direzione della cassa (una direttrice con due collaboratori) sono a carico della SSR
- Il tasso tecnico della CPS, ossia il tasso per il computo del capitale accumulato, in quei pochi casi dove vige il primato dei contributi, è ancora del 4% (il tasso minimo legale in Svizzera è del 3,25%). Fino a quando non si sa.
- Il tasso di conversione invece è già stato ridotto dal 7,2% al 6,8% come prevede la nuova LPP

 

Considerando tutto quanto precede, la CPS gode dunque di una situazione senz'altro solida che può reggere a qualsiasi confronto orizzontale con altre casse in Svizzera. Anche la lieve flessione della copertura dei rischi prevista per fine anno non è assolutamente per il momento motivo di preoccupazione. Il collocamento completo dei fondi e un'ipotizzabile lieve ripresa dei mercati dovrebbero ristabilire a breve termine le condizioni di piena copertura. Permane invece a medio e a lungo termine la questione del lento ma progressivo invecchiamento della popolazione che potrebbe gravare in futuro sull'equilibrio della cassa.
Ci siamo limitati all'essenziale. Molti altri dati potrebbero essere forniti e altre considerazioni si potrebbero fare. Restiamo ovviamente a disposizione per farlo con una constatazione finale, ossia che la gestione autonoma della nuova cassa consente perlomeno una maggiore trasparenza e miglior controllo, consentendo tra l'altro, se qualche rovescio di tendenza dovesse verificarsi, di intervenire in tempo per porvi rimedio. ff

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CHE NE SARÀ DI SWISSINFO?
in forse la sua sopravvivenza

L'assemblea dei delegati dell'SSM riunitasi il 23 maggio 2003 a Ginevra si è indignata per l'intenzione del Consiglio Federale di sopprimere la sovvenzione federale a Swissinfo/SRI a partire dal 2006 nel quadro del pacchetto di risparmi previsto dalla Confederazione.

 

L'esistenza stessa di Swissinfo/SRI sarebbe messa in pericolo da questa misura.

A metà marzo era stato fatto un primo annuncio di misure di risparmio. Queste sono passate in secondo piano dopo l'annuncio della soppressione della sovvenzione federale di 18 milioni a Swissinfo/SRI.
A partire dal primo gennaio 2005 i mezzi finanziari saranno già decisamente ridotti. Secondo l'informazione data il 5 maggio dalla direzione, questo significherà la soppressione di circa quaranta posti di lavoro.

Swissinfo/SRI adempie un mandato federale importante; è la voce della Svizzera nel mondo e un legame per gli Svizzeri all'estero.

La tradizione di una diffusione internazionale indipendente in quanto voce e presenza della Svizzera nel mondo rimane cruciale, vista la presenza della Svizzera nell'ONU e i conflitti internazionali, di fronte a una società dell'informazione globalizzata che è sempre più monopolistica e soprannazionale.

La compensazione prospettata della sovvenzione nazionale per mezzo di un aumento del canone è politicamente irrealista e antisociale. Quanto al trasferimento totale dei costi alla SSR, significherebbe la messa in pericolo potenziale di circa 100 posti di lavoro.

L'assemblea dei delegati SSM, che comprende i delegati di tutte le unità aziendali della SSR, ha espresso il suo sostegno ai colleghi di Swissinfo/SRI e ha chiesto al Parlamento di rinunciare alla soppressione dei contributi federali. (VP)

 

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LAVORO E TEMPO LIBERO
cosa scegliereste?

Nella sua lettera il pensionato avanza anche critiche sull'eccessivo tempo libero a disposizione dicendo che lo stress deriva da questo più che dal lavoro. È vero che la nostra società ci educa al lavoro, valorizza le persone tramite il lavoro e la carriera, esistono però altri elementi delle nostra vita che andrebbero maggiormente valorizzati anche dalla società, perché il lavoro rappresenta soltanto una minima parte della nostra vita e centrare tutto su di esso è sbagliato e pericoloso, ci fa perdere tutta una serie di esperienze legate alla vita famigliare, affettiva e sociale e quando si arriva alla meritata pensione si rischia di andare in crisi invece di godere del tempo a disposizione mettendolo a profitto anche degli altri e della società. Una persona anziana in forma e con ancora molta voglia di vivere può dare molto alla società e a chi gli sta vicino. Non si tratta di una fine ma magari proprio di un inizio di una vita più equilibrata e felice.

A proposito di dare maggiore attenzione alla vita al di fuori del lavoro e alla crisi del lavoro stesso nella nostra società, vi proponiamo alcuni stralci dell'introduzione di un interessante libro di Domenico De Masi che insegna Sociologia del lavoro all'Università di Roma, il libro si intitola Il futuro del lavoro, fatica e ozio nella società postindustriale, Rizzoli, 1999. Nel frontespizio leggiamo: "La sua tesi è semplicissima e rivoluzionaria: grazie alle nuove tecnologie noi viviamo nella società postindustriale, una società in cui conoscere conta persino più che fare, svolge meglio il proprio lavoro chi coltiva altri interessi (...) Il problema è che né noi né la maggior parte delle organizzazioni dove lavoriamo ce ne siamo accorti: continuiamo a lavorare allo stesso modo da cent'anni. Saremmo molto più felici e sereni se tentassimo di adeguare i nostri comportamenti alle regole della società postindustriale, integrando nella nostra vita l'ozio e il lavoro in modo da creare un unico, soddisfacente continuum. Dobbiamo accettare fino in fondo le sfide della vita, e non vergognarci di perseguire l'unico obiettivo che conti davvero: la felicità. Per usare le parole dell'autore:

Da parte mia, riesco a individuare il seme della felicità solo nel lavoro creativo e nel tempo libero: perciò coltivo l'ipotesi che l'ozio, nella società postindustriale, possa diventare importante almeno quanto il lavoro e che via via finisca per fare tutt'uno con esso, entrambi assumendo le connotazioni del gioco."

Il primo capitolo inizia con queste citazioni:

"Concludo una vita vissuta di corsa, in affanno, rimandando continuamente le cose veramente importanti, la vita vera, per farne altre, lontane come miraggi e, alla fine, inutili."
G.Cagliari, presidente dell'ENI

 

"Noi viviamo nell'epoca in cui la gente è così laboriosa da diventare stupida".
O. Wilde

 

 

UNA LETTURA INTERESSANTE...

 

"In base alle statistiche, un ventenne ha davanti a sé almeno sessant'anni di vita. Tradotti in ore, come se si trattasse della carica di una batteria, sessant'anni equivalgono a 525'000 ore. Se questo ventenne trovasse oggi stesso un lavoro stabile, se lo lasciassero lavorare in santa pace fino a sessant'anni, e se lavorasse quotidianamente come e più del dovuto, tanto da accumulare duemila ore di lavoro l'anno, comunque, in complesso, la sua esperienza lavorativa non supererebbe le 80'000 ore. Naturalmente questo ventenne dovrà dedicare una parte notevole della sua vita - mettiamo, dieci ore al giorno - al sonno, alla cura del suo corpo, alle faccende domestiche. Tutto sommato, altre 219'000 ore.
A conti fatti, dunque, tolto il lavoro e la cura, il nostro giovane ha davanti a sé un monte di tempo libero pari a 226'000 ore. Il lavoro, dunque, rappresenterà per lui circa un settimo della lunga vita che gli resta e circa un terzo del tempo libero. Eppure tutti - la famiglia, la scuola, il governo, i mass media - si preoccupano di prepararlo e avviarlo alla professione ma nessuno si preoccupa di prepararlo e avviarlo all'ozio.

Nella nostra immaginazione di cittadini colti e agiati, il lavoro occupa uno spazio e un rispetto spropositati, come se il nostro giovane fosse assimilabile a un suo coetaneo che viveva nella Manchester di Engels a metà dell'Ottocento, quando la vita media non superava i quarant'anni, il lavoro assorbiva la metà di tutte le ore vissute e la ricchezza era prodotta direttamente dalle mani dell'uomo.

Sarà forse quel ricordo, ereditato dai nostri bisnonni, sarà il fantasma biblico della fatica come castigo inevitabile per espiare il peccato originale, certo è che il concetto di lavoro è rimasto impigliato nel nostro inconscio personale e collettivo come qualcosa di onnivoro e preminente, che viene prima di tutto e da cui quasi tutto dipende.

Il tempo libero ha ormai sorpassato il tempo di lavoro, anche se nessuno mostra di essersene accorto. Ciò vale non solo per un ventenne alla vigilia del suo primo impiego ma anche per un quarantenne nel pieno della sua frenetica carriera, illuso di avere davanti a sé un lavoro infinito in una vita infinita. Facciamo un poco di conti anche per lui: contro 350'000 ore di vita, egli lavorerà 40'000 ore al massimo, con la sensazione che non gli bastino, e disporrà di 165'000 ore di tempo libero, con la sensazione che non gli servano. Preso dal suo attivismo professionale, egli trascura se stesso e i propri cari, sacrifica tutto al successo e non si ferma mai un attimo a fare questi semplici calcoli per paura di ammettere che il lavoro, sempre più residuale sotto il profilo cronologico, debba diventarlo anche sotto il profilo esistenziale.

Ciò vale se il lavoro che gli è toccato corrisponde ai suoi sogni, alle sue attitudini e alla sua professionalità. A maggior ragione vale se non gli piace, se non gli consente di esprimersi come vorrebbe, se rappresenta per lui soltanto uno strumento per sbarcare il lunario. (...)

La crescente sofisticatezza e potenza delle macchine consente di delegare a esse mansioni fisiche e intellettuali sempre più numerose e sempre più complesse (...)

Nelle economie di mercato la ricchezza è distribuita in modo da esasperare la forbice tra ricchi e poveri, determinando le premesse di una guerra frontale dei primi contro i secondi, destinata a diventare cruenta se non si individuano nuovi parametri, diversi dal lavoro umano, per ridistribuire la ricchezza.

Il tempo libero dal lavoro occupa uno spazio sempre più centrale nella vita umana. Occorre dunque riprogettare la famiglia, la scuola, la città, la vita in funzione non solo del lavoro ma anche del tempo libero, in modo che questo non degeneri in dissipazione e aggressività ma si risolva in pacifica convivenza e in ozio creativo. Occorre cioè predisporre una nuova condizione esistenziale in cui studio, lavoro, tempo libero e attività di volontariato sempre più si intreccino e reciprocamente si potenzino. (...)

Come racconta un vecchio blues, in alcuni stati del Sud i negri d'America avevano l'obbligo di camminare nel lato assolato della strada - sunnyside of the street - dove più infuocata staffilava la calura, ma dove era possibile dialogare col sole, abbacinati dalla sua luce feconda. I bianchi si riservavano il lato ombroso, senza sapere quante mancate emozioni costasse loro la comodità della frescura.

Questo libro cerca di guardare alcuni fenomeni consueti e inquietanti - il lavoro organizzato, la disoccupazione, il tempo libero - con lo sguardo di chi cammina nella parte assolata della strada."

 

 

Domenico De Masi, Il futuro del lavoro, fatica e ozio nella società postindustriale, Rizzoli, 1999

 

 

LE PERPLESSITÀ DI UN
PENSIONATO
Stralci di una lettera:
"(...) il pensionamento anticipato è diventata "una moda" dell'ultimo decennio. Ne avevate mai sentito parlare prima? Stiamo imitando i madornali errori fatti in altri paesi, errori che tutti ora cercano disperatamente di correggere. Ma noi siamo all'inizio dell'errore e, malgrado le cattive esperienze fatte altrove, proseguiamo convinti e imperterriti... Certo, non è facile per nessuno, sindacati compresi, ammettere gli errori. Ma chi si assume ora le responsabilità che questi errori avranno su tutti noi?(...) Come mai, sindacati compresi, non ci si accorge che il promuovere i pensionamenti anticipati serve, forse transitoriamente ai lavoratori (quando verranno poi abbassate le pensioni perché non ci sono più soldi... ne riparleremo...) ma si favoriscono soprattutto gli interessi delle aziende a scapito delle casse pensioni. (...) Un'altra giustificazione dei pensionamenti anticipati è quella di dare lavoro ai giovani. Polvere per gli orbi e ce ne accorgeremo nei prossimi anni. Se la situazione delle pensioni peggiorerà, la disponibilità dei pensionati diminuirà, i consumi caleranno, l'economia si fermerà.... e i posti di lavoro diminuiranno. (...)
Un altro argomento per giustificare i prepensionamenti è quello dello "stress" nel mondo del lavoro odierno. (...) Lo stress viene dalla vita caotica con cui si gestisce (male) soprattutto la vita privata e soprattutto i week-end, sempre più lunghi. Poi logicamente il lunedì si è "stanchissimi e stressatissimi".(...) Abbiamo vissuto il periodo delle 48 ore fino all'avvento dei computer, abbiamo lottato per i miglioramenti, abbiamo visto arrivare il nuovo con interesse e a volte anche con qualche fatica, ma sempre, avendo chiaro il senso del dovere e della solidarietà che ora, sembra proprio stia cadendo a pezzi."


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CONTRATTI VARIABILI,
A TEMPO PARZIALE E MISTI

un gruppo di lavoro per studiare la problematica

 

Negli ultimi numeri dell'Informatore scrivevamo della vittoria ottenuta dall'SSM davanti al tribunale arbitrale che ha deciso come non fossero legali contratti per variabili che comprendessero meno di 8 ore al giorno. Dopo di che alcuni di voi ci hanno interpellato scrivendoci:

l'irregolarità rispetto alle 8 ore al giorno non comprende solamente i contratti variabili . Se, da un lato, la decisione del tribunale non può che farci piacere, dall'altro dobbiamo purtroppo constatare come questo importante diritto sia applicato unicamente ai collaboratori con contratto variabile. Non esitiamo a definire discriminatorio questo modo di agire. Il fatto di non applicare tale regola anche per i contratti per collaboratori a tempo parziale non fa infatti che aumentare la disparità di trattamento tra collaboratori a tempo pieno e quelli a tempo parziale violando un importante principio: a uguale prestazione-uguale rimunerazione. Inutile rammentarvi le situazioni di disagio di chi dispone di un contratto a tempo parziale con orari e turni irregolari. Queste situazioni le conoscete bene perché sono le stesse che avete denunciato in sede giudiziale difendendo i diritti dei variabili. Vi invitiamo pertanto ad occuparvi anche del nostro caso (che isolato non è) e che, se chiarito in tempi brevi, non può che portare beneficio per tutti.
Da diverso tempo, come SM, ci preoccupiamo di cercare un modo per garantire ai variabili uno stipendio mensile e delle garanzie di occupazione, nonché la possibilità di aderire alla cassa pensione SSR. Anche a livello nazionale si è discusso parecchio attorno a questa problematica e lo si è fatto anche durante le trattative per la nuova CCL dove si è parlato anche dei tempi parziali. Il problema è anche stato sollevato a livello regionale durante l'ultimo incontro tra SSM e Risorse Umane avvenuto il 1° luglio scorso. Si sta studiando un contratto che viene chiamato "misto" che permetterebbe di risolvere la problematica dello stipendio mensile, ma anche quella dei giorni di non disponibilità e gli orari straordinari. La problematica non è semplice e riguarda anche i tempi parziali, per questo motivo pensiamo di istituire un gruppo di lavoro che analizzi le diverse proposte di soluzioni per cercarne una interessante per tutti. Invitiamo chi fosse interessato a far parte di questo gruppo a farsi vivo o per e-mail () o per telefono (091 966 66 31), infatti siamo convinti che le soluzioni migliori si trovino interpellando i diretti interessati. Aspettiamo quindi le vostre chiamate.

 

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BREVI

A antenna management diversità

 

Il gruppo pari opportunità RTSI è stato sciolto, si è deciso di indirizzarsi veso il "management delle diversità". La responsabile rimane Krysia Binek e l'anntenna che lavorerà con lei in questo ambito sarà composta da: Sarah Tognola, Alessandra Zumthor, Rosanna Pedrini, Giuseppe Limoncello, Paola Minetti-Ramelli (SSM). In settembre ci sarà una prima giornata di formazione, vi terremo informati.

 

P Politica del personale

Il 4 settembre prossimo avremo un incontro con la direzione per discutere della politica del personale. Abbiamo chiesto questo incontro perché preoccupati della politica di riduzione degli effettivi praticata in questi ultimi anni dalla RTSI, infatti il numero dei pensionamenti è maggiore rispetto alle assunzioni. Se avete suggerimenti per delle domande o osservazioni sul tema, fatecele avere entro la fine di agosto.

P.S la data è stata posticipata al 14 ottobre

 

I incontri con le risorse umane

Dall'inizio dell'anno abbiamo avuto diversi incontri con la direzione e con le risorse umane. Con il nuovo responsabile Giuseppe Gallucci abbiamo avuto non poche difficoltà iniziali, pian piano sembrerebbe che il clima stia migliorando. Siamo riusciti a trovare alcuni accordi e mettere le basi per un lavoro comune. Vi informeremo in un prossimo numero sugli argomenti sul tappeto e su come procedono le cose.

 

O opuscolo

 

L'ufficio federale di statistica ha preparato un opuscolo dal titolo:
"La difficile conquista di un mandato in Parlamento, le donne e le elezioni, 1999-2003."
Com'è la presenza femminile in politica? Le ultime cifre in vista delle elezioni federali del 19 ottobre 2003. Per le donne e gli uomini in politica, per chi opera nel mondo dei media, per le organizzazioni femminili, per le scuole e per tutti coloro si interessano di politica.
L'opuscolo sarà disponibile a partire dal mese di agosto, chi fosse interessato può richiedercelo, ve ne manderemo una copia.

 

A arcobaleno a metà prezzo

Durante i mesi di luglio e agosto sarà possibile acquistare degli abbonamenti mensili arcobaleno a metà prezzo. Per maggiori informazioni: 091 814 37 51/34
www.ti.ch/aria www.arcobaleno.ch

 

B Battaglia

Il Signor Battaglia della tipografia Poncioni che ci ha dato una mano per l'impaginazione e la stampa dell'Informatore, va in pensione. Questo è l'ultimo numero per lui. Lo ringraziamo e gli facciamo tanti auguri!

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