SSMinformatore  Nr.273

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

 

 

UNA NUOVA CCL?

Dibattito alla Conferenza professionale SSM

Si è tenuta a Zurigo il 13 marzo scorso una conferenza professionale SSM per discutere della nuova CCL 2004, l'attuale scade infatti alla fine del 2003.
Cosa bisognerebbe cambiare?
Cosa negoziare?

Il periodo socio economico nel quale ci troviamo non è certo positivo. Diverse sono le incognite alle quali ci troviamo di fronte, sia come cittadini che come lavoratori.

Per quanto riguarda le trattative sulla CCL, bisognerebbe prima di tutto che quella in vigore sia effettivamente rispettata, ciò che non è sempre il caso. La CCL infatti viene aggirata con sempre maggiore frequenza.
Succede che a livello nazionale vengano prese delle decisioni che vengono ignorate dalle unità aziendali, bisogna quindi introdurre delle misure in modo che questo non sia più possibile.

Alcuni segnali indicano come da parte delle risorse umane della SSR esista una volontà di collaborare e di considerare il partenariato sociale come positivo e la discussione costruttiva, ma per altri l'SSM rappresenta un freno, una palla al piede alla volontà di flessibilizzazione generale.

In questi ultimi mesi si è lavorato all'interno dell'SSM sia a livello di comitati di gruppo che a livello nazionale, per definire quali sono i punti dell'attuale CCL che andrebbero rivisti. L'orientamento generale è più o meno lo stesso nelle diverse regioni linguistiche. I punti principali emersi sono i seguenti:

- la modifica dell'attuale sistema salariale (frutto della politica SSR figlia degli anni '90 dove vi era una forte volontà di deregolamentare e di liberalizzare)

- il rispetto dell'attuale CCL. Diversi accordi sono stati discussi e se questi fossero applicati avremmo una buona CCL, ma esistono dei problemi di applicazione in diverse unità aziendali. Moltissimi sono i collaboratori che si rivolgono a noi per chiedere il nostro intervento. Negli ultimi mesi abbiamo registrato decine di violazioni. In un breve lasso di tempo ci siamo rivolti per ben tre volte al tribunale. Abbiamo sempre vinto, ma il problema si é puntualmente riproposto in qualche unità aziendale che ha semplicemente ignorato tali decisioni. Cosa c'è che non va? Che fare? Risulta evidente che bisogna migliorare i meccanismi di controllo, ma è soprattutto la mentalità generale all'interno dei vertici delle varie unità aziendali della SSR che andrebbe cambiata.

- il tempo di lavoro. La SSR è obbligata a modificare l' attuale CCL, il problema si pone perché i datori di lavoro devono attenersi alle regole definite dalla legge sul lavoro e dalle sue ordinanze, queste regole possono essere derogate soltanto in casi eccezionali e tali deroghe devono essere discusse con il sindacato.

Altri temi importanti sono:
- i diritti d'autore
- la salute
- le disposizioni della side letter (accordo legato alla CCL e che prevede misure riguardo alle ditte esterne che lavorano per la SSR)
- misure per la parità

Dopo l'incontro della conferenza professionale abbiamo inviato alla SSR una prima serie di rivendicazioni, cosa che è stata fatta anche da parte loro. Il 20 marzo ci si è trovati a Berna per una prima riunione, non si è trattato di una riunione di negoziato, ma piuttosto un momento di brainstorming tra impiegati e datore di lavoro. Il 2 e 3 aprile inizieranno invece i negoziati veri e propri, si procederà con due giorni di negoziati ogni due settimane fin verso alla fine di maggio. A quel punto potremo decidere se denunciare la CCL o chiedere che i punti discussi vengano integrati a quelli attuali. Sarà probabilmente l'Assemblea dei delegati che si terrà a Ginevra il 23 maggio prossimo che deciderà in merito.

La delegazione di negoziato è composta da 6 o 7 rappresentanti dei due gruppi, di volta in volta a dipendenza dei temi che verranno trattati si potrà far capo anche a persone esterne, esperte di una determinata problematica.

La delegazione SSM è così composta:

- Valérie Perrin (segretaria sindacale di Losanna) si alternerà a Willy Knoepfel (segretario sindacale di Ginevra)
- Renato Soldini (presidente del gruppo Lugano) si alternerà a Stefano Heubi (presidente gruppo TV)
- Andrea Künzi (radio DRS)
- Barbara Büttner (presidente SSM nazionale)
- Stephan Ruppen (segretario centrale SSM)

Per la SSR: Thomas Waldmeier (presidente della delegazione SSR, responsabile Risorse umane DG), Denis Bossy (responsabile Risorse umane TSR), Rossella Brughelli (Servizio giuridico DG), Florian Galliker (responsabile Risorse umane SR DRS), Giuseppe Gallucci (responsabile Risorse umane RTSI) e Patrizia Schori (responsabile Risorse umane MSC).

Vi terremo informati sugli sviluppi del negoziato.

 

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Applicazione della legge sul lavoro alla SSR

Nel mese di dicembre 2002, la SSR e l'SSM hanno negoziato un accordo che permette alla SSR di pianificare 7 giorni di lavoro consecutivi o più, come anche il lavoro supplementare la domenica, mediante il versamento di una o più indennità RTE (fr. 84.-).
Si noti come all'inizio, l'SSM voleva delle compensazioni in tempo, è la SSR che ha preferito il principio di un indennizzo.

Contrariamente a una falsa informazione della SSR, l'SSM non ha negoziato le "istruzioni riguardanti le disposizioni sugli orari di lavoro del CCL" (intranet RTSI: comunicare di dicembre). Il sindacato ha negoziato una cosa sola: la deroga a numerose disposizioni della legge sul lavoro, in particolare il limite di 6 giorni di lavoro consecutivi e il lavoro supplementare la domenica.

Secondo tale accordo, queste disposizioni non sono più imperative, sempre che la SSR paghi le indennità previste.
Questo in tutti i casi: sia per le produzioni di lunga durata sia per le altre!

 

Questo accordo, varrà fino all'entrata in vigore della prossima convenzione collettiva di lavoro (CCL) e permette alla SSR di continuare a pianificare in modo flessibile, pagando le indennità concordate. Abbiamo fatto questi negoziati su richiesta della SSR e chiediamo quindi a maggior ragione che vengano applicati!

In diversi settori l'applicazione rigida delle istruzioni della SSR (6 giorni al massimo di lavoro) senza tener conto dell'accordo negoziato ha avuto le seguenti conseguenze:

- l'attribuzione di giorni di riposo isolati
- la pianificazione sistematica di week-end composti da domeniche e lunedì              invece che da sabati e domeniche

Queste pratiche, se sono ricorrenti, sono contrarie alla CCL.

La pianificazione di giorni di riposo isolati deve essere un'eccezione!

L'SSM esige inoltre che i week-end siano equamente ripartiti tra sabati-domeniche e domeniche-lunedì. La pianificazione di fine settimana composti da venerdì e sabati, non è conforme né alla CCL, né alla legge sul lavoro, perché non permette di garantire le 29 domeniche libere all'anno.

 

L'SSM vi invita a esigere dai vostri superiori dei giorni di riposo raggruppati e dei week-end che non siano unicamente composti da domeniche e lunedì utilizzando se necessario il margine di manovra offerto dall'accordo negoziato tra la SSR e l'SSM. Questo invito concerne l'insieme del personale senza eccezioni.

 

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LA REGOLAMENTAZIONE SUI DIRITTI D'AUTORE

Convenzione collettiva di lavoro 2004

 

Una buona convenzione collettiva di lavoro, è come una scatola a sorpresa. In vista dei prossimi negoziati, l'SSM pubblica una serie di articoli su qualche delizia della CCL. Queste perle testimoniano l'importanza della convenzione collettiva di lavoro per il personale della SSR.

La nostra sorpresa del giorno: la regolamentazione del diritto d'autore.

 

di Stephan Ruppen, segretario centrale

L'utilizzo di opere protette dal diritto d'autore - film, libri, dischi o quadri - è un commercio che genera miliardi. Così la commercializzazione nel mondo intero di personaggi quali Pingu portano, ai detentori del diritto d'autore, delle considerevoli rimunerazioni. Non è necessario avere prodotto delle opere conosciute mondialmente, affinché il denaro arrivi. Il personale della SSR crea ogni giorno delle opere protette dal diritto d'autore che vengono commercializzate dall'azienda. Valutiamo che nelle casse della SSR entrino circa 30 milioni all'anno.

I diritti del personale
Che la SSR possa commercializzare le opere non è automatico. Di principio, infatti, i diritti d'autore appartengono agli autori, che alla SSR sono i collaboratori e le collaboratrici dell'azienda. Questo principio si fonda sulla legge del diritto d'autore che precisa ugualmente che il salario o l'onorario coprono unicamente il primo utilizzo.

Dunque se un datore di lavoro vuole commercializzare più volte delle opere protette dal diritto d'autore, ha bisogno dell'accordo di tutti gli altri che hanno partecipato alla creazione dell'opera in questione. Alla SSR gli autori formano un gruppo di persone relativamente importante, poiché le emissioni sono di regola il frutto di un lavoro di squadra. Senza l'accordo degli autori, una seconda utilizzazione di un'emissione - ripetizione, internet, vendita ad altri diffusori radio e TV ecc. - è di principio vietata.

Il prezzo della cessione
Logicamente, un datore di lavoro cercherà di ottenere gratuitamente o ad un prezzo vantaggioso l'accordo degli autori per potere utilizzare le loro opere più volte. È per questo motivo che molti contratti individuali di lavoro contengono una clausola secondo la quale gli autori cedono integralmente e senza limite temporale i loro diritti sull'opera.
Non è così quando la problematica dei diritti d'autore è regolata in una convezione collettiva di lavoro. Pure in questi contratti gli autori cedono i loro diritti, ma a delle condizioni e a dei prezzi corretti.

Il ruolo della CCL
Questo succede anche nella CCL della SSR, la quale regola la questione all'articolo 20.

La CCL prevede che il personale partecipi all'utilizzo di questi introiti.
Nello spirito di una partecipazione del personale al prodotto dell'utilizzo commerciale delle opere, i partner sociali hanno creato due fondi, il fondo di creatività e il fondo di incoraggiamento.

Per dei motivi giuridici, solo gli autori (e i detentori dei diritti vicini) possono approfittare del fondo di creatività, mentre le risorse del fondo d'incoraggiamento sono a disposizione dell'insieme del personale. Due regolamenti definiscono gli aventi diritto e le modalità di utilizzo di questi fondi. Una commissione paritetica incaricata della gestione di questi fondi esamina ogni domanda e decide sulle prestazioni da concedere.

Il versamento annuale della SSR ammonta a fr. 800'000.- per il fondo di creatività e a fr. 150'000.- per il fondo d'incoraggiamento. Le risorse provengono dal prodotto dell'utilizzo commerciale dei diritti.

Gli interessi del personale
I due fondi sono apprezzati dal personale. Prova ne sono le somme versate ogni anno, di regola tra i dieci e i ventimila franchi per domanda.

Somma totale versata nel 2000
Fr. 839'000

Somma totale versata nel 2001
Fr. 809'500

Somma totale versata nel 2002
Fr. 1'167'000

 

La garanzia di un'alimentazione sufficiente del fondo
Visto il crescente numero di richieste e il totale dei contributi versati, il capitale dei fondi rischia di estinguersi. Per evitarlo bisognerà che la commissione dei fondi e i partner sociali trovino delle modalità che assicurino il finanziamento di questi fondi. L'SSM affronterà questa questione seguendo i canali abituali (riunioni ad hoc, commissioni nazionali di concertazione) e nel quadro dei prossimi negoziati per la CCL 2004.

La soluzione attuale ha fatto le sue prove - grazie alla CCL
La regolamentazione del diritto d'autore è un esempio che illustra come i negoziati collettivi e la firma di una CCL permettano di risolvere consensualmente una questione essenziale.

 

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LA NUOVA TESSERA RP

È in arrivo la nuova tessera stampa

La novità della nuova tessera stampa è rappresentata dall'accento dato alla deontologia professionale, infatti per ricevere la nuova tessera bisognerà sottoscrivere la "Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista". Senza questa sottoscrizione non sarà possibile riceverla. Chi lo ha già fatto riceverà nei prossimi giorni la nuova tessera, chi non lo ha ancora fatto verrà invitato a farlo nelle prossime settimane.
Altra novità è rappresentata dai criteri per ottenere la tessera, infatti basterà aver svolto un'attività giornalistica per almeno due anni al 50%.

Definizione di attività giornalistica:

 

L'attività giornalistica è un contributo significativo al fondo o alla forma del media. Attraverso lo scritto, l'immagine, il suono o una combinazione di essi allo scopo di pubblicarli o di diffonderli, l'attività giornalistica consiste in particolare nel raccogliere, controllare, scegliere, strutturare, analizzare, illustrare, preparare informazioni e opinioni. Corrispondono a questo tipo di attività in particolare le seguenti funzioni:

giornalista
redattrice / redattore
capa / capo edizione
documentarista di redazione
camerawoman / cameraman
regista
grafica / grafico informazione tv
produttrice / produttore
capa / capo servizio
realizzatrice / realizzatore
fotografa / fotografo per la stampa
animatrice / animatore
illustratrice / illustratore e vignettista
montatrice / montatore video
operatrice / operatore suono ENG

Seguire uno stage di giornalista o frequentare un corso di giornalismo (CRFJ, MAZ, ..) è pure considerata un'attività giornalistica.

Cosa fare se si vuole ricevere la tessera:

Condizioni:

a) essere membro dell'SSM, della FSG o di Comedia
b) svolgere da almeno due anni un'attività giornalistica
c) firmare e riconoscere la "Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista" quale riferimento per lo svolgimento della propria attività.

Bisogna inoltre spedire una foto-tessera e 60 franchi all'anno per le spese amministrative.

Chi fosse interessato può richiedere la documentazione presso i nostri uffici di Lugano
091 966 66 31

oppure può rivolgersi direttamente a Zurigo
01 202 77 51
e-mail:

informazioni sono inoltre pubblicate sul nostro sito:
www.ssmticino.ch/
al capitolo RP/SSM

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MISURE DI RISPARMIO A SWISSINFO SRI

Swissinfo/SRI impiega circa 200 collaboratori, e riceve dei contributi da parte della Confederazione per espletare il suo mandato di servizio pubblico: diffusione di programmi informativi per svizzere/i all'estero. A partire dal 2005 Swissinfo/RSI deve contare con una minore entrata a causa del pacchetto di risparmio della Confederazione. I dettagli dell' entità della riduzione e di quali conseguenze avrà sul piano della politica del personale di SRI non sono ancora conosciuti.

Questa comunicazione è stata data dal Direttore N. Lombard all'SSM il 17 marzo scorso.

L'SSM ha appreso questa notizia con inquietudine, nel contempo ha espresso apprezzamento per il lavoro di lobby fatto dal direttore così come per la rapida elaborazione dei differenti scenari che si presenteranno a swissinfo/SRI.

L'SSM chiede che tutti gli scenari vengano esaminati nell'ottica della politica del personale.

Conformemente all'art. 54 cpv. 6 della CCL, l'SSM chiede che:

- non vi sia nessun licenziamento
- divisione del lavoro: tempo parziale e job-sharig su base volontaria, anche per i quadri
- buone proposte per il pensionamento anticipato senza perdite finanziarie
- la negoziazione di un generoso piano sociale nel caso in cui dei licenziamenti fossero inevitabili

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PENSIONAMENTO ANTICIPATO
Alcune informazioni utili

In varie unità aziendali SSR, si assiste attualmente al tentativo di convincere in tutti i modi le collaboratrici e i collaboratori più anziani ad andare in pensione prima del tempo. Che cosa bisogna osservare nel caso di un pensionamento anticipato? Ecco alcuni suggerimenti. Di Ernst Gräub, Segretario SSM Gruppo Televisione Zurigo.

 

La Commissione di Concertazione il 4.2.97 ha emanato delle direttive relative alla procedura da seguire in caso di pensionamento anticipato. Esse prevedono per il datore di lavoro l'obbligo di informazione sulle conseguenze finanziarie. Egli dovrà elencare l'ammontare della rendita e della rendita transitoria, i cambiamenti che si produrranno con il raggiungimento dell'età AVS (p.es. rimborso parziale della rendita transitoria), nonché le prestazioni della Fondazione per il Personale SSR (partecipazione ai contributi AVS, eventualmente indennità di partenza in capitale al raggiungimento dell'età AVS).

Alcune disposizioni sono cambiate con il passaggio dalla vecchia cassa pensione alla nuova Cassa pensione SSR. Si delineano inoltre adeguamenti minori riguardo alle prestazioni complementari della Fondazione per il personale SSR, la cui entrata in vigore è prevista nel 2004. Per i pensionamenti nell'anno 2003 si possono effettuare dei calcoli ben precisi. L'SSM suggerisce di decidere solo sulla base di calcoli effettuati o perlomeno verificati dall'ufficio della SSR a Berna competente per le questioni sociali e le assicurazioni.

Nessuna eccessiva urgenza!

Nel 1997 la Commissione di concertazione ha deciso che il termine entro il quale il collaboratore deve rispondere all'offerta sia definito in un accordo. In assenza di un tale accordo, verrà fissato un termine di tre mesi. La conferenza dei responsabili del personale il 13 novembre scorso ha confermato l'ulteriore validità delle direttive in questione. Ciononostante la pressione esercitata nei confronti del personale a volte è enorme.

Taluni collaboratori e collaboratrici godono di una buona protezione contrattuale, avendo già accumulato all' 1.1.2026 19 anni di contributi di cassa pensione. Possono permettersi di rifiutare offerte insoddisfacenti, sapendo che un licenziamento verrebbe a costare caro al datore di lavoro. La maggior parte del personale, invece, dispone di una protezione più carente; il tono usato nei loro confronti a volte è ben più rude e la pressione sui tempi più forte.

Come valutare un'offerta di pensionamento?

Cosa fare se il datore di lavoro tenta di spingere un collaboratore che vorrebbe continuare a lavorare fino a 62 anni ad andare in pensione a 60 anni, sottoponendogli un'offerta? Ecco cosa consiglia l'SSM:

Esaminare innanzitutto se l'offerta può veramente considerarsi tale, o se si tratta piuttosto di un'enumerazione di prestazioni dovute in ogni caso e quindi scontate.

Definire in seguito la differenza fra stipendio e rendita (rendita transitoria inclusa); e questo fino all'età di 62 anni. Bisogna inoltre calcolare di quanto è inferiore la rendita, se si va in pensione a 60 anni, e quali perdite a lungo termine ne conseguono (capitalizzazione).

Infine vanno calcolate le conseguenze finanziarie in caso di rifiuto di un'offerta del datore di lavoro. Un licenziamento in tronco è escluso, tuttavia il datore di lavoro ha comunque la possibilità di disdire il contratto di lavoro nel rispetto del termine di preavviso. È importante sapere che anche in caso di licenziamento in età pensionabile potenziale, l'indennità di partenza non è soppressa in ogni caso. Tuttavia, l'SSM ha più volte visto i responsabili del personale affermare esattamente il contrario.

L'art. 47.4 CCL sancisce che l'indennità di partenza è soppressa nei casi in cui, in seguito alla risoluzione del contratto di lavoro, il lavoratore percepisce una rendita della cassa pensioni o una prestazione analoga. È tuttavia utile sapere che un licenziamento in età potenzialmente pensionabile formalmente viene trattata alla pari di un pensionamento anticipato volontario, il quale fa scaturire una rendita. In merito all'art. 47, il manuale sulla gestione del personale SSR prevede una norma di applicazione del seguente tenore: per poter sopprimere l'indennità di partenza, la rendita deve ammontare ad almeno il 60%. L'SSM si è informato presso la SSR sulla validità attuale di tale norma di applicazione, chiedendo altresì se essa è applicata per analogia anche agli assicurati IP, se il tasso di conversione è inferiore al 7.2%. La SSR ha risposto in modo affermativo alle due domande. (Ovviamente, fatta eccezione dei casi in cui la rendita del 60% non è raggiunta, a conseguenza di un prelievo anticipato di capitale per proprietà immobiliare.)

In altre parole: un collaboratore che secondo il datore di lavoro dovrebbe essere messo in pensione anticipata, che però non raggiunge la rendita del 60% o il tasso di conversione IP del 7.2%, deve rivendicare l'indennità di partenza a cui avrebbe diritto in caso di licenziamento. Tale importo costituisce la base di ogni trattativa seria per una soluzione consensuale.

 

UN ESEMPIO

Calcolare lo scenario alternativo!

Quanto sia importante effettuare tutti i calcoli relativi allo scenario alternativo del licenziamento è dimostrato dall'esempio fittizio di un collaboratore da 18 anni in CCL che vorrebbe lavorare fino a 62 anni. All'inizio del 2003 gli si comunica l'intenzione di pensionarlo il 31.12.2003, ovvero a 60 anni. Gli vengono presentate cifre relative alla rendita ridotta e alla rendita transitoria. Magari gli viene offerta una modesta rendita addizionale (p.es. CHF 40'000) per compensare le perdite di reddito. Presumibilmente il datore di lavoro chiederà per contro al collaboratore di ritirare il suo saldo di congedo compensativo (p.es. 160 ore). Il collaboratore ora può procedere al calcolo, riflettendo sullo scenario alternativo seguente: se è vero che in caso io nel mese di marzo 2003 rifiutassi l'offerta dopo un periodo di riflessione adeguato il datore di lavoro può licenziarmi, è anche vero che visto il termine di disdetta di sei mesi, il licenziamento è possibile solo per fine settembre. Il mio avere sul conto congedo compensativo deve essere corrisposto in denaro, inoltre ho diritto ad un'indennità di partenza di 12 mensilità (p.es. CHF 90'000). Posso inoltrare domanda al Consiglio di Fondazione CPS, affinché mi venga concessa la possibilità di continuare l'assicurazione a mie spese per tre mesi, considerando la mia situazione di particolare necessità, cosa che mi costerebbe una parte del mio avere sul conto congedo compensativo. Al 31.12.2025 vado dunque in pensione con diritti invariati alla rendita e alla rendita transitoria. Evidentemente, tale scenario è molto più vantaggioso rispetto alla proposta offerta dal datore di lavoro.

 

Pensionamento prima dei 60 anni

Il CCL sancisce che collaboratori e collaboratrici possono andare in pensione a loro richiesta nella fascia d'età compresa fra i 60 e i 65 anni, di regola tuttavia al raggiungimento del 62° anno di età. La cassa pensioni ora prevede come novità una rendita già a partire da 58 anni. Per la stragrande maggioranza del personale, un pensionamento prima dei 60 anni non entra in considerazione per motivi finanziari. Ciononostante è utile analizzare la situazione relativa ad un pensionamento in età compresa fra 58 e 60 anni. Vi sono tre varianti possibili:

1. Il collaboratore decide di sua libera volontà di rescindere il contratto di lavoro prima del 60° anno di età e di ricorrere alle prestazioni della cassa pensioni.
Conseguenze: Nessuna rendita di transizione fino all'età di 60 anni, nessuna prestazione ai sensi dell'art. 47 e 48 CCL, nessuna addizionale indennità di partenza in capitale.

2. Il datore di lavoro obbliga il collaboratore ad andare in pensione, licenziandolo.
Conseguenze: la persona assicurata può ricorrere alle prestazioni vecchiaia della cassa pensioni o inoltrare domande di proseguimento dell'adesione alla cassa pensioni a sue spese. Il datore di lavoro ha l'obbligo delle prestazioni ai sensi dell'art. 47 e 48 CCL.

3. Il datore di lavoro punta al pensionamento anticipato e trova un accordo con il collaboratore in un'apposita convenzione. Tale convenzione può prevedere ad esempio le seguenti prestazioni da parte del datore di lavoro: riscatto di anni assicurativi, rendita transitoria per il lasso di tempo rimanente fino all'età di 60 anni, indennità in capitale per compensare la differenza della rendita.
Conseguenze: a condizione che le prestazioni complessivamente corrispondano al diritto garantito della rendita di invalidità (60% più rendita transitoria), in base alle disposizioni attualmente in vigore, le prestazioni ai sensi degli art. 47 e 48 CCL vengono a cadere.

 

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LA NUOVA LEGGE RADIO TV

Il nuovo progetto di legge sulla Radio e Televisione elaborato dal Consiglio federale è disponibile dal mese di dicembre. Attualmente è oggetto delle consultazioni preliminari in seno alla commissione competente del Consiglio nazionale.

 

Di Philipp Cueni

Il periodo di validità della Legge Radio e Televisione attualmente in vigore è caratterizzato da un lato dal boom delle stazioni radio e televisive private e dall'altro dalla dolorosa sconfitta delle reti televisive private nelle regioni linguistiche. Nello stesso lasso di tempo, la SSR ha consolidato la propria posizione di diffusore di servizio pubblico - nonostante la deregulation internazionale e la privatizzazione nel settore audiovisivo avvenuta contemporaneamente, che non ha però impedito alla SSR di respingere gli attacchi politici contro il „monopolio" della SSR.
Ora che si presenta una nuova Legge Radio e Televisione incentrata su due punti chiave, vale la pena soffermarsi su alcuni aspetti: da un lato si conferma e si rafforza l'esistenza di un diffusore di servizio pubblico, la SSR per l'appunto, mentre dall'altro si migliora o almeno si stabilizza l'opportunità di mercato delle emittenti private - e ciò accadde, ironia della sorte, proprio attraverso le disposizioni di legge.

Ampio consenso


Sui punti cardinali citati, la Legge raccoglie un consenso sorprendentemente ampio. La necessità di una SSR forte è incontestata per il dibattito politico e sociale, per la realtà culturale in Svizzera e per le quattro regioni linguistiche di questo Paese. Ormai tutti si sono accorti che la televisione privata nazionale, o a livello delle regioni linguistiche, in Svizzera non è finanziabile, e questo a prescindere dall'esistenza o meno delle rispettive normative.
La vera novità del progetto di legge interessa la ripartizione del canone: i privati ne ricevono una fetta più grande - il 4% al massimo - pari a circa 50 milioni (contro gli attuali circa 12 milioni). Il vincolo imposto per lo splitting è costituito dal mandato di prestazione: riceveranno il canone solo le televisioni private che contribuiscono alla copertura dell'attualità con notizie regionali nonché le stazioni radio che offrono alle agglomerazioni programmi alternativi non commerciali.
Lo splitting del canone di abbonamento permetterà quindi una presenza di dieci dodici emittenti subregionali al massimo.

Mantenere l'equilibrio


L'SSM ha sempre rivendicato l'attuazione di un sistema in grado di mantenere il giusto equilibrio fra la garanzia dell'esistenza della SSR da un lato, e l'opportunità di mercato per i privati dall'altro. Il progetto di legge realizza la richiesta attraverso una regolamentazione pubblicitaria asimmetrica (p. es. pubblicità per bevande alcoliche leggere o spazi pubblicitari in radio solo per i privati, e non per la SSR), grazie ad una suddivisione del mandato di prestazione e all'applicazione di una chiave per lo splitting del canone. Tale equilibrio sembra accettato in larga misura a livello politico, anche se rimangono delle accese controversie sui singoli punti: la SSR vuole la compensazione di eventuali perdite di canone e la riduzione delle restrizioni in materia di pubblicità; alcuni privati da parte loro, rivendicano una partecipazione maggiore ai proventi dal canone di abbonamento.

Quale controllo per la SSR?


A parere della SSR, la Legge comporterebbe una regolamentazione eccessiva che limita le attività dell'emittente attraverso svariate istanze di controllo. Pur avendo la massima comprensione per le richieste di flessibilità e autonomia della SSR, è lecito distinguere fra autonomia imprenditoriale e indipendenza redazionale. L'impresa SSR ha ricevuto un mandato di prestazione pubblico e ottiene in cambio il privilegio del canone. Sembra pertanto più che logico che la SSR sia sottoposta ad un certo controllo pubblico. In merito alla gestione aziendale si punta all'organo supremo di vigilanza (finora Comitato del Consiglio centrale, ora Direzione superiore), nonché al controllo finanziario. A proposito della Direzione superiore: finora la SSR è riuscita ad accaparrarsi il diritto ad eleggere i due terzi del suo „Consiglio di amministrazione " - nella prima proposta di legge, la Direzione superiore era ancora nominata al 100% dal Consiglio federale. E a livello di controllo finanziario, la Legge mira ad una „maggior autoresponsabilità della SSR " e più „ meccanismi di autoregolamentazione ". Nella contabilità la SSR dovrà applicare gli stessi principi imposti anche alle società anonime. Ma persino un controllo finanziario di tale tipo sembra andar troppo stretto alla SSR. Nell'ottica sindacalista, invece, si impone un certo scetticismo.
Per quanto riguarda il palinsesto, l' istituzione di ricorso AIER continuerà le proprie attività sotto nuovo appellativo. Il compito dell'AIER - in analogia ad un tribunale - è quello di valutare i reclami relativi alle singole trasmissioni. La AIER è sempre stata contestata dai professionisti dei vari programmi. L'SSM propone ad esempio di sostituire la AIER con un organo di „autocontrollo" simile al Consiglio della Stampa. Per garantire la qualità del programma, il nuovo Comitato consultivo, incaricato di vigilare sull'attuazione del mandato di prestazione e sullo sviluppo del palinsesto portando avanti il dibattito pubblico, sembra invece assai sensato. Il Comitato consultivo, senza competenza di intervento o sanzione, attraverso la vigilanza qualificata e soprattutto attraverso il dibattito pubblico, dovrà arginare l'erosione della qualità del mandato di prestazione per interessi commerciali. Sorprende che sia stato proprio tale organo a suscitare finora l'opposizione politica maggiore.

Buona garanzia di qualità


La Legge introduce a diversi livelli aspetti qualitativi che tengono conto dell'importanza particolare dei media elettronici per la cultura, per il processo democratico di formazione di opinione e per il dibattito pubblico. Così si vuole promuovere la formazione e il perfezionamento, definendo inoltre i requisiti minimi per tutte le emittenti: rispetto dei diritti di base e della dignità dell'uomo e della donna, nessuna discriminazione razziale, nessuna banalizzazione della violenza, ecc.. L'SSM ha proposto di includere nella Legge anche le regole fondamentali del giornalismo (carta del Consiglio della stampa).
Un elemento nuovo - e anche questo rientra nella tutela della qualità! - è costituito dall'obbligo di tutte le emittenti, SSR e privati, che ottengono una concessione, di attenersi alle prescrizioni del diritto del lavoro e alle condizioni di lavoro di categoria.
Prima che il progetto di legge del Consiglio federale passi alle Camere è ora oggetto di esame della commissione preliminare del Consiglio nazionale. Ecco il momento più opportuno per le attività dei gruppi di pressione. La SSR, le organizzazioni settoriali radio/tv private, il settore pubblicitario e naturalmente i giornalisti tenteranno di convincere i partiti politici della validità delle loro proposte di modifica. L'SSM ha già avuto occasione di esporre le proprie posizioni direttamente in seno alla commissione del Consiglio nazionale.

 

LE PREOCCUPAZIONI DELLA CORSI

 

La CORSI ritiene che la costituzione di un Comitato consultivo che sorvegli
l'operato della SRG SSR sia contrario ai principi di democraticità che sono
alla base della CORSI medesima. L' assemblea dei soci, il Consiglio del
pubblico, il Consiglio regionale (in larga parte diretta espressione della
volontà dei soci) hanno sempre garantito agli oltre duemilacinquecento soci
della Cooperativa la possibilità di dare un fattivo contributo alla
valutazione dei programmi della RTSI. Questo ruolo rischia ora di venir meno
perchè delegato a un ristretto numero di semiprofessionisti, in larghissima
parte designati dal Consiglio federale.
La CORSI riconosce la necessità di un osservatorio nazionale sulla scena del
panorama radiotelevisivo. Auspica però che sia rivolto a tutti i beneficiari
di una Concessione e, soprattutto, che le sue modalità di costituzione e
funzionamento non vanifichino quanto la CORSI ha potuto costruire negli anni
con la fattiva collaborazione dei propri soci.


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PRESSIONI SUI GIORNALISTI

Cosa pensate del dibattito che è nato in Ticino attorno al rapporto Allenbach sulle pressioni sui giornalisti?

Abbiamo rivolto questa domanda ai tre relatori della serata organizzata da SSM e Comedia nel mese di decembre scorso presso l'USI di Lugano.

Ecco cosa ci hanno risposto:

Stephan Russ-Mohl,
professore di giornalismo e media Management, USI

 

Il dibattito nato attorno al rapporto Allenbach è importante, ma il Ticino non è tanto diverso dal resto del mondo. Questo cantone è senz'altro un piccolo mondo, ma anche il mondo di Milano, Zurigo e Berlino lo sono altrettanto. I meccanismi che Allenbach descrive funzionano ovunque.

Essendo appena arrivato in Ticino, non mi sento ancora in grado di commentare la sua situazione specifica: posso solamente ringraziare Beat Allenbach per avermi fornito materiale utile per le mie ricerche. Ciò nonostante, rimane un problema: immaginiamo che Allenbach sia un Bob Woodward ticinese ed io l'ombudsman del Washington Post, Geneva Overholser. Questo ombudsman ammira il suo collega Woodward per il lavoro investigativo svolto, ma deve allo stesso tempo criticarlo per il suo uso di fonti anonime. Perché Allenbach le deve nascondere? Metterebbe veramente in pericolo le proprie fonti se esse dicessero le stesse cose "on the record"? Manca trasparenza.

Questa trasparenza mi manca in modo particolare quando Allenbach richiede più trasmissioni di critica sull'università. Come in ogni istituzione, ci sono critiche da fare all'USI - ma anche queste critiche dovrebbero essere trasparenti. Le voci daneggiano. Forse questa è la cosa più importante che devo insegnare ai miei studenti se vogliono diventare buoni giornalisti. E, in quanto cittadini, vorrei far loro capire che il coraggio di criticare in pubblico, "on the record", è il coraggio principale per sviluppare e far crescere la democrazia.

 

Michele Fazioli
responsabile testate giornalistiche della TSI

 

Ho molta stima per Beat Allenbach ma ho criticato il suo studio sul rapporto fra politica e giornalismo in Ticino. Le pressioni esistono, eccome, e bisognerebbe parlare di quelle vere , non di quelle aneddotiche raccolte nei cortili del "poltically correct". Io non contesto il fenomeno: io critico il rapporto. Riassumo:
L'inchiesta è stata condotta interrogando direttori di testate e soprattutto molti giornalisti i quali, anonimamente, hanno buttato addosso al povero inquirente tutta una seriedi presunti esempi di pressione (ma senza prova alcuna), derivati spesso da proprie frustrazioni personali: se un capo ti taglia un tuo pezzo, preferisci gridare alla censura politica piuttosto che ammettere che il pezzo era insufficiente. I veri, più flagranti o più infidi tentativi, subiti o no, di pressione politica non sono nemmeno stati citati.
Sul piano personale, mi ritengo offeso dal capitoletto a me dedicato, in cui si dichiarava nel titolo che io sarei "più politico che giornalista", con il pretesto che interrogando i politici di ogni tendenza da molti anni io sarei condizionato da loro in modo eccessivo: una sciocchezza. Allora che dire di tutti gli altri colleghi che da 20 anni intervistano anche loro gli stessi politici? Perché soltanto Fazioli dovrebbe essere colpito "dal tarlo dell'autocensura?" Sento odore di giudizio precotto, dunque di pregiudizio. Prove, per favore, non illazioni.
Contesto infine, nella sua assolutezza, il principio secondo cui quando il giornalista si avvicina al politico lo deve fare sempre con diffidenza, quasi che la sua missione sia quella di stare in guardia, a nome del "popolo", nei confronti del "male in sé" della politica. La politica va testimoniata, capita, rappresentata dal servizio pubblico giornalistico prima ancora che criticata; poi va anche analizzata e dunque anche criticata quando è il caso, persino con durezza. Ma il rapporto deve essere una continua verifica dialettica, basata sulla vigilanza ma non sul sospetto pregiudiziale.

 

Beat Allenbach
giornalista ex corrispondente del Tages Anzeiger

 

 

Informazione ampia, discussione scarsa

Nella vasta eco al mio rapporto spiccavano gli approfondimenti di "LaRegione" e della RSI. La discussione organizzata dai sindacati in dicembre ha avuto un bel successo di pubblico; ho interpretato la folta presenza di giornaliste e giornalisti quale segno che il discorso sull'indipendenza del giornalista sia un tema di grande attualità. Tuttavia la discussione sulle pressioni politiche era molto difficile poiché Michele Fazioli, sul podio tra altri con me, si sentiva offeso dal mio rapporto ed egli ritoccava continuamente questo tasto.

La lunga trasmissione della TSI del 20 gennaio scorso, purtroppo, non ha portato avanti il discorso sul giornalismo. Come dissi in quell'occasione mancavano i giornalisti, confrontati in prima persona con pressioni e condizionamenti, mentre erano presenti tanti direttori. Tra di loro erano d'accordo che le pressioni politiche sui media non erano in Ticino un problema, una preoccupazione sarebbero piuttosto le pressioni economiche. Mancava la disponibilità a riflettere sull'indipendenza dei giornalisti e sul loro ruolo quale garante di fronte ai lettori. Non pretendo che il mio rapporto sia oro colato, ero e sono disponibile a metterlo in discussione. Il mio scopo era di aiutare a guardarsi allo specchio di modo che i singoli media nonché le giornaliste e i giornalisti potessero controllare se nel loro ruolo di informatori rispettano le regole raccolte nella Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista, emanata dal Consiglio svizzero della stampa. In questa premura ho fallito. Spero comunque che nei sindacati si continui a insistere sull'importanza dell'indipendenza dei giornalisti, un compito oggi essenziale poiché attorno ai media si muove un esercito di portavoci e di specialisti di pubbliche relazioni che si sforzano di spingere i media nella direzione voluta dai loro committenti.

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L'IMMAGINE DELLE DONNE

Il 7 marzo scorso si è tenuta a Berna una giornata sull'immagine delle donne e degli uomini veicolata dai mass media con un accento particolare all'ambito della politica. La giornata alla quale hanno partecipato un centinaio di persone è stata organizzata dall'SSM, da Comedia e dalla Commissione federale per le questioni femminili con il titolo:

Politiquement correct - un point c'est tout?
L'image des femmes et des hommes véhiculée par l'information politique

Diversi i relatori intervenuti: Roger Blum, professore in scienze dei media all'università di Berna; Bettina Nyffeler, specialista in scienze sociali, UFCOM e autrice di uno studio sulle elezioni federali del 1999; Dagmar Skopalik, responsabile delle relazioni pubbliche di ZDF, Germania; Bernadette van Dijck, Advisor Media-policy, Netherlands Public Broadcasting, Olanda; Silvie Durrer, linguista, UNI Losanna; Chiara Simoneschi-Cortesi, presidente della commissione federale per le questioni femminili e Enrico Violi, vicepresidente della stessa commissione. Il pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con Ueli Haldimann, SF DRS; Peter Haerle, Tages-Anzeiger; Cristina Savi, RSI; Edmée Cuttat, Tribune de Genève. Moderatrice Sabine Bitter, Radio DRS.

Si è trattato di una giornata ricca di spunti interessanti. Troppo spesso ci si dimentica di come l'immagine che i media trasmettono condizioni la società stessa, di come i giornalisti perpetrino spesso anche inconsciamente, dei cliché legati alla svalorizzazione della donna. È soltanto prendendo coscienza dei processi consci e inconsci che fanno parte del nostro lavoro che riusciremo a modificare l'immagine che trasmettiamo. Secondo la linguista Silvie Durrer, lo humour rappresenta in questo campo uno strumento molto interessante per esplorare "le fond de la corbeille" del nostro inconscio.

Riprendiamo qui sotto le raccomandazioni pubblicate dalla Commissione federale per le questioni femminili per le professioniste e i professionisti dei media in vista delle elezioni federali 2003. Le stesse si possono trovare anche alla pagina: www.comfem.ch

 

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Prospettiva Gender


13 raccomandazioni per le professioniste e i professionisti dei media in vista delle elezioni federali 2003

Per le persone impegnate in politica, la presenza nei media costituisce un fattore decisivo di successo. Solo chi è presente alla radio, in televisione e nei giornali è conosciuto anche dall'elettorato. Già nella fase di ricerca delle candidature e di allestimento delle liste, i media svolgono un ruolo determinante per il successo elettorale delle candidate e dei candidati. Durante la campagna elettorale, le giornaliste e i giornalisti scelgono i temi e le persone da presentare.
Per assicurare una presenza paritaria dei sessi è perciò necessaria una programmazione consapevole. Questo impegno dei media rappresenta un segnale importante per i partiti e per l'opinione pubblica.

Raccomandazioni per l'offerta informativa elettorale


1. Obiettivo. Durante la campagna elettorale le responsabili e i responsabili dei media si pongono l'obiettivo di riservare alle donne un posto equivalente a quello degli uomini e, negli articoli e nelle emissioni elettorali, di dare loro altrettanto spazio e tempo che agli uomini.


2. Piano. Le redazioni elaborano per l'intera offerta informativa elettorale un piano che consideri l'esigenza della parità dei sessi.


3. Impegno. Le responsabili e i responsabili dei media comunicano ai partiti e all'opinione pubblica che, per tutte le trasmissioni e i contributi elettorali, si impegnano ad assicurare una partecipazione paritaria di donne e uomini.


4. Informazioni oggettive e analisi. I media fanno conoscere per tempo i dati di fatto e le analisi riguardanti la partecipazione politica delle donne e degli uomini. L'attualità viene inserita in tale contesto.


-Ancor prima che i partiti stabiliscano i nomi delle candidate e dei candidati, i media illustrano la sottorappresentanza delle donne in politica e analizzano le differenze tra i partiti e tra le regioni.

-Essi informano le elettrici e gli elettori sulle modalità con le quali i partiti affrontano la parità al loro interno e nella società.

-Essi analizzano le proposte elettorali dei partiti dal punto di vista della parità: qual è la percentuale di candidate? Come si è sviluppata rispetto alle elezioni precedenti? Cosa si evince dal confronto con gli altri partiti?

-Essi confrontano la presenza delle donne sulle liste elettorali con le loro reali probabilità di elezione.


5. Le candidate e i candidati. Le redazioni si adoperano affinché nell'offerta informativa elettorale le candidate e i candidati siano rappresentati in modo paritario o per lo meno corrispondente alla loro presenza percentuale sulle liste.


6. Nuove candidature. I media presentano con maggiore frequenza anche le donne che si candidano per la prima volta. Finora le informazioni elettorali si concentravano prevalentemente sulle politiche e i politici che si ripresentavano e che, grazie al loro bonus di "uscente", beneficiavano di regola di una maggiore notorietà e di migliori prospettive elettorali di coloro che si presentavano per la prima volta. Questa prassi penalizza però le donne, poiché esse sono sottorappresentate tra le persone "uscenti" in lista.


7. Tematiche. Le giornaliste e i giornalisti pongono le domande e intervistano sia le candidate sia i candidati sulle stesse tematiche.


8. Tempi di parola. I media elettronici provvedono affinché i tempi di parola siano equamente ripartiti tra le donne e gli uomini.


9. Valutazione. Quando si valuta l'offerta informativa elettorale, si analizza anche la presenza nei media delle candidate e dei candidati.1 I risultati vengono discussi in seno alle redazioni e agli organi dirigenti. Sulla base dell'analisi si procede all'ulteriore ottimizzazione dei servizi informativi elettorali.


Raccomandazioni generali


10. Parità interna. Le responsabili e i responsabili dei media si impegnano affinché la promozione delle pari opportunità dei sessi diventi una componente stabile della politica e della cultura imprenditoriale. La realizzazione di misure concrete e il controllo regolare dei loro effetti, è di cruciale importanza.


11. Formazione continua. Le giornaliste e i giornalisti si interessano alle questioni inerenti alla parità e alla situazione delle donne e degli uomini nella società. Tramite offerte interne ed esterne di formazione continua vengono loro trasmesse le basi per la realizzazione di servizi esenti da stereotipi sessuali e per l'impiego di un linguaggio che consideri entrambi i sessi.


12. Esperte ed esperti. Le giornaliste e i giornalisti allestiscono un elenco di esperte ed esperti delle diverse materie. Quando un tema diventa d'attualità invitano un numero uguale di esperte ed esperti a esprimere un parere davanti ai microfoni e alle telecamere. Per contributi e interviste negli organi di stampa, alla radio e alla televisione interpellano le donne e gli uomini sugli stessi argomenti. Con ciò fanno capire al pubblico che le conoscenze e il modo di vedere di entrambi i sessi sono rilevanti per la società.


13. La parità quale tema trasversale. I media informano regolarmente sullo sviluppo della parità nella vita politica e nella società. Tematizzano in quali ambiti e con quali modalità le donne si impegnano politicamente.
1 cfr. Commissione federale per le questioni femminili (a cura di); Bettina Nyffeler (autrice): Elezioni federali 1999:
massmedia, politica e parità. Analisi dell'offerta informativa delle emittenti radio-tv svizzere a diffusione nazionale in merito ai programmi trasmessi prima delle elezioni federali del 1999 e incentrata sullo spazio riservato alle donne e agli uomini. Berna, 2001. Sintesi dello studio, 26 p.; versione integrale solo in tedesco, 92 p. Disponibile su: www.comfem.ch/publikation_i.htm

 

A cura della
Commissione federale per le questioni femminili
Schwarztorstrasse 51 3003 Berna
Tel. 031 322 92 75 / Fax 031 322 92 81
www.comfem.ch

Queste raccomandazioni per le professioniste e i professionisti dei media escono nelle versioni
tedesca, francese e italiana. Sono disponibili anche in internet:
www.comfem.ch (rubrica Pubblicazioni)
Berna, marzo 2003

 

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