| SSMinformatore | Nr.271 | |||||
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NECESSITÀ
DI UN CAMBIAMENTO
Non diciamo certamente nulla
di nuovo se affermiamo ancora una volta che non siamo assolutamente
soddisfatti del sistema salariale in vigore alla SSR. Il sistema nelle intenzioni
doveva premiare i più bravi e stimolare a migliorare gli
altri con la prospettiva di raggiungere il premio. In realtà
ha creato quasi solamente degli scontenti perché, se il
premio ricevuto una volta non si ripete ogni anno, i collaboratori
rimangono delusi e raramente capiscono le ragioni del mancato
ottenimento, oppure chi di premi non ne riceve dice di essere
discriminato e pure loro sono scontenti e demotivati. Altro fallimento per non chiamarla farsa, sono stati gli annuali negoziati SSR-SSM per definire l'aumento della massa salariale. Mai si è raggiunto un risultato accettabile dalle parti e si è dovuto sempre trovare una soluzione tramite l'istanza di arbitrato esterna. L'attuale sistema salariale
inoltre non permette più di avere regole chiare e trasparenti
nemmeno per la rimunerazione della categoria dei quadri così
che i sospetti di disparità di trattamento (peraltro suffragati
da alcuni dati casualmente trovati) si moltiplicano aumentando
il malcontento e, quel che è più grave, fa frattura
tra personale e quadri. Insomma il sistema non funziona e vogliamo
cambiarlo.
NUOVA
CASSA PENSIONE SSR, Il consiglio di fondazione è stato scelto, quattro rappresentanti SSR e quattro SSM si occuperanno dei nostri soldi Il 18 settembre è stata ufficialmente
formalizzata la creazione della Fondazione Cassa Pensione della
SSR. Come sono stati i primi incontri? Quali sono stati i primi temi affrontati? Siamo tutti freschi freschi di nomina. Si
tratta ora soprattutto di imparare a destreggiarsi nei meandri
di una fitta rete di regolamenti. Il primo lavoro è stato
ovviamente la fondazione di questa nuova cassa pensione, con
tutti gli aspetti giuridici che essa comporta. Quali margini di manovra avete per modificare questo regolamento? In teoria potrebbe essere ancora completamente cambiato. In pratica il regolamento preparato dal gruppo di lavoro, risponde ampiamente alle aspettative principali del personale. Si tratterà di operare qua e là qualche ritocco, magari anche sostanziale, nell'interesse della cassa che in definitiva poi deve corrispondere a quello dei dipendenti. Quali garanzie offre questa cassa? Va sottolineato che si tratta di una cassa relativamente grossa e autonoma, con un capitale di copertura di circa 800 milioni di franchi . Ciò garantisce un margine di vigilanza nettamente migliore e più trasparente rispetto alle casse legate alle compagnie private di assicurazione.
Com'è il clima di lavoro e di collaborazione? A differenza di una contrattazione tradizionale,
dove le parti si affrontano anche in modo piuttosto duro, in
una cassa pensione del personale gli interessi dovrebbero essere
molto meno contrastanti. C'è da sperare che tutti gli
otto membri del Consiglio di fondazione della cassa (quattro
rappresentanti del personale e quattro rappresentanti della direzione
SSR) abbiano come scopo principale gli interessi dei dipendenti.
Di conseguenza il clima dovrebbe essere più disteso e
conciliante.
Come sarà la politica di investimento? Il capitale a rischio investito in valori
finanziari corrisponde grossomodo al 25% del capitale globale
(oltre 200 milioni di franchi). Avete parlato di investimenti "etici"? La finanza dietro il paravento dell'etica può nascondersi facilmente, tutto viene "eticizzato" dietro ad accorgimenti di facciata. Si tratterà di investire nelle società che meglio si conoscono, più affidabili e il più possibile in Svizzera anche perché il capitale pensionistico possa avere un riscontro diretto sull'economia nazionale.
E i margini di sicurezza? È dimostrato che le casse autonome, come la nostra, hanno resistito meglio all'urto. Inoltre per il primo anno vivremo una situazione del tutto privilegiata, inizieremo con gente che paga e nessuno che riceve. Infatti quelli che andranno in pensione entro fine anno saranno retribuiti dalla cassa pensione Publica. Quindi inizieremo con una situazione più che sana.
I collaboratori possono stare tranquilli anche considerato quanto si va delineando a livello politico in questi ultimi tempi? A medio termine ci sarà la revisione della legge federale sul secondo pilastro i cui punti principali sono già stati presi in considerazione nel nostro regolamento. Questa revisione porterà purtroppo anche qualche peggioramento. La diminuzione dal 4 al 3 o al 3.5% del tasso di rendimento non ci toccherà però immediatamente, infatti noi abbiamo garantito, al massimo della pensione, il 60% del salario assicurato e questo non ce lo tocca nessuno. A lungo andare però la riduzione potrebbe portare alla necessità di dover aumentare il capitale globale di copertura della cassa e quindi prima o poi si dovrà o pagare di più o prendere di meno.
Dopo un primo anno di assestamento dove si
è dovuto partire con qualcosa di completamente nuovo,
dove si sono dovuti risolvere diversi problemi pratici, ad esempio
il problema dei pasti, la struttura si è a poco a poco
consolidata.
IL SECONDO, È UN PILASTRO CAVO! Una riduzione di quest'articolo (scritto per l'Informatore) è già apparso su "La Regione" il 2 ottobre scorso sotto la rubrica "spazio aperto"
Alzi la mano chi… …ci ha davvero capito qualcosa. E' chiaro per tutti che la riduzione del tasso di rimunerazione minimo dei capitali del 2°pilastro significa ridurre le future rendite del 5-15%, escluse quelle di chi lavora alla SSR, almeno per il momento, perché nella sua nuova cassa, come nella CPC, vige ancora il primato delle prestazioni (tranne per gli affiliati all'IP). Ma, chi ha capito la differenza fra il primato delle prestazioni e quello dei contributi? Fra una cassa di pensione autonoma e una fondazione di previdenza gestita da una compagnia di assicurazione? Fra il sistema di finanziamento del 1°pilastro (ripartizione) e quello del 2°pilastro (capitalizzazione)? Queste domande non sono un pretesto per rilasciare la patente di ignoranti a chi si accinge a leggere questo articolo, bensì a spiegare come mai è possibile sottrarre al popolo dei salariati svizzeri una parte non indifferente del loro reddito (differito, ma pur sempre loro!) senza che se ne accorgano (o quasi). Infatti la complessità del sistema dei 3 pilastri (AVS/AI+ previdenza professionale + risparmio privato), e soprattutto del 2°, è una specie di cortina fumogena che maschera i reali interessi in gioco e fa da anestetico per i salariati che subiscono lo spreco o lo scippo (come l'ha definito Silvano Toppi) dei loro risparmi. Nell'"immaginario collettivo" infatti sembra spesso che le pensioni siano frutto della generosità padronale e non siano invece parte della rimunerazione del proprio lavoro, pagata sotto forma di contributi (compresi quelli padronali) e accantonati per il futuro. Anche l'AVS, d'altro canto, è percepita piuttosto come una protezione sociale generosamente offerta dallo stato (o persino dal governo).
Promesse da marinaio per affondare le pensioni popolari La diminuzione del tasso di rimunerazione
dei fondi di previdenza, la gestione scadente e lo scarso controllo
da parte degli uffici federali, sono soltanto una prima avvisaglia
della fragilità e dell'irrazionalità congenite
al sistema dei tre pilastri. Sistema istituito in Svizzera con
la votazione federale del 1972 in cui è stata bocciata
l'iniziativa per la trasformazione dell'AVS/AI in una pensione
popolare che coprisse le esigenze della maggior parte della popolazione.
Per far digerire il rospo si disse allora che le casse pensioni sarebbero state più sicure dell'AVS, meno vulnerabili alle fluttuazioni della congiuntura, dei salari e della crescente longevità, perciò avrebbero garantito una rendita proporzionale all'ultimo salario mediante il primato delle prestazioni… Oggi le casse che offrono queste garanzie
sono ormai una minima parte (meno di un quarto degli assicurati).
Ma per quanti anni ancora saranno in grado di farlo? Un esempio
recente: la cassa pensioni dei dipendenti della città
di Lugano ha appena deciso di passare al primato dei contributi.
Queste caratteristiche tecniche erano note sin dall'inizio, perciò si sapeva che il 2° era un pilastro fragile, che tende a svuotarsi lentamente dall'interno come un pozzo senza fondo; un pilastro cavo, appunto.
Era tutto prevedibile, eppure… … i partiti di governo hanno preferito
bloccare una solida estensione dell'AVS, mediante lo specchietto
per le allodole chiamato sistema dei tre pilastri. Per quale
motivo? Nel 2°pilastro invece non c'è solidarietà,
c'è solo compensazione dei rischi fra chi muore presto
e chi vive a lungo, fra sani e invalidi. I capitali del 2°pilastro sono dunque miliardi di salario differito alla ricerca del massimo profitto, a scapito di chi? Degli stessi salariati, che saranno più sfruttati (magari nel terzo mondo) o persino licenziati in seguito a proficue ristrutturazioni; oppure a scapito dell'ambiente… Se almeno i salariati, proprietari dei risparmi, tramite i loro rappresentanti nei consigli di gestione delle casse pensioni, imponessero dei principi etici ed ecologici per la scelta degli investimenti e li facessero valere nelle assemblee degli azionisti, si limiterebbero i danni… Ma non si risolverebbe comunque il problema di fondo.
I difetti sono congeniti Anzitutto c'è il rincaro che rosicchia progressivamente il valore reale (potere d'acquisto) dei capitali risparmiati nel 2°pilastro ed è tecnicamente difficile e oneroso (per gli assicurati) adeguare le rendite al carovita. Con il sistema di ripartizione dell'AVS, invece, l'adeguamento al rincaro è quasi automatico visto che i salari solitamente seguono l'evoluzione del rincaro. La gestione e l'amministrazione del 1°pilastro è più razionale. Nel 1999 (anno di riferimento per il confronto fra i due pilastri) è costata 329 milioni (di cui 93 per l'AVS e 236 per l'AI). Quella delle circa 10'000 istituzioni del 2°pilastro è costata 2300 milioni! Per ogni assicurato quasi 9 volte di più, anche perché incidono molto i costi di gestione fatturati dalle assicurazioni private (possono superare anche i fr. 300.- all'anno per ogni assicurato!). Nel 1°pilastro i cambiamenti di vita professionale (cambiamento di datore di lavoro, tempo parziale, lavoro temporaneo e saltuario, congedi, disoccupazione) non sono un problema per gli assicurati, mentre nel 2°pilastro rappresentano una complicazione e spesso provocano maggiori costi o perdite. Un difetto congenito non indifferente ce l'ha però anche l'AVS, quello legato all'invecchiamento della popolazione e quindi al fatto che il numero delle persone attive che pagano i contributi diminuiscono progressivamente rispetto a quelle che ricevono le rendite, più numerose perché si allunga la speranza di vita. Questo richiede un lento e progressivo aumento delle entrate. Uno spauracchio sbandierato da tempo per giustificare il ridimensionamento dell'AVS già dalla prossima 11arevisione. Ma abbiamo visto che anche nel 2°pilastro in futuro le entrate devono crescere e le pensioni diminuire, per motivi finanziari, ma anche a causa dell'allungamento della speranza di vita. Andrebbe dunque valutato realisticamente con
quale sistema lo svantaggio dovuto all'invecchiamento è
inferiore, tenuto conto però degli altri grandi vantaggi
che garantisce il sistema dell'AVS/AI in confronto alla previdenza
professionale. Sicuramente per molti settori i capitali accumulati
dal 2° pilastro sono una vera manna e avranno anche contribuito
a creare dei posti di lavoro. Ma non dovrebbe essere questo lo
scopo della previdenza professionale. Vale poi la pena ricordare
anche qualche effetto perverso sul mercato immobiliare e su quello
borsistico, dovuto al dirottamento di enormi masse di risparmio
in fondi di previdenza vincolati, prevalentemente alla ricerca
di un investimento sicuro.
Il 2°pilastro non è una fatalità! La frittata è fatta, ma non lasciamola
bruciare. Anche l'SSM dovrebbe sostenere questa proposta,
consapevole del fatto che per i redditi piuttosto alti, come
quelli di una parte degli impiegati della SSR, sarebbe comunque
utile mantenere una cassa pensione. Sono scelte politiche molto importanti perché incidono sulla ripartizione del reddito nazionale fra profitti e salari ed è per questo che già oggi gli esponenti dei partiti borghesi, nonostante la fragilità delle casse pensioni sia apparsa alla luce del sole, gridano forte che comunque il 2°pilastro non si tocca! Al di là dei piccoli ritocchi attualmente in discussione, un vero miglioramento del sistema pensionistico, per andare in porto, richiede una grande consapevolezza e una grande combattività dei salariati, dei loro movimenti sindacali e dei loro partiti. La manifestazione dei 15000 a Berna è forse stata un primo segnale in questa direzione?
Riprendiamo qui sotto alcuni stralci di un
articolo apparso su, "impulsion" il nuovo giornale
SSM della svizzera romanda. I quadri della TSR hanno beneficiato a partire dal '99, degli stessi privilegi che nel settore privato svizzero. Aumenti sostanziali dei salari, premi sistematici, cospicue indennità, contributi LPP hanno riempito le loro tasche. Agli inizi degli anni 90 si sono a poco a poco abbandonati i sistemi salariali fondati sugli scatti di anzianità per introdurre il sistema dei salari al merito. Dieci anni dopo, in tutte le imprese svizzere, si constata che gli effetti del salario al merito hanno chiaramente favorito i quadri. Secondo l'Ufficio federale di statistica, l'evoluzione media dei salari degli impiegati dal 1993 al 2001, ha compensato giusto giusto il rincaro (1,1% di aumento reale), invece il potere di acquisto dei quadri è progredito di oltre il 10%. Il salario al merito è conveniente dunque unicamente per quelli che hanno il potere di valutare i loro subordinati. L'evoluzione dei salari alla TSR conferma questa ineguaglianza crescente tra le entrate dagli impiegati e quelle dei quadri. (...) A partire dal 1999, il personale CCL e ausiliario subisce delle pressioni crescenti sui salari, e l'SSM deve battersi ogni anno davanti al tribunale arbitrale per ottenere gli aumenti minimi dovuti per contratto. Nel frattempo, mente i dirigenti fanno al personale dei discorsi catastrofistici sullo stato delle finanze dell'impresa, i quadri vedono aumentare le loro entrate in modo talvolta indecente (v. specchietto sotto). Questa situazione mette ulteriormente in campo la questione della trasparenza dei salari e mette in discussione la credibilità dei discorsi della direzione. (...) Come spiegare che certi quadri abbiano nel
2001 ottenuto un premio di 15'000 franchi e 28'400 franchi di
indennità diverse? La spiegazione è semplice e
purtroppo classica. I dirigenti in un primo tempo mettono sotto
pressione gli impiegati e il sindacato spiegando loro che le
risorse finanziarie mancano e che bisognerà fare dei sacrifici.
(...) in seguito introducono le prime misure concrete: salario
al merito, soppressione dell'indicizzazione dei salari, blocco
della progressione salariale di numerosi collaboratori (les dépasseurs),
ecc. Infine, si dividono le somme così liberate.
Qualche cifra
dichiarazione di intenti sui rapporti fra mass-media e vittime di reati
Nel mese di marzo scorso la commissione permanente
per l'aiuto alle vittime di reati ha sottoposto ai diversi media
ticinesi una dichiarazione di intenti comprendente sei punti
(v. specchietto a lato). Tale dichiarazione è stata il
frutto di un progetto durato quasi due anni a cui hanno partecipato
i rappresentanti delle parti interessate e ha tenuto conto dei
diversi suggerimenti scaturiti dalla consultazione che ha coinvolto
le associazioni di categoria dei giornalisti (SSM compresa) e
i responsabili dei media attivi in Ticino. La dichiarazione si
rifà alla legge federale sull'aiuto alle vittime di reati
e vorrebbe dare avvio a un processo di crescita comune per una
nuova cultura della vittima non solo nell'ambito del procedimento
penale.
"Siamo convinti dell'opportunità
di ricercare una mediazione fra le esigenze di cronaca e la necessità
di protezione privilegiata di chi, a causa di un reato, in quanto
vittima è stato leso nell'integrità fisica, sessuale
o psichica. Si vorrebbe in particolare creare delle occasioni
di formazione e di sensibilizzazione di tutte le parti coinvolte
(segnatamente autorità giudiziarie e di polizia, avvocati,
giornalisti). I processi a porte chiuse in Ticino vengono svolti accettando la partecipazione dei giornalisti ai quali viene riconosciuto un ruolo preventivo, in contropartita si chiede che i giornali evitino di mandare sprovveduti, persone non preparate, l'ideale sarebbe che queste persone siano sempre le stesse e che siano formate convenientemente. Non in tutti i cantoni vige la stessa prassi, in alcuni i giornalisti non sono ammessi tout court, in altri vengono preparati dei comunicati stampa per informarli. La legge federale per le vittime stabilisce
delle norme precise che vanno rispettate (le vittime minorenni,
la sfera sessuale intima) sta al giudice valutare in quali casi
applicarla. A livello di gruppo le cose sono funzionate
bene, all'inizio si era pensato a un regolamento da far ratificare
dal Consiglio di Stato, ma un regolamento significa anche prevedere
delle sanzioni per chi lo infrange, vista anche la situazione
e il clima tutto sommato buono, si è voluto cercare un
denominatore comune, si è quindi scelta la forma della
dichiarazione di intenti. Adesso, visto l'esito, penso sia inutile andare
a insistere, vogliamo rilanciare il dibattito, perché
non vogliamo interrompere il discorso, si pensava di rendere
pubblico l'esito della consultazione attraverso una conferenza
stampa o un dibattito televisivo per sensibilizzare le opinioni
degli stessi giornalisti.
Sottoscrivono la seguente Dichiarazione di
intenti 1. siano applicati i principi contenuti nella
"Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista";
HANNO SOTTOSCRITTO LA DICHIARAZIONE HANNO RISPOSTO DI NO NON HANNO RISPOSTO
L'SSM ha evidentemente firmato la dichiarazione
di intenti, e la ritiene il minimo che si possa pretendere, i
punti della stessa non sono particolarmente restrittivi e non
capiamo come si possa rifiutare di sottoscrivere questi principi.
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