SSMinformatore  Nr.271

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  
  • Il secondo pilastro é un pilastro cavo
  • Salari al merito, i quadri ne approfittano
  • E la RTSI cosa aspetta?
  • NECESSITÀ DI UN CAMBIAMENTO
    Analisi di un fallimento annunciato

     

    Non diciamo certamente nulla di nuovo se affermiamo ancora una volta che non siamo assolutamente soddisfatti del sistema salariale in vigore alla SSR.
    Lo abbiamo sempre detto e lo abbiamo combattuto fin dall'inizio, ma ora il nostro dissenso è suffragato anche da alcuni anni di sperimentazione.
    Ora possiamo confermare che il sistema ha fallito sia sul piano della motivazione dei collaboratori che sulla chiarezza e giustizia salariale. Se continuiamo così, ai giovani si può solo prospettare un futuro confuso, senza garanzie di progressione salariale, chiarezza ed equità di trattamento. A chi è alla SSR da diversi anni non si prospettano nemmeno regolari adeguamenti al rincaro per non parlare di aumenti salariali.

    Il sistema nelle intenzioni doveva premiare i più bravi e stimolare a migliorare gli altri con la prospettiva di raggiungere il premio. In realtà ha creato quasi solamente degli scontenti perché, se il premio ricevuto una volta non si ripete ogni anno, i collaboratori rimangono delusi e raramente capiscono le ragioni del mancato ottenimento, oppure chi di premi non ne riceve dice di essere discriminato e pure loro sono scontenti e demotivati.
    Di conseguenza i capi, per parare tutto ciò e per non inimicarsi una consistente fetta di personale, fanno in modo di allargare il più possibile la cerchia dei beneficiari di premi cercando così in modo artificioso di correggere le anomalie del sistema. Un vero sistema salariale al merito come era nelle intenzione della SSR fortunatamente non ha mai potuto essere applicato perché da una parte sarebbe stato troppo oneroso e dall'altra si è sempre scontrato con la resistenza interna del personale: quadri e dipendenti.

    Altro fallimento per non chiamarla farsa, sono stati gli annuali negoziati SSR-SSM per definire l'aumento della massa salariale. Mai si è raggiunto un risultato accettabile dalle parti e si è dovuto sempre trovare una soluzione tramite l'istanza di arbitrato esterna.

    L'attuale sistema salariale inoltre non permette più di avere regole chiare e trasparenti nemmeno per la rimunerazione della categoria dei quadri così che i sospetti di disparità di trattamento (peraltro suffragati da alcuni dati casualmente trovati) si moltiplicano aumentando il malcontento e, quel che è più grave, fa frattura tra personale e quadri. Insomma il sistema non funziona e vogliamo cambiarlo.
    Il primo atto di questa nostra pressante richiesta lo facciamo con la proposta di aumentare di 1 franco la retribuzione oraria per tutti (ovvero Fr. 2'008.- all'anno) e di stanziare una somma da distribuire equamente a chi ha diritto a una progressione salariale. Una richiesta praticabile per la SSR che permetterebbe di reintrodurre un criterio di giustizia salariale e quindi un rilancio della motivazione di tutto il personale.
    Noi da oggi vogliamo iniziare una campagna di sensibilizzazione e informazione del personale di tutta la SSR che inizia con questa richiesta di aumento salariale per arrivare fino al negoziato di un nuovo sistema da inserire nella prossima CCL 94.
    Speriamo che la dirigenza SSR e di tutte le unità aziendali capisca le ragioni della nostra proposta e non si arrocchi su posizioni ideologiche o di principio che impedirebbero una serena analisi della situazione e quindi la ricerca di una soluzione più valida nell'interesse di tutti, magari ripescando tra le cose di un passato che si è voluto troppo frettolosamente gettare nella spazzatura.


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    NUOVA CASSA PENSIONE SSR,
    POSSIAMO DORMIRE SONNI TRANQUILLI?

    Il consiglio di fondazione è stato scelto, quattro rappresentanti SSR e quattro SSM si occuperanno dei nostri soldi

    Il 18 settembre è stata ufficialmente formalizzata la creazione della Fondazione Cassa Pensione della SSR.
    Si tratta di un organismo autonomo che dovrà gestire al meglio il risparmio pensionistico dell'azienda in modo da fornire anche in
    futuro prestazioni sufficienti a garantire ai dipendenti in pensione il tenore di vita precedente. E' questa in sostanza la funzione del secondo pilastro. Si ricorda che alla SSR vige il principio del primato delle prestazioni, ossia una rendita fissa che a pensione piena corrisponde al 60% del salario assicurato, per cui il ritocco al ribasso del cosiddetto tasso minimo dal 4 al 3,25% per il momento non dovrebbe influire.
    Abbiamo rivolto alcune domande a uno dei nostri rappresentanti nel Consiglio di fondazione della nuova Cassa pensione SSR Idée suisse, Fabrizio Fazioli

    Come sono stati i primi incontri? Quali sono stati i primi temi affrontati?

    Siamo tutti freschi freschi di nomina. Si tratta ora soprattutto di imparare a destreggiarsi nei meandri di una fitta rete di regolamenti. Il primo lavoro è stato ovviamente la fondazione di questa nuova cassa pensione, con tutti gli aspetti giuridici che essa comporta.
    La nuova cassa dovrà essere operativa a partire dal 1° gennaio 2003 con un preciso e dettagliato regolamento. Il regolamento su cui stiamo lavorando ripercorre la falsariga di quello presentato in occasione della consultazione fra i dipendenti quando si è trattato di scegliere tra Publica e la cassa pensione autonoma.

    Quali margini di manovra avete per modificare questo regolamento?

    In teoria potrebbe essere ancora completamente cambiato. In pratica il regolamento preparato dal gruppo di lavoro, risponde ampiamente alle aspettative principali del personale. Si tratterà di operare qua e là qualche ritocco, magari anche sostanziale, nell'interesse della cassa che in definitiva poi deve corrispondere a quello dei dipendenti.

    Quali garanzie offre questa cassa?

    Va sottolineato che si tratta di una cassa relativamente grossa e autonoma, con un capitale di copertura di circa 800 milioni di franchi . Ciò garantisce un margine di vigilanza nettamente migliore e più trasparente rispetto alle casse legate alle compagnie private di assicurazione.

     

    Com'è il clima di lavoro e di collaborazione?

    A differenza di una contrattazione tradizionale, dove le parti si affrontano anche in modo piuttosto duro, in una cassa pensione del personale gli interessi dovrebbero essere molto meno contrastanti. C'è da sperare che tutti gli otto membri del Consiglio di fondazione della cassa (quattro rappresentanti del personale e quattro rappresentanti della direzione SSR) abbiano come scopo principale gli interessi dei dipendenti. Di conseguenza il clima dovrebbe essere più disteso e conciliante.
    Il regolamento sul quale stiamo lavorando è molto complesso, è fatto di sottigliezze che dobbiamo valutare molto attentamente, siamo tutti nuovi del "mestiere" e prima di decidere bisogna imparare. Non siamo dei professionisti del secondo pilastro e quindi ogni decisione deve essere vagliata e verificata prima di essere presa.

     

    Come sarà la politica di investimento?

    Il capitale a rischio investito in valori finanziari corrisponde grossomodo al 25% del capitale globale (oltre 200 milioni di franchi).
    È ovvio che di questi tempi, visti i vari tracolli finanziari, la parola d'ordine è la prudenza. A questo proposito all'interno della fondazione ci sarà un gruppo specifico che controllerà regolarmente la società incaricata di gestire questo capitale finanziario, la quale dovrà fare dei rapporti trimestrali o addirittura mensili in modo che la situazione non possa mai sfuggire di mano.

    Avete parlato di investimenti "etici"?

    La finanza dietro il paravento dell'etica può nascondersi facilmente, tutto viene "eticizzato" dietro ad accorgimenti di facciata. Si tratterà di investire nelle società che meglio si conoscono, più affidabili e il più possibile in Svizzera anche perché il capitale pensionistico possa avere un riscontro diretto sull'economia nazionale.

     

    E i margini di sicurezza?

    È dimostrato che le casse autonome, come la nostra, hanno resistito meglio all'urto. Inoltre per il primo anno vivremo una situazione del tutto privilegiata, inizieremo con gente che paga e nessuno che riceve. Infatti quelli che andranno in pensione entro fine anno saranno retribuiti dalla cassa pensione Publica. Quindi inizieremo con una situazione più che sana.

     

    I collaboratori possono stare tranquilli anche considerato quanto si va delineando a livello politico in questi ultimi tempi?

    A medio termine ci sarà la revisione della legge federale sul secondo pilastro i cui punti principali sono già stati presi in considerazione nel nostro regolamento. Questa revisione porterà purtroppo anche qualche peggioramento. La diminuzione dal 4 al 3 o al 3.5% del tasso di rendimento non ci toccherà però immediatamente, infatti noi abbiamo garantito, al massimo della pensione, il 60% del salario assicurato e questo non ce lo tocca nessuno. A lungo andare però la riduzione potrebbe portare alla necessità di dover aumentare il capitale globale di copertura della cassa e quindi prima o poi si dovrà o pagare di più o prendere di meno.

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    L'Asilo nido ha compiuto un anno

    Dopo un primo anno di assestamento dove si è dovuto partire con qualcosa di completamente nuovo, dove si sono dovuti risolvere diversi problemi pratici, ad esempio il problema dei pasti, la struttura si è a poco a poco consolidata.
    Attualmente al mattino l'asilo nido è quasi sempre al completo, al pomeriggio ci sono meno presenze forse anche perché i bimbi dormono e si preferisce scegliere di portarli all'asilo quando possono approfittare di più delle occasioni di socializzazione e di gioco.
    L'asilo nido è stato formalmente riconosciuto dal Cantone e, come previsto dalle norme cantonali, si è preparato un regolamento che verrà presentato ai genitori prossimamente.
    Attualmente sono iscritti all'asilo 18 bambini, il mese prossimo inizieranno gli inserimenti 4 bambini, 2 sono iscritti per la primavera e c'è già chi si è iscritto per iniziare nel settembre 2003.
    Per l'SSM è una gran soddisfazione che l'asilo sia finalmente una realtà e che funzioni bene, che l'attenzione principale sia data al rispetto del bambino e dei suoi ritmi. Anche da parte della direzione della RTSI viene riconosciuto il valore della struttura che viene finanziata con un contributo non indifferente. L'asilo è stata una scelta che rispondeva a dei bisogni effettivi sia dei genitori che dell'azienda, infatti sulle orme della RTSI (una volta tanto), anche nelle altre regioni si sta lavorando per creare degli asili nido: sia a Ginevra che a Losanna si è deciso di costruirne uno e anche a Coira si sta studiando la problematica.


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    IL SECONDO, È UN PILASTRO CAVO!

    Una riduzione di quest'articolo (scritto per l'Informatore) è già apparso su "La Regione" il 2 ottobre scorso sotto la rubrica "spazio aperto"

     

    Alzi la mano chi…

    …ci ha davvero capito qualcosa. E' chiaro per tutti che la riduzione del tasso di rimunerazione minimo dei capitali del 2°pilastro significa ridurre le future rendite del 5-15%, escluse quelle di chi lavora alla SSR, almeno per il momento, perché nella sua nuova cassa, come nella CPC, vige ancora il primato delle prestazioni (tranne per gli affiliati all'IP).

    Ma, chi ha capito la differenza fra il primato delle prestazioni e quello dei contributi? Fra una cassa di pensione autonoma e una fondazione di previdenza gestita da una compagnia di assicurazione? Fra il sistema di finanziamento del 1°pilastro (ripartizione) e quello del 2°pilastro (capitalizzazione)?

    Queste domande non sono un pretesto per rilasciare la patente di ignoranti a chi si accinge a leggere questo articolo, bensì a spiegare come mai è possibile sottrarre al popolo dei salariati svizzeri una parte non indifferente del loro reddito (differito, ma pur sempre loro!) senza che se ne accorgano (o quasi). Infatti la complessità del sistema dei 3 pilastri (AVS/AI+ previdenza professionale + risparmio privato), e soprattutto del 2°, è una specie di cortina fumogena che maschera i reali interessi in gioco e fa da anestetico per i salariati che subiscono lo spreco o lo scippo (come l'ha definito Silvano Toppi) dei loro risparmi.

    Nell'"immaginario collettivo" infatti sembra spesso che le pensioni siano frutto della generosità padronale e non siano invece parte della rimunerazione del proprio lavoro, pagata sotto forma di contributi (compresi quelli padronali) e accantonati per il futuro.

    Anche l'AVS, d'altro canto, è percepita piuttosto come una protezione sociale generosamente offerta dallo stato (o persino dal governo).

     

    Promesse da marinaio per affondare le pensioni popolari

    La diminuzione del tasso di rimunerazione dei fondi di previdenza, la gestione scadente e lo scarso controllo da parte degli uffici federali, sono soltanto una prima avvisaglia della fragilità e dell'irrazionalità congenite al sistema dei tre pilastri. Sistema istituito in Svizzera con la votazione federale del 1972 in cui è stata bocciata l'iniziativa per la trasformazione dell'AVS/AI in una pensione popolare che coprisse le esigenze della maggior parte della popolazione.
    E' vero che in alcune aziende (soprattutto quelle grandi e quelle pubbliche) esistevano da tempo delle buone casse pensioni, ma rendendo obbligatorio il 2°pilastro si è dovuto crearne molte altre…un affare di miliardi che ha attirato come mosche le compagnie di assicurazione e le banche.

    Per far digerire il rospo si disse allora che le casse pensioni sarebbero state più sicure dell'AVS, meno vulnerabili alle fluttuazioni della congiuntura, dei salari e della crescente longevità, perciò avrebbero garantito una rendita proporzionale all'ultimo salario mediante il primato delle prestazioni…

    Oggi le casse che offrono queste garanzie sono ormai una minima parte (meno di un quarto degli assicurati). Ma per quanti anni ancora saranno in grado di farlo? Un esempio recente: la cassa pensioni dei dipendenti della città di Lugano ha appena deciso di passare al primato dei contributi.
    Per i rimanenti tre quarti di assicurati vige già da tempo la regola del primato dei contributi, ossia: si sa quanto si paga, ma non si sa quanto si riceverà come pensione.

    Già oggi un'istituzioni di previdenza professionale su 10, secondo un'inchiesta condotta dalla Complementa Invesment di San Gallo, non si trova più in buona salute finanziaria. La recente perizia Janssen indica chiaramente che si dovrà ridurre ulteriormente il tasso di rimunerazione dei capitali anche sotto il 3% e quello di conversione (per calcolare le pensioni) sotto il 6% (quindi non solo dall'attuale 7,2% al 6,8%, come deciso dal Consiglio nazionale). Infine, per far quadrare i conti, nel 2°pilastro, afferma il prof. Janssen, in futuro occorrerà ridurre ancora le rendite e aumentare i contributi…

    Queste caratteristiche tecniche erano note sin dall'inizio, perciò si sapeva che il 2° era un pilastro fragile, che tende a svuotarsi lentamente dall'interno come un pozzo senza fondo; un pilastro cavo, appunto.

     

    Era tutto prevedibile, eppure…

    … i partiti di governo hanno preferito bloccare una solida estensione dell'AVS, mediante lo specchietto per le allodole chiamato sistema dei tre pilastri. Per quale motivo?
    Anzitutto perché nell'AVS ogni anno i contributi di chi lavora, proporzionali al reddito, sono subito spesi per pagare le rendite di chi è in pensione (è il sistema della ripartizione). C'è dunque solidarietà fra giovani e anziani. E, soprattutto, c'è solidarietà, ossia una vera ridistribuzione fra redditi alti e bassi perché non c'è limite superiore ai contributi (la percentuale è uguale per tutti) mentre le rendite hanno un minimo e un massimo. Inoltre c'è una compensazione automatica dei rischi fra tutta la popolazione svizzera. Dunque non c'è risparmio (tranne la minima parte destinata al fondo di compensazione i cui interessi rimangono comunque all'AVS). Non c'è perciò possibilità di guadagno per nessuno.

    Nel 2°pilastro invece non c'è solidarietà, c'è solo compensazione dei rischi fra chi muore presto e chi vive a lungo, fra sani e invalidi.
    Il sistema della capitalizzazione impone un risparmio forzato (per legge), su conti individuali, che mette a disposizione dell'economia miliardi di franchi da investire (oggi 460, nei prossimi decenni fino a 1200!), i cui interessi e profitti rimangono nelle casse pensioni solo quando queste sono autonome (ormai sono una minoranza) nella gestione dei propri capitali. Negli altri casi vengono appunto rimunerati con il famoso tasso minimo (che il Consigli federale farà scendere dal 4 al 3,25%) e la differenza finisce solitamente nelle tasche degli azionisti di assicurazioni e banche che gestiscono i fondi di previdenza. Sono appunto i famosi 20 miliardi guadagnati negli anni delle vacche grasse la cui fine rimane misteriosa (le spiegazioni fin qui fornite non sono soddisfacenti).

    I capitali del 2°pilastro sono dunque miliardi di salario differito alla ricerca del massimo profitto, a scapito di chi? Degli stessi salariati, che saranno più sfruttati (magari nel terzo mondo) o persino licenziati in seguito a proficue ristrutturazioni; oppure a scapito dell'ambiente… Se almeno i salariati, proprietari dei risparmi, tramite i loro rappresentanti nei consigli di gestione delle casse pensioni, imponessero dei principi etici ed ecologici per la scelta degli investimenti e li facessero valere nelle assemblee degli azionisti, si limiterebbero i danni… Ma non si risolverebbe comunque il problema di fondo.

     

    I difetti sono congeniti

    Anzitutto c'è il rincaro che rosicchia progressivamente il valore reale (potere d'acquisto) dei capitali risparmiati nel 2°pilastro ed è tecnicamente difficile e oneroso (per gli assicurati) adeguare le rendite al carovita. Con il sistema di ripartizione dell'AVS, invece, l'adeguamento al rincaro è quasi automatico visto che i salari solitamente seguono l'evoluzione del rincaro.

    La gestione e l'amministrazione del 1°pilastro è più razionale. Nel 1999 (anno di riferimento per il confronto fra i due pilastri) è costata 329 milioni (di cui 93 per l'AVS e 236 per l'AI). Quella delle circa 10'000 istituzioni del 2°pilastro è costata 2300 milioni! Per ogni assicurato quasi 9 volte di più, anche perché incidono molto i costi di gestione fatturati dalle assicurazioni private (possono superare anche i fr. 300.- all'anno per ogni assicurato!).

    Nel 1°pilastro i cambiamenti di vita professionale (cambiamento di datore di lavoro, tempo parziale, lavoro temporaneo e saltuario, congedi, disoccupazione) non sono un problema per gli assicurati, mentre nel 2°pilastro rappresentano una complicazione e spesso provocano maggiori costi o perdite.

    Un difetto congenito non indifferente ce l'ha però anche l'AVS, quello legato all'invecchiamento della popolazione e quindi al fatto che il numero delle persone attive che pagano i contributi diminuiscono progressivamente rispetto a quelle che ricevono le rendite, più numerose perché si allunga la speranza di vita. Questo richiede un lento e progressivo aumento delle entrate. Uno spauracchio sbandierato da tempo per giustificare il ridimensionamento dell'AVS già dalla prossima 11arevisione. Ma abbiamo visto che anche nel 2°pilastro in futuro le entrate devono crescere e le pensioni diminuire, per motivi finanziari, ma anche a causa dell'allungamento della speranza di vita.

    Andrebbe dunque valutato realisticamente con quale sistema lo svantaggio dovuto all'invecchiamento è inferiore, tenuto conto però degli altri grandi vantaggi che garantisce il sistema dell'AVS/AI in confronto alla previdenza professionale.
    Almeno l'economia beneficia del
    2°pilastro?

    Sicuramente per molti settori i capitali accumulati dal 2° pilastro sono una vera manna e avranno anche contribuito a creare dei posti di lavoro. Ma non dovrebbe essere questo lo scopo della previdenza professionale. Vale poi la pena ricordare anche qualche effetto perverso sul mercato immobiliare e su quello borsistico, dovuto al dirottamento di enormi masse di risparmio in fondi di previdenza vincolati, prevalentemente alla ricerca di un investimento sicuro.
    Inoltre il risparmio privato tradizionale è stato frenato ed è diventato più difficile per le piccole e medie aziende ottenere prestiti a tassi favorevoli per nuovi investimenti (capitale rischio). Un ostacolo all'innovazione?
    La complicazione del passaggio da una cassa all'altra della previdenza professionale costituisce inoltre un freno alla flessibilità e alla mobilità dei salariati. Ne risulta una certa rigidità nel mercato del lavoro. A scapito delle aziende nuove e innovative? Infine c'è da chiedersi se un sistema pensionistico basato prevalentemente sulla ripartizione come l'AVS non avrebbe anche il vantaggio di attenuare gli effetti delle fluttuazioni congiunturali mantenendo comunque stabile una parte di reddito disponibile per i consumi anche in tempo di crisi. Il 2°pilastro, invece, le crisi le subisce fortemente (lo vediamo in questi tempi) e forse le accentua dato che va in fumo anche una parte del futuro potere d'acquisto delle pensioni.

     

    Il 2°pilastro non è una fatalità!

    La frittata è fatta, ma non lasciamola bruciare.
    Se nel 1972 i sindacati e il Partito socialista hanno invitato a votare per il sistema dei 3 pilastri è forse perché molti sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori già partecipavano ai consigli di gestione delle casse pensione.
    Illusi dalla vicinanza della stanza dei bottoni e inebriati dal profumo dei gettoni di presenza, hanno creduto alle promesse dei marinai senza vedere i difetti e i pericoli del sistema a lungo termine. Tuttavia oggi, nel movimento sindacale, una corrente sempre più forte propone un progressivo ridimensionamento del 2°pilastro mediante un rapido e consistente sviluppo del 1° e senza toccare i diritti acquisiti. Un ritorno alle pensioni popolari, basate sul principio della solidarietà (sistema di ripartizione), che dovrebbero garantire alla maggior parte dei salariati svizzeri il mantenimento dello stesso tenore di vita dopo il pensionamento.

    Anche l'SSM dovrebbe sostenere questa proposta, consapevole del fatto che per i redditi piuttosto alti, come quelli di una parte degli impiegati della SSR, sarebbe comunque utile mantenere una cassa pensione.
    Nell'immediato, in via transitoria (o come compromesso), si potrebbe ripristinare l'idea contenuta nell'iniziativa lanciata dal partito socialista nel 1972 e poi ritirata a favore del controprogetto federale dei 3 pilastri. Ossia la creazione di una cassa pensione pubblica, finanziata con un sistema misto di capitalizzazione parziale, concorrenziale con le casse private, e alla quale tutti i salariati sarebbero liberi di aderire trasferendovi il proprio capitale risparmiato.
    Una grande cassa pubblica di questo tipo sarebbe più sicura nel tempo perché garantita dallo stato, meno costosa da gestire e potrebbe offrire prestazioni migliori. Inoltre potrebbe favorire gli investimenti fatti rispettando i principi etici, sociali e ecologici conformi allo sviluppo sostenibile e agli interessi della maggioranza della popolazione.

    Sono scelte politiche molto importanti perché incidono sulla ripartizione del reddito nazionale fra profitti e salari ed è per questo che già oggi gli esponenti dei partiti borghesi, nonostante la fragilità delle casse pensioni sia apparsa alla luce del sole, gridano forte che comunque il 2°pilastro non si tocca! Al di là dei piccoli ritocchi attualmente in discussione, un vero miglioramento del sistema pensionistico, per andare in porto, richiede una grande consapevolezza e una grande combattività dei salariati, dei loro movimenti sindacali e dei loro partiti. La manifestazione dei 15000 a Berna è forse stata un primo segnale in questa direzione?

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    SALARI AL MERITO:
    I QUADRI NE APPROFITTANO

    Riprendiamo qui sotto alcuni stralci di un articolo apparso su, "impulsion" il nuovo giornale SSM della svizzera romanda.
    Grazie a un disguido, a Ginevra l'SSM è riuscito ad avere i dati riguardanti i salari e i premi dei quadri, per certi versi essi risultano piuttosto sconcertanti.
    A noi continuano a parlare di risparmi e di tagli e guardate un po' cosa succede....Come sarà la situazione alla RTSI?

    I quadri della TSR hanno beneficiato a partire dal '99, degli stessi privilegi che nel settore privato svizzero. Aumenti sostanziali dei salari, premi sistematici, cospicue indennità, contributi LPP hanno riempito le loro tasche.

    Agli inizi degli anni 90 si sono a poco a poco abbandonati i sistemi salariali fondati sugli scatti di anzianità per introdurre il sistema dei salari al merito. Dieci anni dopo, in tutte le imprese svizzere, si constata che gli effetti del salario al merito hanno chiaramente favorito i quadri. Secondo l'Ufficio federale di statistica, l'evoluzione media dei salari degli impiegati dal 1993 al 2001, ha compensato giusto giusto il rincaro (1,1% di aumento reale), invece il potere di acquisto dei quadri è progredito di oltre il 10%. Il salario al merito è conveniente dunque unicamente per quelli che hanno il potere di valutare i loro subordinati. L'evoluzione dei salari alla TSR conferma questa ineguaglianza crescente tra le entrate dagli impiegati e quelle dei quadri. (...)

    A partire dal 1999, il personale CCL e ausiliario subisce delle pressioni crescenti sui salari, e l'SSM deve battersi ogni anno davanti al tribunale arbitrale per ottenere gli aumenti minimi dovuti per contratto. Nel frattempo, mente i dirigenti fanno al personale dei discorsi catastrofistici sullo stato delle finanze dell'impresa, i quadri vedono aumentare le loro entrate in modo talvolta indecente (v. specchietto sotto). Questa situazione mette ulteriormente in campo la questione della trasparenza dei salari e mette in discussione la credibilità dei discorsi della direzione. (...)

    Come spiegare che certi quadri abbiano nel 2001 ottenuto un premio di 15'000 franchi e 28'400 franchi di indennità diverse? La spiegazione è semplice e purtroppo classica. I dirigenti in un primo tempo mettono sotto pressione gli impiegati e il sindacato spiegando loro che le risorse finanziarie mancano e che bisognerà fare dei sacrifici. (...) in seguito introducono le prime misure concrete: salario al merito, soppressione dell'indicizzazione dei salari, blocco della progressione salariale di numerosi collaboratori (les dépasseurs), ecc. Infine, si dividono le somme così liberate.
    L'SSM è determinato a reintrodurre, nella prossima CCL, un sistema salariale equo, trasparente e che assicuri in tutti i casi la piena compensazione del rincaro.

     

    Qualche cifra
    A partire dal primo gennaio 2000, la massa salariale totale dei quadri della TSR è aumentata del 29,6% mentre l'aumento della massa salariale del personale è stato del 5,15%. Nello stesso periodo i quadri si sono spartiti 1,1

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    E la RTSI cosa aspetta?

    dichiarazione di intenti sui rapporti fra mass-media e vittime di reati

     

    Nel mese di marzo scorso la commissione permanente per l'aiuto alle vittime di reati ha sottoposto ai diversi media ticinesi una dichiarazione di intenti comprendente sei punti (v. specchietto a lato). Tale dichiarazione è stata il frutto di un progetto durato quasi due anni a cui hanno partecipato i rappresentanti delle parti interessate e ha tenuto conto dei diversi suggerimenti scaturiti dalla consultazione che ha coinvolto le associazioni di categoria dei giornalisti (SSM compresa) e i responsabili dei media attivi in Ticino. La dichiarazione si rifà alla legge federale sull'aiuto alle vittime di reati e vorrebbe dare avvio a un processo di crescita comune per una nuova cultura della vittima non solo nell'ambito del procedimento penale.
    Il gruppo di lavoro che ha lavorato sul tema era composto da magistrati, clinici, giornalisti e membri della commissione per l'aiuto alle vittime di reati. Segretario/coordinatore del gruppo di lavoro è Roberto Sandrinelli, delegato per i problemi delle vittime e per la prevenzione dei maltrattamenti. Siamo andati a fare una chiacchierata con lui.

     

    "Siamo convinti dell'opportunità di ricercare una mediazione fra le esigenze di cronaca e la necessità di protezione privilegiata di chi, a causa di un reato, in quanto vittima è stato leso nell'integrità fisica, sessuale o psichica. Si vorrebbe in particolare creare delle occasioni di formazione e di sensibilizzazione di tutte le parti coinvolte (segnatamente autorità giudiziarie e di polizia, avvocati, giornalisti).
    La nostra volontà è di creare un denominatore comune, creare una cultura che sia rispettosa della vittima e dei singoli media, abbiamo pensato che lo scambio delle esperienze fosse la via per creare un clima di collaborazione. I giornalisti si lamentano di come la polizia fornisce loro le informazioni, da un lato le informazioni vengono centellinate, dall'altra si vorrebbe maggiore apertura, ma non sempre si è disposti a metterci del proprio. Costruire qualcosa assieme senza creare confusione, conflitti nel rispetto dei ruoli di ognuno era l'obiettivo che ci eravamo posti. L'arroccarsi sulle posizioni di ognuno non porta nessun beneficio.

    I processi a porte chiuse in Ticino vengono svolti accettando la partecipazione dei giornalisti ai quali viene riconosciuto un ruolo preventivo, in contropartita si chiede che i giornali evitino di mandare sprovveduti, persone non preparate, l'ideale sarebbe che queste persone siano sempre le stesse e che siano formate convenientemente. Non in tutti i cantoni vige la stessa prassi, in alcuni i giornalisti non sono ammessi tout court, in altri vengono preparati dei comunicati stampa per informarli.

    La legge federale per le vittime stabilisce delle norme precise che vanno rispettate (le vittime minorenni, la sfera sessuale intima) sta al giudice valutare in quali casi applicarla.
    In Ticino non si è confrontati con una situazione esasperata, il tutto funziona già abbastanza bene, si pensava di dare un contributo per migliorare ulteriormente, per essere tutti più preparati ad affrontare determinate situazioni.

    A livello di gruppo le cose sono funzionate bene, all'inizio si era pensato a un regolamento da far ratificare dal Consiglio di Stato, ma un regolamento significa anche prevedere delle sanzioni per chi lo infrange, vista anche la situazione e il clima tutto sommato buono, si è voluto cercare un denominatore comune, si è quindi scelta la forma della dichiarazione di intenti.
    Il termine entro il quale si doveva confermare la propria adesione era il 31 maggio scorso, pochissimi hanno risposto (v. specchietto n.2) i quotidiani hanno tutti risposto che non intendevano firmare adducendo diverse motivazioni tra le quali il fatto che la carta dei diritti e doveri dei giornalisti è già sufficiente. L'impressione è che abbiano avuto paura di sentirsi non sufficientemente liberi. Peccato che non si voglia cogliere un'occasione, credo importante, di incontro e di scambio che porterebbe dei benefici a tutti.

    Adesso, visto l'esito, penso sia inutile andare a insistere, vogliamo rilanciare il dibattito, perché non vogliamo interrompere il discorso, si pensava di rendere pubblico l'esito della consultazione attraverso una conferenza stampa o un dibattito televisivo per sensibilizzare le opinioni degli stessi giornalisti.
    Ci sembra molto importante riprendere e non lasciar cadere soprattutto il punto 5 della dichiarazione di intenti. Si potrebbe ad esempio inserire un punto nei corsi di giornalismo che riguarda questa problematica."

     

    Sottoscrivono la seguente Dichiarazione di intenti
    e si impegnano, per le rispettive competenze, ad attivarsi affinché:

    1. siano applicati i principi contenuti nella "Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista";
    2. nel raccogliere e riferire informazioni, venga riservato un particolare riguardo a persone direttamente o indirettamente coinvolte quali vittime in reati lesivi dell'integrità fisica, psichica o sessuale;
    3. sia rispettata la personalità della vittima ed in particolare, in assenza di interesse pubblico preponderante, non siano divulgati elementi che possano condurre ad un'identificazione della vittima stessa o ad un'intensificazione del trauma subito;
    4. nel rispetto del diritto di cronaca, l'informazione sia, per quanto possibile, esente da spettacolarizzazione o sensazionalismo;
    5. vengano organizzate opportunità di formazione e sensibilizzazione di tutte le parti interessate;
    6. venga agevolata l'apertura di canali di comunicazione fra singoli giornalisti e consulenti clinici esperti in materia;

     

    HANNO SOTTOSCRITTO LA DICHIARAZIONE
    SSM - Sindacato svizzero dei mass media
    ATS - Associazione ticinese dei giornalisti
    COMEDIA (regione Ticino)
    Radio 3iii
    ATS (Agenzia Telegrafica Svizzera)
    Blick Ticino

    HANNO RISPOSTO DI NO
    Corriere del Ticino
    Giornale del Popolo
    La Regione

    NON HANNO RISPOSTO
    RSI
    TSI
    Associazione indipendente dei giornalisti svizzeri
    Teleticino
    Radio Fiume Ticino
    Area - settimanale di critica sociale
    Azione
    Cooperazione
    GT Sette - Il Settimanale
    Il Caffè
    Il Mattino della Domenica
    Tessiner Zeitung

     

    L'SSM ha evidentemente firmato la dichiarazione di intenti, e la ritiene il minimo che si possa pretendere, i punti della stessa non sono particolarmente restrittivi e non capiamo come si possa rifiutare di sottoscrivere questi principi.
    La RTSI non ha ancora risposto, pare sia stato istituito (la scorsa primavera) un gruppo di lavoro per valutare se firmare o no, che non lo abbia ancora fatto ci sembra inaccettabile e sicuramente indice di poco coraggio. Lanciamo un appello alla direzione da queste righe perché si decida a sottoscriverla entro breve termine.


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