|
La
politica salariale della SSR
Il sindacato ne ha abbastanza, cominciano le manifestazioni
di protesta
Quando si tratta di discutere se aumentare
o meno i salari per i dipendenti della SSR tutte le scuse e i
sotterfugi sono buoni per i nostri dirigenti per giocare al ribasso
o comunque per fare ciò che vogliono in barba a tutti
i principi di correttezza o del tanto decantato partenariato
sociale previsto dal contratto collettivo di lavoro.
L'ennesimo esempio è quanto capitato quest'anno.
Lo scorso settembre 2001 delegazioni della SSR e del sindacato
s'incontrano per discutere dell'aumento della massa salariale:
risultato ZERO!
La SSR comincia con le scuse, dapprima lamenta una prevista perdita
di introiti di circa 50 milioni di franchi dovuta alle minori
entrate del canone, (perdita che poi verrà interamente
rimborsata dall'UFCOM) poi lamenta previsioni di forti deficit
per la fine del 2001 (che si riveleranno poi, per quanto riguarda
le realtà regionali, inconsistenti) e via così
con altre lamentele.
Per l'ennesima volta, da quando esiste la regola di negoziare
l'aumento della massa salariale tra partner sociali, l'SSM è
costretto a ricorrere all'istanza esterna di arbitrato.
Intanto altre aziende in Svizzera concordano con i sindacati
aumenti salariali ragionevoli (Swisscom 3.7%, La Posta 3.5%,
FFS 3.6%, Migros 5.25%).
Per quel che ci riguarda è di pochi giorni fa la decisione
del tribunale arbitrale di aumentare la massa salariale dell'1.2%
per gli ultimi recuperi salariali e dello 0.7% per gli adeguamenti
salariali. Ma la SSR interpreta diversamente la decisione, nonostante
la dichiarazione fatta dinanzi all'istanza d'arbitrato, che la
somma di cui avevano bisogno tutte le unità aziendali
per finanziare i costi di "rattrapage" e dei vecchi
"entwickler" ammontava all'1.2% della massa salariale.
Il calcolo è presto fatto: è sufficiente sommare
gli importi necessari ad ogni unità aziendale (UA), e
così come uno + uno fa due, la somma deve corrispondere
all'1.2% della massa salariale.
Nessuna stregoneria, fuorché per il nuovo responsabile
delle Risorse Umane della direzione generale, Thomas Waldmeier.
Dopo aver costatato che alcune UA hanno bisogno di una somma
più elevata che la media dell'1.2% (altre invece meno),
ha rinunciato a fare i calcoli.
Waldmeier pensava di aver trovato l'uovo di Colombo decidendo
di utilizzare le risorse riservate ai premi e agli aumenti salariali
di funzione per finanziare il "rattrapage".
A seguito di questa decisione, molti nuovi assunti avranno aumenti
troppo esigui, molti collaboratori e collaboratrici dovranno
rinunciare ai premi e non ci sarà spazio per un aumento
reale dei salari!
Questa maniera di fare sulle spalle dei collaboratori non è
solamente contraria alla buona fede, ma anche alla convenzione
collettiva di lavoro. Secondo l'art. 31 cpv. 2 della CCL, la
somma corrispondente allo 0.7% della massa salariale, accordata
dall'istanza d'arbitrato, deve servire a onorare la prestazione
individuale e ad aumentare gli stipendi di funzione. Questo si
distingue dall'obbligazione contrattuale di pagare il "rattrapage",
e che è precisata nell'Annesso II art. 6 cpv. 2 CCL.
Le conseguenze per il personale della RTSI sono state presentate
al sindacato in forma verbale (!) lo scorso 13 maggio: 1.5 milioni
pari all'1.4% destinati ai collaboratori che debbono recuperare
salari e solo lo 0.5% per progressioni salariali per chi ne ha
diritto. Nessun premio (salvo se la RTSI troverà dei mezzi
nel corso dell'anno…) ma soprattutto nessun aumento reale
dei salari.
È probabile che a questo punto l'SSM faccia nuovamente
capo al tribunale arbitrale.
L'SSM ne ha abbastanza di questa politica gestionale della SSR!
A Radio Losanna i collaboratori cominciano a manifestare pubblicamente
il loro disappunto. Se la SSR e il nuovo responsabile delle risorse
umane Waldmeier non cambieranno il loro atteggiamento la protesta
sindacale sarà destinata ad allargarsi e a farsi più
dura, è un avvertimento uscito dall'ultima conferenza
professionale che non si riferisce solo ai problemi salariali
ma anche alla politica riguardante il tempo di lavoro.
RTSI
ecatombe al 15%
Certo che è curioso che noi, operatori
a diverso titolo di un'azienda di comunicazione - per di più
di "servizio pubblico" - che per definizione dovrebbe
fornire informazioni veritiere e complete (e lo fa, sicuro che
lo fa, non lo mettiamo in dubbio), quando dal massimo vertice
aziendale "esce" una notizia che ci riguarda direttamente
lo veniamo a sapere dalla "concorrenza". Vediamo i
fatti.
Ricordate la conferenza stampa indetta dalla
Direzione Regionale per presentare le strategie RTSI 2002/2006?
Sì, proprio quella conferenza stampa che alcuni colleghi
della stampa scritta hanno definito impietosamente "una
gran palla". Ebbene, di quel che in quella conferenza stampa
fu detto e illustrato riferirono i nostri servizi informativi
(Quotidiano in TV e Cronache Regionali in radio).
Ed era ovvio. E apparentemente furono cronache
ovviamente sintetiche ma complete. Ma poi, ecco la sorpresa:
fai zapping nel salotto di casa tua e ti trovi pigramente sintonizzato
su Teleticino proprio nel momento delle sue News e proprio mentre
va in onda un servizio sulla suddetta conferenza stampa con tanto
di intervista al "nostro" Direttore Regionale. E spalanchi
occhi e orecchie nel sentire che il Direttore Regionale, ad un'
affermazione del reporter teleticinese, secondo il quale "inevitabile
sarà tuttavia una riduzione dell'organico quantificabile
tra il 10 - 15% degli attuali 1100 dipendenti RTSI" non
smentisce ma afferma che sì, questo potrebbe avvenire
col metodo dei pensionamenti senza sostituzioni, degli incentivi
ai pre-pensionamenti, e che, solo se la congiuntura economica
peggiorasse - solo in quel caso, state tranquilli - non sono
esclusi anche dei licenziamenti.
E afferma che si "vuole arrivare a una
RTSI che vuole raggiungere quegli obiettivi di leader nei mezzi
elettronici e di leader di servizio pubblico con un'organizzazione
diversa e più produttiva". È da intendere
che l'importante è raggiungere la quota della riduzione
del personale del 15% suddetto? Rapido calcolo a spanne: nel
giro di quattro anni se ne dovranno andare circa 130 persone
(ops, scusate, forse è più corretto dire 130 "capacità").
Naturalmente questo in nome della razionalizzazione delle risorse,
della maggiore competitività sul mercato, della migliore
efficienza aziendale.
Bella notizia, non c'è che dire! E, caro direttore, ce
la comunica così, dagli schermi della concorrenza? Commossi,
ringraziamo.
Couleur
3 - cosa sta succedendo?
Violazioni ripetute della CCL
Clima di lavoro oppresso da situazioni di mobbing
Incompetenza dell'équipe dirigenziale
Politica di precarizzazione
Ingiustificato statuto di eccezione per il personale di Couleur3
all'interno della RSR.
È ciò che è stato denunciato
da 24 lavoratori su 27 che lavorano per Couleur3 in una petizione
consegnata alla fine di febbraio alla direzione della Radio della
Svizzera Romanda tramite il sindacato.
Qualche giorno più tardi il personale di Couleur3 ha rifiutato
solidalmente di partecipare a una riunione convocata d'urgenza
dalla gerarchia della rete. La determinazione dei lavoratori
a rifiutare l'individualizzazione dei problemi a obbligato la
direzione della RSR a ascoltare il 14 marzo scorso la testimonianza
collettiva dei collaboratori di Couleur3, al riparo dalle pressioni
della gerarchia e in presenza di rappresentanti dell'SSM. Nei
mesi precedenti diversi lavoratori si erano rivolti individualmente
alla direzione della RSR per attirare l'attenzione sulle loro
condizioni di lavoro, ma le loro rivendicazioni non erano state
prese in considerazione, la direzione voleva avere come unico
interlocutore la direzione della rete.
Dopo di allora diverse riunioni hanno avuto
luogo con dei rappresentanti della direzione e una delegazione
del personale e dell'SSM per discutere della violazione della
CCL. Si è dovuto procedere a precisare il quadro di lavoro
che è risultato inesistente. Per le altre reti e nei rapporti
di lavoro in generale, le regole, sia esplicite che implicite,
sono abbastanza chiare. Per esempio si discute per definire il
tempo per un determinato lavoro e ci si mette d'accordo. Per
Couleur3 bisogna precisare tutto.
Per quel che riguarda il mobbing, in seguito
all'invio di 16 lettere di collaboratori (8 di questi si sono
dichiarati vittime) che domandavano l'apertura di un'inchiesta
per casi di mobbing, la direzione ha dato mandato a un quadro
di condurre un'inchiesta interna assistito da una ditta di consulting
specializzata in casi di mobbing. Le audizioni sono tuttora in
corso. Si attendono i risultati dell'inchiesta
Nelle ultime settimane la situazione si è
fatta sempre più "calda", il sindacato si è
rivolto all'ispettorato del lavoro chiedendo di intervenire per
prevenire i problemi di salute che scaturiscono da situazioni
sul luogo di lavoro ritenute inaccettabili. Ecco uno stralcio
della lettera: "Il clima è arroventato al punto che
un lavroratore è stato messo nella situazione di abbandonare
il posto di lavoro. La direzione della rete ha "accettato
le sue dimissioni", passo che l'SSM contesta formalmente.
Di fronte all'esasperazione dei lavroratori siamo preoccupati
per le ripercussioni sulla loro salute se la situazione attuale
dovesse perdurare."
È stata anche richiesta la convocazione di una commissione
di concertazione urgente tra l'SSM e la direzione alla quale
si chiede di agire finalmente per risolvere la questione.
Assemblee
SSM e elezioni
Nel mese di aprile scorso hanno avuto luogo
le due assemblee ordinarie SSM dei gruppi radio e tv, durante
le quali si sono votati i rappresentanti. Durante il primo comitato
si sono inoltre eletti i presidenti:
Presidente sezione: Renato Soldini
presidente radio: Alberto Bertocci
presidente TV: Stefano Heubi
radio
comitato di gruppo
Alberto Bertocci
Renato Minoli
Mario Conforti
Gino Buscaglia
Alessio Arigoni
Daniela Lüthi Grigioni
Conferenza Professionale
Renato Minoli, Mario Conforti, Pietro Bianchi, Daniela Lüthi
Supplenti: Marco
Dell'Avo, Alberto Bertocci, Lucienne Rosset Zoboli
tv
comitato di gruppo
Renato Soldini
Fabio Dozio
Stefano Heubi
Tiziano Boffi
Boris Sussegan
Tiziano Gamboni
Enzo Martire
Supplenti: Francesca
Luvini, Alberto Buletti
Conferenza Professionale
Renato Soldini,Bruno Bergomi, Chiara Solari, Delta Geiler,
Maurizia Magni, Stefano Heubi, Tiziano Boffi, Boris Sussegan
Supplenti: Marco Gabaglio, Gianluigi Quarti,
Consuelo Marcoli, Luca Jäggli, Marco Fusini
Elettricità
Il 22 settembre 2002
NO alla Legge sul mercato dell'energia elettrica
Piattaforma del comitato referendario nazionale
La LMEE "liberalizza" il mercato
Con la LMEE le Camere federali hanno deciso
di liberalizzare il mercato dell'energia elettrica. I proprietari
delle rete di distribuzione manterranno il monopolio della distribuzione,
ma dovranno concedere ai produttori di elettricità la
possibilità di utilizzare le reti per fornire i loro clienti
(consumatori finali, aziende distributrici, commercianti di energia).
Gli utilizzatori (produttori) devono pagare un contributo ai
proprietari delle reti come partecipazione alle spese di costruzione,
di gestione e di manutenzione. Il mercato dell'elettricità
sarà aperto in tre tappe. Nelle prime due la concorrenza
interesserà i grandi consumatori.
Dopo sei anni dall'entrata in vigore della legge la concorrenza
sarà estesa anche ai piccoli consumatori.
La LMEE "liberalizza" quindi il
mercato svizzero in modo più profondo, rispetto alle indicazioni
della direttiva europea sulla quale essa si basa.
Tra i nostri vicini solo la Germania e l'Austria hanno liberalizzato
integralmente il mercato.
La Francia ha approvato una "legge sulla modernizzazione
e lo sviluppo del servizio pubblico elettricità",
con lo scopo principale di garantire l'approvvigionamento in
elettricità su tutto il territorio nazionale.
La LMEE sopprime la garanzia dell'approvvigionamento
La LMEE introduce una concorrenza artificiale
sull'elettricità e compromette in questo modo l'approvvigionamento
in elettricità.
Negli ultimi decenni nel nostro Paese non ci sono stati problemi
di approvvigionamento. Con la soppressione dei monopoli, la liberalizzazione
e le privatizzazioni si mette in pericolo l'approvvigionamento.
Per assicurare la sicurezza occorrono riserve di capacità
di produzione. Però, in un mercato liberalizzato, queste
riserve sono considerate come fattori di sovraccapacità,
e quindi di maggior costo. Le aziende con minore riserve di produzione
avranno un vantaggio concorrenziale.
In California, la riduzione della produzione
ha provocato un aumento dei problemi, In Svezia, si sono effettuate
economie sulla manutenzione ed è bastata una nevicata
abbondante, non eccezionale per quel Paese, per provocare l'interruzione
dell'erogazione dell'energia elettrica.
La LMEE provoca l'aumento dei prezzi per
i piccoli consumatori
La LMEE risponde agli interessi finanziari
dei grandi gruppi dell'elettricità internazionali, in
Svizzera e in Europa. Essa sarà fonte di grandi redditi
per questi gruppi e provocherà un aumento dei prezzi per
i piccoli consumatori.
La liberalizzazione in Europa ha già provocato grandi
concentrazioni. I grandi gruppi Electricité de France,
i tedeschi E.ON (nato dalla fusione (Preussenelektra- Bayerwerk)
e RWE sono già presenti sul mercato svizzero attraverso
le partecipazioni ai gruppi privati Watt AG e Motor Columbus.
Insomma, il mercato "libero" sarà controllato
da un oligopolio.
Non solo non ci sarà quindi più concorrenza, ma
assisteremo ad un controllo del mercato da parte di pochi grandi
produttori privati.
Gli esempi degli altri Paesi dimostrano che
i prezzi a medio termine aumenteranno considerevolmente, dopo
un primo tempo in cui si elimineranno i concorrenti con un dumping
sui prezzi.
Inoltre, la liberalizzazione provocherà
lo sviluppo di aziende commerciali il cui scopo sarà soltanto
quello di realizzare utili, attraverso borse dell'energia e altre
forme speculative (Enron ne era il prototipo).
La LMEE:
una legge ideologica
La liberalizzazione del mercato dell'energia
elettrica non è una fatalità. Essa é il
frutto di una chiara ideologia che denigra lo Stato e considera
il profitto quale bene supremo.
Il Consiglio federale si è accorto la LMEE sta incontrando
grandi opposizioni e ha cercato di rimediare con la promulgazione
dell'ordinanza di applicazione. Al di là delle lacune
dell'ordinanza stessa, sulla quale riferiremo in un prossimo
numero, è evidente che questo esercizio è inaccettabile.
Se una legge non va bene, bisogna cambiare la legge stessa.
Le bugie e l'arroganza antidemocratica della
commissione sulla Concorrenza
Dall'inizio del dibattito sulla LMEE, la Commissione
federale sulla concorrenza (Comco) minaccia di aprire il mercato
dell'energia elettrica anche in caso di rifiuto della LMEE in
votazione popolare. In una democrazia è inaccettabile
che una commissione formata da un gruppo di professori, senza
nessuna legittimità democratica, si arroghi il diritto
di calpestare una decisione democratica presa dal popolo.
In realtà è evidente che senza
la LMEE non sarà possibile liberalizzare il mercato dell'energia
elettricità.
La LMEE favorisce le privatizzazioni
Il mercato svizzera dell'elettricità
è controllato attualmente nella misura del 75% dagli enti
pubblici (Cantoni e comuni), il cui scopo non risiede nel realizzare
il massimo profitto, bensì nel garantire un approvvigionamento
economico e sicuro.
Il sistema funziona bene e i prezzi pagati dai consumatori figura
tra i più bassi di Europa.
Durante gli ultimi anni parecchi progetti di privatizzazione
sono stati lanciati. Ciò è stato motivato dalla
liberalizzazione, la quale esigerebbe che il settore dell'energia
elettrica venga gestito secondo i criteri del settore privato.
Il patrimonio appartenente ai cittadini verrebbe così
svenduto a società private, il cui obiettivo consiste
nella realizzazione del massimo profitto. A farne le spese saranno
i dipendenti delle aziende e i consumatori.
Mentre il settore produttivo delle aziende sarà sottoposto
a misure di contenimento dei costi, saranno sviluppati i settori
vendita e marketing, quindi con un aumento rilevante delle spese
improduttive (anche perché i salari di questo personale
sono generalmente assai generosi).
La LMEE è antiecologica
Uno degli scopi della LMEE risiede nel fornire
ai grandi consumatori elettricità a buon mercato. Quindi
gli obiettivi di realizzare una politica energetica rispettosa
dell'ambiente passerebbe in secondo piano.
Inoltre, i proprietari delle centrali nucleari sarebbero tentati
di ridurre gli investimenti necessari per garantire la sicurezza
degli impianti.
La libertà di scegliere "energia verde" ampiamente
pubblicizzata è una goccia d'acqua in un oceano. Inoltre,
questo concetto rovescia il principio "chi inquina -paga";
infatti, non sono coloro che consumano di più, oppure
che consumano energie più inquinanti, che pagano supplementi,
bensì coloro che danno il buon esempio consumando energia
pulita.
La LMEE mette in pericolo 6000 posti di
lavoro e l'esistenza delle centrali idroelettriche
Il settore dell'energia elettrica conta in
Svizzera circa 1200 aziende che occupano 25'000 persone. La liberalizzazione
del mercato mette in pericolo migliaia di posti di lavoro. Le
centrali idroelettriche sarebbero infatti confrontate con la
concorrenza dei grandi produttori europei, che potrebbero praticare
il dumping. Le centrali non ancora ammortizzate potrebbero incontrare
gravi problemi finanziari.
Si prevede una riduzione degli effettivi di
circa il 30%, anche perché la legge non prevede nessuna
misura di protezione per il personale attualmente occupato. Va
pure notato che una proposta tendente a creare un fondo sociale
in favore dei dipendenti è stata bocciata dalle Camere
federali.
La riduzione massiccia dei dipendenti comporterà
inoltre una diminuzione della sicurezza delle centrali. Già
sin d'ora si riscontrano carenze nella manutenzione degli impianti
e una diminuzione delle verifiche e dei controlli.
La nostra alternativa
Il comitato referendario si oppone alla liberalizzazione
e alla privatizzazione del settore dell'energia elettrica. Il
sistema attuale del monopolio conferito ai comuni e ai cantoni
e delle centrali e aziende elettriche prevalentemente pubbliche
ha dimostrato la sua efficacia ed efficienza.
Non vogliamo pertanto una legge che favorisce la deregolamentazione
e la privatizzazione del settore dell'energia elettrica. Noi
vogliamo invece una legge sull'approvvigionamento in energia
elettrica che possa garantire un approvvigionamento in energia
sicuro ed economico a tutto la popolazione. Questa legge deve
fondarsi sui seguenti punti salienti:
la rete di distribuzione e le grandi centrali
devono appartenere integralmente agli enti pubblici. Visto che
costituiscono un'importanza strategica, esse devono essere sottoposte
a un controllo pubblico e democratico;
l'obiettivo principale della legge deve essere
la garanzia e la sicurezza dell'approvvigionamento
tutti i distributori sono tenuti a fornire un parte di "energia
verde" a prezzi ragionevoli;
deve essere previsto un sostegno finanziario per la ricerca e
gli investimenti per le nuove forme di energia;
la legge deve obbligare i cantoni ad adottare
tariffe tali da favorire le economia di energia e la difesa dei
piccoli consumatori. Le economia di energia devono essere ricompensate;
devono essere prese misure atte
a salvaguardare i posti di lavoro, in particolare attraverso
la promozione di nuove forme di energia e lo sviluppo di servizi
nel settore energetico.
Noi rivendichiamo quindi un'economia dell'energia
elettrica rispettosa dell'ambiente, sociale e sottoposta a un
controllo democratico. Occorre pertanto elaborare rapidamente
una legge che tiene conto di questi principi e che non si fondi
sul profitto a breve termine.
Il nostro impegno contro la LMEE é
un impegno in favore di un servizio pubblico decentralizzato
e democratico nel settore dell'energia elettrica.
Commissione
della salute
Quali sono i temi affrontati nelle riunioni
della commissione sanitaria RTSI?
Sono i temi che VOI ci avete proposto che puntualmente portiamo
alle riunioni della
commissione.
Le prime riunioni sono servite a determinare
il sistema di lavoro ed a incrementare la partecipazione, la
prova è l'uscita dei documenti informativi:
Segnalazione di incidenti e
Collaborazione nell'ambito della Sicurezza e della Salute sul
Lavoro.
L'invito è quello di continuare a segnalare
i rischi e i pericoli agli addetti alla sicurezza (M.Freudiger,
G.Crivelli, N.Cattaneo), al coordinatore (V.Zala) o ai rappresentanti
dell'SSM nella commissione (Stefano Heubi, Alberto Bertocci,
Vincenzo Martire, Chiara Solari)
Ecco i temi affrontati:
logistica
Valutazione e ammodernamento dell'illuminazione
di emergenza. 1° fase TSI.
Riorganizzazione dei gruppi di primo intervento,
TSI e RSI, in caso di incendio.
Riorganizzazione di tutta la struttura in
caso di eventi pericolosi con particolare attenzione per l'organizzazione
in caso di incendio, secondo il rapporto dell'Istituto di sicurezza
2001.
Ammodernamento e verifica della copertura
di rilevamento, secondo le norme attuali, dell'impianto di rilevamento
incendio RSI.
Completamento copertura impianto rilevamento
incendio TSI
Produzione RSI
Intervento di sensibilizzazione tecnici e
operatori suono sulla protezione dell'udito
Produzione TSI
Valutazione delle misure antincendio (estintori)
già iniziate per garage esterno di Bioggio e per i veicoli
della produzione esterna , da estendere a tutti i veicoli TSI
(laboratori scenografia, squadre ENG, ecc.).
Stoccaggio e deposito di materiali infiammabili
(laboratori scenografia).
Valutazione uscite di sicurezza e vie di fuga
studi di produzione (istruzione personale e informazione al pubblico).
Costruzione nuove piattaforme per zip up mobili
(già in fase avanzata) manca ancora una concertazione
per le protezioni quali ringhiere, fissaggi, ecc.
Ampliare le analisi di rischio in alcune aree,
specialmente per quanto riguarda analisi più particolareggiate
per studi di produzione, laboratori sceno-
grafia, ENG.
Valutazione periodica e analisi nuovi rischi.
Chiarire le competenze tra SIBE e aree.
TEMI Rappresentanti SSM
Podesti (piattaforme, palchi, podio?) telecamere
(postazioni fisse e mobili).
Carrucole di sollevamento: individuare luoghi
o attività in cui farne ricorso, le possibilità
di installazione, quantificare i costi e formulare delle proposte
di intervento.
Praticabili
Considerare tutti i praticabili nell'analisi dei rischi
formulare e quantificare le misure di intervento.
Protezione cameramen (e altro personale?)
alle partite di hockey su ghiaccio
Analisi e formulazione e quantificazione di misure di intervento.
Abbigliamento per il personale tecnico e artigianale
Posa di uno specchio sull'angolo dello stabile
TG per garantire la visibilità agli utenti che accedono
e lasciano il posteggio dietro lo stabile.
Ergonomia (posti di montaggio, di visionamento,
regie, uffici) Analisi puntuale su precise segnalazioni
Igiene bar e mensa TV
Prendere visione dei rapporti di controllo da parte degli uffici
cantonali preposti
Zone fumatori.
Integrazione delle analisi nei processi produttivi.
Cioè: garantire la considerazione di CCL, legge sul lavoro,
ecc. nella definizione dei criteri, dei principi, dei sistemi
di disposizione in generale e in seguito il loro rispetto da
parte degli uffici dispo nella pianificazione dei collaboratori
nei diversi processi produttivi.
Argomento sollevato pure nella Commissione Paritetica.
Pronto soccorso
Esaurimenti nervosi nelle produzioni (script).
Aziende terze operanti con la RTSI
Illuminazione dei posti di lavoro.
Stedycam (peso ed ergonomia, tempo di utilizzo).
E' richiesta, in aggiunta al finanziamento dei momenti profilattici
già decisi, un'analisi completa che tenga in particolare
conto dei rischi di mal di schiena.
Ventilazione studi e regie (%aria viziata/fresca,
velocità d'immissione, temperatura, ...)
Presa conoscenza dei criteri vigenti e verifica del loro rispetto.
(Ordinanza3, capitolo 2, sezione 2, art. 16 Clima dei locali
e Ventilazione.
Elettrosmog link, trasmettitori HF, montaggi
AVID
Rendere pubblici i risultati dell'analisi fatta e del relativo
rapporto.
Protezione dell'udito (TB cameramen)
Prevedere dei compressori (o soluzioni analoghe/alternative)
per la protezione dell'udito dei cameramen che lavorano con cuffia
sul carro.
Sicurezza nelle produzioni esterne R/TV (spettacoli,
trasmissioni in esterno)
Nelle analisi dei Fuori Studio R e TV è stata prestata
particolare attenzione a questi rischi e sono state formulate
delle misure di intervento concrete. Si tratta ora di realizzarle.
Mobbing in azienda
Con la direttiva l'azienda ha creato le condizioni per agire
contro il mobbing.
Segnalazioni/denunce puntuali sono da evadere secondo la direttiva.
Volumetria locali
Si tratta di conoscere e rendere note alla parti interessate
le norme di legge previste a tale proposito verificarne il rispetto
ma innanzitutto di tenerne conto nella realizzazione di nuove
infrastrutture e pertanto di rendere attenti i capi progetto
e pretenderne il rispetto.
Demotivazione/depressione.
Argomenti difficilmente 'direttamente' abbordabili e quantificabili.
Procedere 'indirettamente' tramite un'analisi da parte di RU
delle ore di malattia per area aziendale o per categoria professionale.
Casco per cameramen che operano sulla moto.
Prevedere dei caschi 'personalizzati' e confacenti alle esigenze
di ripresa (adeguamento alla camera, cuffie e microfoni di comunicazione,
ecc.)
Alcolismo.
Campagne regolari di sensibilizzazione contro l'alcol.
Corrimano per le scale.
Verifica della conformità con le norme di legge, tenendo
conto delle esigenze dei non vedenti (che si orientano con il
corrimano).
Disabili:
Considerare le loro esigenze negli spostamenti (rampe per carrozzelle,
ecc.).
Indicazione dei pulsanti negli ascensori (e in altri luoghi?)
in scrittura braille.
Locali senza luce naturale (Ordinanza3 concernente
la legge sul lavoro, capitolo2, sezione2, art. 15)
verificare e prendere misure compensative, accorgimenti costruttivi,
misure organizzative, ma innanzitutto tenerne conto, nel limite
del possibile, al momento della realizzazione di nuove infrastrutture.
Nuove costruzioni
metodologia
Come vedete molti sono i temi sul tavolo,
partecipate anche VOI al forum allestito a tale proposito in
intranet.
Tramite lo stesso forum verrete informati sullo stato delle segnalazioni
inoltrate.
Tenetevi informati visitando il sito http://www.ssmticino.ch
Abbigliamento
individuale
una cosa semplice, ma così complicata…..
Cosa c'è di più semplice che
andare ad acquistare una giacca invernale in un negozio? Ebbene
per noi è la cosa più semplice di questo mondo,
per la RTSI è invece una cosa ben complicata!
È ormai da parecchi anni che il personale
richiede di essere equipaggiato in modo adeguato con indumenti
per la protezione individuale e sono parecchi anni che la cosa
viene sistematicamente rinviata da parte della RTSI, con scuse
di ogni genere.
Malgrado la cosa comporti anche una questione
di immagine aziendale, il progetto incappa immancabilmente in
intoppi burocratici (se così li possiamo definire) che
non gli permette di essere finalmente concretizzato.
Nel mese di novembre 2001 l'SSM, per il tramite
dei suoi membri della Commissione sanitaria che dovrebbe decidere
sul principio del consenso, ha richiesto di iniziare, per l'ennesima
volta e sulla base dell'Ordinanza Federale sulla prevenzione
degli infortuni (OPI - art 5), lo studio e l'acquisto del materiale
adeguato per la protezione individuale e far sì che la
scelta del materiale sia sottoposta alla Commissione stessa per
essere discussa.
RISPOSTA: RIFIUTO CATEGORICO
DELLA RTSI !!
Non vi é stata nemmeno discussione.
Visto la risposta così categorica ci si chiede, quali
interessi ci possano essere dietro. Inoltre, come mai viene rifiutato
il diritto alla Commissione di esprimersi su di una cosa che
è pur sempre di sua competenza?
Il personale RTSI si sente escluso e si chiede:
quali siano le ragioni del rifiuto alla legittima richiesta,
quali le recondite ragioni di tale esclusione? E non da ultimo:
che ci facciamo allora in Commissione sanitaria (organo paritetico)
se l'azienda stessa si trincera dietro a dei rifiuti categorici
invece di cercare delle soluzioni assieme?
I membri SSM della Commissione sanitaria,
spiacenti di tutto ciò, rispondono quindi con la seguente
presa di posizione:
I membri SSM della Commissione sanitaria disapprovano
la decisione di non essere coinvolti nella scelta dell'abbigliamento
di protezione aziendale RTSI e si riservano dunque la possibilità
di verificare a posteriori se l'abbigliamento sia conforme ai
requisiti e di agire di conseguenza.
Democrazia
contro capitalismo
Un libro di Seymour Melman
Michael Eisner, amministratore delegato della
Walt Disney, ha guadagnato nel 1998 oltre 15 mila volte il salario
medio di un operaio americano.
La somma delle spese militari degli Stati uniti tra 1945 e 1995
è superiore al valore di tutto il patrimonio di ricchezza
tangibile e capitale fisso del paese.
Come possiamo spiegare questi estremi del capitalismo americano?
Profitti e potere sono obiettivi congiunti
di chi decide nell'economia come nella politica, e definiscono
il sistema sociale e produttivo che da tre secoli chiamiamo capitalismo.
Il loro intreccio si è fatto sempre più stretto,
nelle grandi imprese come nei paesi ricchi. Qui i profitti si
investono in posizioni di potere - nei mercati, nella comunicazione,
nella politica nazionale e internazionale - e il potere assicura
a sua volta il flusso di profitti. Un ruolo chiave ce l'ha l'economia
militare, così importante negli Stati uniti: le armi trasformano
il capitale investito direttamente in potere (e profitti) senza
passare per la produzione di beni, servizi, consumi e investimenti.
Parte da qui l'ultimo libro di Seymour Melman (professore della
Columbia University di New York), "After capitalism. From
managerialism to workplace democracy" (Dopo il capitalismo.
Dal potere manageriale alla democrazia sul lavoro) New York,
Knopf, 2001.
La seconda parte del libro è dedicata alla ricerca di
alternative al potere manageriale, ricondotte alla categoria
di "democrazia sul lavoro" (Workplace Democracy). Secondo
Melman, i fondamenti per far entrare la democrazia nel lavoro
sono la ricomposizione tra chi prende le decisioni e chi le esegue,
la solidarietà e la fiducia tra i lavoratori, e l'uguaglianza
di fronte alle regole sulla produzione.
Le tracce di questa alternativa vengono trovate nei nuovi contratti
sindacali che tutelano le condizioni di lavoro, nell'esperienza
della Saturn, la fabbrica Gm costruita sulla base di rapporti
cooperativi con forza lavoro e sindacato, nella crescita della
sindacalizzazione nei servizi "poveri" (assistenza,
pulizia, ecc.) come nelle professioni "alte" (medici,
docenti universitari, ecc.). Si criticano invece le strade illusorie,
come gli Esop (Employee Stock Ownership Plan) americani che distribuiscono
ai dipendenti pezzi di proprietà delle imprese senza riconoscere
loro alcun potere di controllo.
Scrive Melman - "né l'economia dei mercati globali
né il neo liberismo promettono un viaggio tranquillo.
La stessa concentrazione delle scelte dei manager aziendali e
di stato su queste strategie promette non solo una successione
senza fine di crisi internazionali, ma il percorso turbolento
di guerre senza fine".
Scritto prima dell'11 settembre e della "guerra infinita"
di Bush, questa capacità di anticipazione è il
regalo che ci viene da un intransigente radicale di 85 anni che
ci dà un segnale importante di un cambiamento di rotta
che diventa urgente.
Tratto e riassunto da
"Le Monde Diplomatique -
aprile 2002
www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/index1.html cercare sotto "indice
numero"
Licenziamenti
cautelativi alla radio
Va in onda il risparmio
A una ditta esterna tutti i lavori di pulizia
I fatti:
Alla decina didipendenti le lettere di licenziamento cautelativo
sono già state consegnate; le valutazioni delle offerte
della decina di ditte esterne sono quasi terminate e le trattative
tra una rosa ristretta di ditte selezionate dovrebbero iniziare
entro breve. La Rtsi vuole dunque affidare i lavori di normale
pulizia dello stabile Radio a Besso, finora svolti da personale
interno Rtsi, a una ditta esterna. Così come già
avviene da diversi anni alla Televisione a Comano e per la palazzina
amministrativa a Besso.
Obiettivo dichiarato (e premessa di questa esternalizzazione
del servizio pulizie): il risparmio.
Perché si privatizza
L'occasione per un riesame dell'intero "settore pulizie"
in Radio e TV è venuta dall'imminente scadenza del contratto
quinquennale con la ditta che garantisce la pulizia in TV e alla
palazzina di Besso. Visto che il criterio fondamentale per scegliere
tra gli scenari possibili (status quo, tutto a ditte esterne,
oppure riassumere in proprio la pulizia a Comano) era un risparmio
di una certa entità, la soluzione che si prospetta come
ormai certa è la privatizzazione di tutte le pulizie (Radio,
TV e palazzina) a una sola ditta esterna.
Solo con un'offerta complessiva - è stato detto dai vertici
della Rtsi - è possibile ottenere migliori prezzi e dunque
maggior risparmio.
Meno pulizia alla Radio
Secondo i vertici Rtsi, l'esternalizzazione
del servizio pulizie porterà a una riduzione molto consistente
dei costi: oltre il 20 per cento, vale a dire attorno ai 300
mila franchi.
Se è vero che l'offerta complessiva porterà a ridurre
le spese (mediamente di 2-3 franchi l'ora per persona impiegata)
il vero risparmio di tutta l'operazione sarà sopportato
dalla Radio, dove il personale gode di migliori condizioni salariali
e contrattuali, pur costando sensibilmente meno alla Rtsi! A
questo personale si continuerà a garantire le medesime
condizioni (salario, cassa pensione, assicurazioni…), ma
di fatto sarà dimezzato nel numero (con pensionamenti
anticipati, e partenze). Raddoppio della produttività,
dunque, per chi resta? No, risponde la Rtsi: si riducono gli
standard sul livello di quanto già avviene in Televisione.
In altre parole, meno pulizia alla Radio (ma la Rtsi precisa:
sarà un lavoro diverso).
Migliori condizioni in Tele
Questa operazione può avere però
anche risvolti positivi. Per lavoro uguale, salario uguale, ha
deciso la Rtsi. Quindi - questa volta - saranno aumentati i salari
(miseri) del personale in Tele, parificandoli ai salari in Radio
(grossomodo con un 30 per cento in più). Ma senza le stesse
prestazioni sociali (cassa pensione, assicurazione malattia),
che saranno però ancora garantite all'attuale personale
in Radio (almeno per i cinque anni che durerà il contratto).
Una politica inaccettabile
Fin qui, i fatti, presentati nel modo più
neutro possibile. Sulla questione, il nostro sindacato si è
sempre
opposto in modo fermo e molto critico alla privatizzazione di
servizi interni (non solo per le pulizie). Inevitabilmente, all'azienda
servizi esternalizzati costano di più. Per le donne di
pulizia, il confronto costi-prestazioni in Radio (dipendenti
Rtsi) e in TV (ditte esterne) appare esemplare!
Il Sindacato esprime disappunto per la scelta della Rtsi di diminuire
la qualità delle pulizie, perché di fatto sarà
così: contrariamente a quanto dicono i responsabili Rtsi,
in Tele ci sono lamentele sul grado di pulizia non certamente
a causa delle dipendenti, ma per l'eccessiva mole di lavoro.
Ed è assolutamente inaccettabile che tagli e risparmi
inizino sempre dalle categorie più deboli. Grosse perplessità
rimangono poi sulle garanzie che quanto presentato dalla Rtsi
troverà un concreto riscontro nel mandato con la ditta
e nel contratto del personale.
Alle assicurazioni dateci dall'Ufficio del personale, il Sindacato
ribadisce qui la richiesta di massima trasparenza e massimo controllo.
TPC
: un'azienda in crisi?
Grazie a Filippo Leutenegger, il tpc è
stato preso di mira dai media.
Cacciato da SF DRS, Luetenegger caporedattore del dipartimento
dell'informazione e fondatore dell'emissione Arena, aveva qualificato
l'azienda tpc un "caso da sanare"
Aveva ragione? il progetto di Schellenberg è destinato
a fallire?
Noi l'avevamo detto, potremmo aggiungere, ma non vogliamo passare
per facili profeti, quello che ci preme però sottolineare
è come le privatizzazioni si rivelino praticamente sempre
delle operazioni poco chiare, dove gli interessi reconditi la
fannoda padrone.
Una notizia fresca fresca parla inoltre di 57 soppressioni di
posti di lavoro!
Alla fine del 1999, il vecchio centro di produzione
di SF DRS, con 800 collaboratori e mezzi per 160 mio di franchi,
viene "esternalizzato" (o altrimenti detto privatizzato)
e comincia la sua attività l'1.1.2026 sotto la denominazione
di "tv productioncenter Zürich AG" (tpc). Il tpc
è una filiale al 100% della SRG SSR e di fatto è
gestita da SF DRS, il presidente del consiglio di amministrazione
è il direttore di SF DRS Peter Schellenberg.
La strategia è ambiziosa: il business
plan iniziale prevede una aumento della cifra di affari di 50
mio di franchi entro il 2004. Il futuro risiede, così
stimano i fautori del progetto, in un mercato in espansione,
più precisamente in Germania.
Così Schellenberg afferma che "50 mio di franchi
di mandati supplementari provenienti dalla Germania sarebbero
una piccola fetta della torta germanica, ma una crescita formidabile
della torta svizzera". Viene speculato sul fatto che RTL
piazzerà una parte considerevole della propria produzione
a Zurigo.
A medio termine ci si aspetta che altre aziende partecipino al
capitale sociale del tpc.
Dal sogno alla realtà
Cosa è restato di questi bei sogni?
Durante il primo esercizio, la cifra d'affari ha raggiunto i
132.6 mio di franchi, l'utile appena 2.1 mio (dopo le imposte)
e la redditività della cifra d'affari (1.9%) viene giudicata
insufficiente.
Per il secondo anno contabile (2001), si prospettava
una perdita. Una "successiva correzione ha portato alla
scomparsa del deficit" è citato in un memorandum
interno della direzione.
I risultati sono stati deludenti, si tratta del famoso "buco
nell'acqua"?
Ma a parte gli interrogativi sul successo
economico dell'impresa, altri interrogativi si aprono, abbiamo
raccolto alcuni spunti sulla stampa (v. capitolo seguente).
Una notizia delle ultime ore parla inoltre
di 24 soppressioni di posti di lavoro. Il ridimensionamento si
otterrebbe licenziando alcuni lavoratori, mettendo in atto pre-pensionamenti,
trasferimenti o altro. Alle 24 unità bisogna però
aggiungere i freelances e i privati , la cifra sale in questo
modo a 57 capacità soppresse.
L'SSM si oppone fermamente a ogni licenziamento e stigmatizza
come certe manie di grandezza abbiano a ripercuotersi con soppressioni
di posti di lavoro. La questione avrà un seguito a livello
nazionale.
Notizie raccolte su "Weltwoche"
Il TPC chiede per le stesse prestazioni circa
10 mio in più rispetto all'anno precedente. L'anno prossimo,
secondo informazioni dell'SSM, potrebbero addirittura diventare
15 mio.
Fintanto che il TPC poteva produrre per le finestre di programma
di RTL/pro 7 e il canale TV, Schellenberg permetteva a SF DRS
di approfittare di uno sconto del 6% quale grosso cliente. Ora,
dopo il fallimento dei piani delle TV private, Schelleberg chiama
alla cassa SF DRS. Lo sconto è stato tolto e sono state
introdotte delle fatture salate.
Le trasmissioni "Samstagjass" e
"Hopp de Bäse" avrebbero dovuto essere prodotte
dalla società di produzione Basilea film. "C'erano
sia accordi verbali che scritti" dice il respnsabile Wlater
Liechti.
Ad inizio gennaio il mandato è stato bloccato "da
molto in alto". Deve nuovamente essere il tpc a produrre.
Anche per il Ticino e per la Svizzera romanda si prospetta una
concorrenza perlomeno "scomoda".
Tramite una campagna pubblicitaria il tpc
si dice disponibile a produrre dei video commerciali. Però
questo fa arrabbiare i produttori liberi che si sentono minacciati.
Adriano Wigano, consulente giuridico dell'associazione dei produttori
di film e video cita parecchi articoli infranti dal tpc, la rosa
va da concorrenza sleale fino all'infrazione della LRTV e della
Costituzione.
Il potere di mercato del tpc piega i produttori di video, nessuno
ha la forza per mettersi contro un concorrente così potente.
Nuova
cassa pensione:perché é importante partecipare
Con la creazione della nuova cassa pensione
della SSR si aprono degli interrogativi e nuove sfide importanti
che come sindacato abbiamo il dovere di raccogliere.
Abbiamo votato per scegliere a quale cassa
pensioni saremo affiliati in futuro visto che l'attuale cassa
pensione federale viene smantellata. La scelta era tra la neonata
Publica che offre delle condizioni chiaramente peggiori e una
cassa pensioni della SSR che offre delle condizioni un po' meno
peggiori. La scelta è andata chiaramente alla cassa pensioni
SSR (più dell'80% dei voti). Gli istituti di previdenza,
secondo la legge devono avere la forma della fondazione o della
cooperativa oppure devono essere istituzioni di diritto pubblico,
questo per fare sì che l'istituto di previdenza sia indipendente
dal datore di lavoro.
Per il personale della SSR verrà così
creata una fondazione Cassa pensioni SRG-SSR idée suisse,
tale fondazione sarà gestita da un Consiglio di fondazione
paritetico di cui faranno parte probabilmente 6 rappresentanti
dell'SSM e 6 rappresentanti della SSR (il numero esatto dei rappresentanti
per parte non è ancora definito).
Come SSM siamo quindi chiamati a trovare dei rappresentanti;
vista la posta in gioco, si tratterà di gestire più
di due miliardi, è indispensabile che ci si assuma questo
compito in modo serio.
Sarà importantissimo scegliere bene i nostri rappresentanti
e fare in modo che ricevano una formazione adeguata.
Le persone che si assumeranno questo incarico saranno pagate
e sarà loro dato il tempo per svolgere questa funzione.
A nostro modo di vedere il capitolo della formazione è
fondamentale e molto importante sarà anche fare in modo
che questa possa essere diversificata, non comprendere solamente
quello che viene proposto dal datore di lavoro, ma proporre anche
noi un indirizzo socio-economico.
In Svizzera ci saranno diverse casse pensioni
gestite da fondazioni paritetiche, l'USS si sta già muovendo
studiando dei progetti che possano mettere in rete i diversi
rappresentanti del personale perché le informazioni possano
circolare,
perché ci possa essere uno scambio e anche perché
si possa trovare il modo di ricevere una formazione che prenda
in considerazione il punto di vista dei lavoratori e dell'etica
del lavoro, dell'economia socialmente sostenibile e dell'ecologia.
I soldi da gestire saranno molti, oltre al dovere di salvaguardare
il patrimonio e a gestirlo in modo corretto tale da garantire
le rendite al personale, si avrà in mano un giocattolo
con un potere non indifferente.
Decidere se investire qui piuttosto che lì
significa anche fare delle scelte politiche.
Si potrebbe ad esempio decidere di rifiutarsi di investire in
aziende che trattano in modo non corretto il proprio personale
o che lo sfruttano, rifiutarsi di investire in aziende che non
sono sufficientemente sensibili al problema dell'inquinamento
ambientale, che sfruttano il lavoro minorile ecc.
Lo scopo sarà quello di garantire delle prestazioni per
molti anni, è quindi importante che ci si preoccupi del
lungo termine, gli obiettivi dovranno quindi essere: sicurezza,
ponderazione, etica e non quelli di assicurarsi delle entrate
record a corto termine senza farsi scrupoli di sorta.
Pensiamo che sia indispensabile porsi anche
questi interrogativi e assumersi le relative responsabilità.
Quindi:
Primo: scegliere bene i nostri rappresentanti.
Secondo: fare in modo che ricevano una formazione sufficiente
e che comprenda anche un punto di vista più "sindacale",
quindi non soltanto una formazione tecnica ma che tenga anche
conto di principi etici, sociali e ecologici. La formazione dovrà
inoltre essere permanente.
Terzo: stabilire dei contatti con i rappresentanti del personale
delle altre casse pensioni
Quarto: mantenere i contatti tra i rappresentanti, il personale
che essi rappresentano e l'SSM
Quinto: essere attenti, propositivi, critici, attivi, informati.
In questo senso esigeremo trasparenza e informazione
L'SSM, vista la posta in gioco e la complessità della
cosa, ha pensato di dare incarico ad un esperto esterno di essere
attivo nella fondazione, sembra che non sarà possibile
che rivesta il ruolo di rappresentante nel consiglio di fondazione,
ma potrà essere attivo nel comitato di gestione.
Le
finanze della SSR
La conferenza professionale SSM del ramo SSR*
si è riunita l'8 maggio scorso a Zurigo.
Per poter fornire direttamente delle informazioni ai delegati
erano presenti come invitati straordinari dei rappresentati della
SSR (il responsabile delle finanze Signor Jorio e il nuovo responsabile
delle risorse umane Signor Waldmeier).
Si è fatto questo per cercare di avere delle risposte
a una preoccupazione crescente da parte del personale.
Qual è la situazione finanziaria della SSR? Come mai si
parla di tagli al personale e ai programmi?
In alcuni casi (SF DRS) addirittura di licenziamenti.
Come sarà il futuro?
L'impressione è quella che la SSR nonostante
i proclami, trascuri il personale e lo consideri prevalentemente
come un costo invece che come una risorsa.
La direzione SSR ha un nuovo stile, si ha l'impressione che la
gerarchia si autoalimenti, che prenda delle decisioni sempre
più lontane, che ci siano come due mondi distinti.
Noi, le "formiche" che lavoriamo sul campo, dobbiamo
accettare tutto senza dire niente, la SSR chiusa su di sè
non accetta le critiche che vengono considerate soltanto in modo
negativo. Le critiche vengono tacciate di atti sleali verso l'azienda,
di ostruzionismo, invece di essere considerate come un elemento
di dialogo, di feedback, di autocritica.
Il personale ha a cuore l'azienda come e in
alcuni casi forse più dei vertici, ma questo non significa
accettare tutto e non tentare di modificare ciò che non
va, non significa non permettersi la critica che è anche
analisi, ricerca di miglioramento, fiducia.
A noi risulta che c'è chi alla SSR
si arricchisce, ma queste non sono certo le "formiche".
I collaboratori devono sempre più spesso controllare i
propri contratti, i propri fogli di salario. C'è sempre
più spesso qualcosa di oscuro, la CCL che non viene rispettata,
la legge sul lavoro che viene ignorata, lavoratori (o più
spesso lavoratrici) precari che si cerca in ogni modo di mantenere
al di sotto della quota del 30% o dei 66 giorni all'anno per
non dover loro concedere la CCL e mantenerli quindi in una situazione
di fragilità totale. Questo coincide con un aumento dei
ritmi di lavoro, siamo sempre più stressati, sempre più
spesso di corsa, lo spazio per la riflessione e l'approfondimento
è costantemente ridotto. D'altra parte il nostro lavoro
sembra degno di attenzione soltanto quando c'è qualcosa
che non va. Il nostro mandato di servizio pubblico sembra passare
in secondo piano, diventa elemento "trascurabile",
ciò che importa sono gli indici d'ascolto che vengono
presentati più come una spada di Damocle che come stimolo.
Il mercato ha preso il posto del mandato, le responsabilità
rispetto alla Costituzione sembrano preoccupazioni d'altri tempi.
E allora vengono tagliati programmi importanti che magari non
fanno molta audience perché "troppo seri", l'apparato
burocratico cresce, vengono investiti soldi in bonus e premi
invece che nella produzione, la situazione finanziaria è
potata come spauracchio, come scusa per ogni decisione. C'è
poca chiarezza.
Prima non era così, i salari, le funzioni,
le promozioni, tutto sembrava più trasparente e non si
aveva l'impressione di gravi disparità di trattamento.
La produzione e la qualità sembravano degli obiettivi
condivisi da tutti, dirigenti e "formiche"; la critica,
spesso anche dura, seppure non fosse ben accetta non veniva vissuta
come un attentato all'integrità dell'azienda.
Ma di questi tempi, sull'onda del mercato,
nelle aziende è di moda raddoppiare le paghe (già
alte) dei manager, ridurre il personale e le relative spese,
aumentare quelle per l'apparato burocratico, privatizzare (v.
articoli pag. 4 sulle donne di pulizia della radio, a pag. 7
sul TPC, a pag. 10 sull'energia elettrica), annunciare deficit
spauracchio, elargire bonus, premi e "fringe benefits"
(?!) (che siano caramelle?).
E allora anche alla SSR non si vuole essere da meno e quindi
Walpen incassa quasi il doppio di quello che prendeva Riva, bonus
e premi sono diventati una realtà, la terminologia si
è fatta sempre più "ingleseggiante",
alla RTSI vogliono che assumiamo una "Corporate Identity".
Per sentirci più belli? Oppure più uniti? Forse
più importanti o semplicemente al passo con i tempi! Che
diamine! L'italiano non ha ricchezza, suona un po' antiquato,
se non fosse che è proprio l'italiano che ci dà
una ragione di esistere come azienda, potremmo quasi fare a meno
di utilizzarlo.
Per quanto riguarda SF DRS si parla di licenziamenti,
di deficit, ma allo stesso tempo nell'anno appena trascorso si
sono elargiti 750'000 franchi solamente in bonus (per qualcuno
l'anno 2001 non è stato poi così brutto!)
Alla SSR In questi ultimi anni la produttività
è aumentata e sono diminuite le spese per il personale,
fino al 1996 tali spese erano piuttosto stabili e rappresentavano
il 57% del totale delle spese, nel 2001 la percentuale è
scesa al 39%!!! Eppure quando si tratta di discutere di aumenti
salariali sembra che caschi il mondo.
Si ha l'impressione che la situazione venga
spesso dipinta più nera di quanto non sia in realtà,
le previsioni sono spesso catastrofiste, come mai?
Il deficit a livello nazionale nel 2001 è stato di 18,3
milioni di franchi, si è invocato il problema della pubblicità
che ha subito un tonfo. Guardando un po' più da vicino
la cosa si scopre però che il 2000 è stato un anno
eccezionale, che era facilmente prevedibile che non si sarebbe
ripetuto, che il 2001 non è stato un anno catastrofico
ma nella media degli anni "normali".
Rispondendo alle nostre precise domande gli ospiti ci hanno spiegato
cosa sia successo contabilmente con Publisuisse, ci sono stati
degli investimenti straordinari, ci sono stati degli interessi
negativi da coprire,….
Non sembrano esserci irregolarità, però si ha l'impressione
che quando fa comodo ci si mostri soltanto un aspetto del problema,
magari amplificandolo o non dicendo tutto.
Le ragioni del deficit dell'anno scorso non sono da imputare
soltanto alla pubblicità come è sembrato comodo
far credere fintanto che non abbiamo chiesto lumi.
Viste queste premesse è naturale che
l'SSM si interessi maggiormente della situazione finanziaria
dell'SSR, che cerchi di capire cosa si stia facendo e in quale
direzione si stia andando. Di capire le cifre che ci vengono
presentate per poterle interpretare.
Notizie
brevi
C canone
Il 1°maggio scorso, Il Consiglio Federale
ha deciso di aumentare il canone dell'4,1% a partire dal 2003,
questo per compensare la riduzione degli introiti dovuta all'esenzione
dal pagamento del canone per i beneficiari di rendite AVS AI
con rendita complementare. I mancati introiti del 2001 e del
2002 verranno pure compensati dalla Confederazione, le motivazioni
alla base del taglio di diversi programmi vengono quindi a cadere,
farà bene la SSR a ritornare sulle proprie decisioni in
questo senso.
R ricerca
Da subito è possibile inoltrare all'Ufficio
federale delle comunicazioni (UFCOM) le richieste di contributi
finanziari per la ricerca sui media, la formazione e il perfezionamento
di ideatori di programmi radiotelevisivi. Verranno sovvenzionate
le offerte di formazione previste per il 2002 e i progetti di
ricerca lanciati quest'anno.
B bilaterali
Il primo giugno 2002 entreranno in vigore
gli accordi bilaterali, ci siamo incontrati con la direzione
per discutere eventuali misure da prendere per evitare un dumping
salariale e uno sviluppo selvaggio della concorrenza tra le ditte
terze che lavorano per la RTSI. Le nostre richieste saranno ascoltate?
E Expo TV
L'UFCOM sostiene il progetto Expo TV con circa
1,2 milioni di franchi provenienti dalle tasse di ricezione.
Durante Expo 02, Expo TV produrrà un servizio settimanale
d'attualità, che tutte le stazioni televisive regionali
svizzere potranno trasmettere gratuitamente.
G Gleichstellungs-Controlling
La TSI ha deciso di partecipare a un progetto
sulla parità tra uomo e donna presentato dall'SSM e dalla
VPOD a livello svizzero e finanziato dall'ufficio federale per
la parità tra uomo e donna. Diverse altre aziende hanno
aderito a questo progetto.
C Colonie dei sindacati
Sono aperte le iscrizioni alle colonie dei
sindacati
In montagna a Rodi per ragazzi dai 6 ai 14 anni
1° turno 6.7 - 25.7, 2° turno 28.7 - 16.8, sindacalizzati
450.- non sindacalizzati 580.-
Al mare a Igea 1° turno 23.6 - 10.7 per
ragazzi dai 6 agli 11/12 anni,
2° turno 11.7-28.7 per ragazzi dai 12 ai 16 anni,
sindacalizzati 530.- non sindacalizzati 630.-.
Iscrizioni: Colonie dei Sindacati, Viale Stazione 31, 6500 Bellinzona,
tel. 091 826 35 77
essere
solidali
essere difesi
essere rappresentati
avere un contratto collettivo
controbilanciare certe tendenze
essere in tanti
essere ascoltati
essere informati
... per principio
|