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EDITORIALE - CHI SONO I
CATTIVI?
L'attuale convenzione collettiva di lavoro, rispetto alle
precedenti, ha subito anch'essa i segni delle realtà vigenti,
o meglio delle mode imperanti, nella maggior parte delle aziende
e amministrazioni svizzere. Sono stati soppressi gli automatismi
salariali, è stato introdotto il salario al merito ci
sono maggiori regionalizzazioni, c'è meno chiarezza nelle
carriere, sono stati creati dei contratti separati per i quadri
ecc.. Tutto ciò rende meno regolamentata la CCL e di conseguenza
le garanzie per gli impiegati diminuiscono.
Questa nuova realtà, voluta soprattutto dai vertici della
SSR, non avrebbe dovuto preoccupare i dipendenti perché
la direzione garantiva che tutti i collaboratori sarebbero stati
trattati correttamente ed equamente, anche perché la nuova
CCL si sarebbe basata sui concetti di trasparenza e di partenariato
sociale.
Oggi dopo un anno di applicazione della CCL, ma in particolare
dopo alcuni anni ispirati a questa nuova filosofia aziendale,
possiamo trarre un primo bilancio piuttosto negativo. Il nuovo
stile, come detto, doveva essere basato sul partenariato sociale
vale a dire su una stretta collaborazione tra i due partner sociali
SSM e SSR. Purtroppo però la realtà è un'altra,
se non è l'SSM a chiedere continuamente, a denunciare,
a indagare per conto proprio, dalla controparte spontaneamente
non succede quasi mai nulla, raramente arrivano proposte spontanee
di collaborazione. Non parliamo poi della trasparenza sui dati,
tra l'altro prevista dalla CCL, che stiamo sempre attendendo
con ansia. Sembrerebbe che i dati dovrebbero arrivare in queste
settimane...
Una cosa comunque è evidente, quando chiediamo anche solo
qualche informazione, il primo atteggiamento in genere è
di reticenza, poi di noia, poi di rinvio….
Che peso questo SSM!
Sta di fatto che le segnalazioni di irregolarità noi le
facciamo notare e le denunciamo anche se, purtroppo, i collaboratori
sono sovente intimoriti per le possibili conseguenze e sono quindi
reticenti nel chiedere il nostro intervento.
Ora, per certe infrazioni alla legge sul lavoro intendiamo
anche noi cambiare stile e quindi ricorreremo, se del caso, ai
tribunali competenti, come ha deciso il nostro ultimo congresso
nazionale di Coira.
Un tribunale arbitrale è già al lavoro per interpretare
gli orari giornalieri per collaboratori ingaggiati con un contratto
a volume variabile.
Un altro tribunale arbitrale è già convocato per
decidere l'ennesima inconciliabile divergenza tra SSR e SSM sull'aumento
della massa salariale.
Basti constatare che da quando la CCL prevede la possibilità
di negoziare l'aumento della massa salariale, non siamo praticamente
mai riusciti a trovare un accordo ed è sempre stato un
tribunale a decidere. E' possibile che in una realtà di
partenariato sociale sia sempre colpa del personale che chiede
troppo?
A noi risulta che i salari di riferimento si siano mediamente
abbassati dal 1997, mentre gli introiti della SSR sono stati
mediamente buoni, tanto è vero che negli ultimi 10 anni
sono stati azzerati anche i debiti che ammontavano a quasi 200
milioni di franchi.
Insomma il partenariato sociale non ci soddisfa e lo abbiamo
detto chiaramente lo scorso 25 gennaio al direttore generale
Armin Walpen, presenti anche tutti i direttori aziendali SSR.
Siamo preoccupati per il futuro dei nostri salari e per l'impiego,
ci preoccupa la continua tendenza a regionalizzare che annulla
la necessaria coesione nazionale, ci preoccupa la crescente spaccatura
tra i quadri e il personale.
Noi nella nostra regione abbiamo fatto pervenire alla direzione
una serie di questioni da risolvere e a questo proposito è
stato previsto un incontro con la direzione regionale il prossimo
26 febbraio, ci attendiamo soluzioni concrete, risposte positive
e un impegno a lavorare nel segno di un reale partenariato sociale.
Vedremo!
CONGRESSO SSM COIRA
DICEMBRE 2001
Il 13 e 14 dicembre scorsi si è tenuto a Coira il congresso
straordinario dell'SSM
Il Congresso è stato convocato per votare i nuovi statuti
di cui l'SSM ha deciso di dotarsi.
La revisione totale ha voluto adeguare gli statuti e renderli
più vicini alla realtà, si è anche voluto
cercare di rendere le strutture esecutive più snelle ed
efficaci, è sempre delicato cercare delle strutture che
da un lato garantiscano una sufficiente rappresentanza di tutte
le regioni e i gruppi, e che dall'altro non risultino essere
soffocate quando si tratta di prendere delle decisioni operative.
Vedremo se le nuove strutture sapranno dimostrarsi efficaci e
comunque garantire il collegamento con la base che tanto ci sta
a cuore.
Durante il congresso si è anche salutata la partenza del
nostro cassiere Fausto Pianca che ha accompagnato l'SSM sin dagli
albori, (l'Informatore SSM aprofitta dell'occasione per ringraziare
Fausto) e si è nominato un nuovo cassiere che, e la cosa
ci fa molto piacere, è ancora un rappresentante della
nostra regione e cioè Renato Minoli (complimenti e auguri!).
Il Congresso per forza di cose si è concentrato principalmente
sugli statuti ma si è anche discusso della nuova cassa
pensione e della situazione di sempre maggior tensione nella
quale si trovano lavoratori di sempre più unità
aziendali, si è parlato di mobbing, di pressioni, di degrado
delle condizioni di lavoro.
QUALE CASSA PENSIONE?
Quando le sentono nominare, gli uni si infiammano, gli altri
alzano le spalle. Le casse pensioni. Certo, per sua natura, la
previdenza per la vecchiaia comincia ad interessarci tanto più,
quanto più ci avviciniamo all'età del pensionamento.
Ancorate nel sistema dei tre pilastri, le prestazioni della cassa
pensione sono determinanti per assicurarci un reddito sufficiente
dopo l'età lavorativa. Infatti, l'AVS basta solo per coprire
il minimo esistenziale, e spesso non si hanno i soldi per costruirsi
una previdenza personale facoltativa (terzo pilastro).
Solitamente, nel pieno della vita professionale, i salariati
e le salariate non si preoccupano molto del reddito che percepiranno
dopo il pensionamento. Per la motivazione professionale e il
piacere di vivere sono più importanti fattori quali il
contenuto del lavoro, le possibilità di progredire, di
far carriera, di conciliare le attività familiari, sociali
e lavorative.
E' comprensibile, ma è anche rischioso. Chi da giovane
non si occupa della sua previdenza per la vecchiaia, spesso ne
fa le spese più avanti. In questi ultimi anni, vari mutamenti
sociali hanno rafforzato la tendenza a trascurare la previdenza
per la vecchiaia.
Una società sempre più dinamica, rapidi cambiamenti
tecnologici, nuove esigenze poste dal mercato del lavoro, l'aumento
dei consumi, la vita sempre più breve delle conoscenze
acquisite, tutti questi fenomeni distraggono l'attenzione dalla
necessità di una previdenza per la vecchiaia concepita
sul lungo termine.
E, fenomeno interessante, oggi molti salariati sono informati
molto meglio su come funziona la Borsa, su che cosa sono le azioni,
le opzioni o le obbligazioni che sulle prestazioni garantite
dalla loro cassa pensione in caso di invalidità, decesso
o pensionamento.
L'intenzione della SSR di uscire dalla Cassa pensioni della
Confederazione (CPC) offre un'ottima opportunità per colmare
le conoscenze lacunose in questo campo di non pochi collaboratori,
giovani e meno giovani. È anche un'occasione da cogliere
per sensibilizzare il personale sul fatto che la previdenza per
la vecchiaia va considerata quale parte integrante di una strategia
globale di remunerazione, insieme ad altri elementi di compenso,
prestazioni sociali e complementari.
Per l'SSM, una buona previdenza professionale significa innanzitutto
solidarietà tra giovani e anziani.
Se la SSR dovesse creare una sua nuova cassa pensione, occorrerà
garantire il livello attuale delle prestazioni e il mantenimento
del potere d'acquisto delle rendite, con la compensazione del
rincaro per i pensionati di oggi e di domani.
Union network international
L'SSM, nonostante le sue piccole dimensioni, ha sempre voluto
essere presente a tutti i livelli nazionali, europei e internazionali
in quanto esso rappresenta ampiamente una parte importante dei
lavoratori e delle lavoratrici del settore audiovisivo Svizzero
pubblico e privato.
In campo internazionale siamo membri della UNI (Union Network
International) che rappresenta 15 milioni di lavoratori nel mondo
e 1000 sindacati.
Il dossier con le diverse attività svolte da UNI è
disponibile presso il segretariato SSM oppure potete consultare
il sito internet www.union-network.org
La prima conferenza mondiale delle donne del 3 e 4 settembre
2001
Si è tenuta a Berlino in anteprima al congresso mondiale
UNI.
Il tema della conferenza era:
"Nuove tecnologie, nuova economia - donne vincitrici?"
Si è sottolineato come la globalizzazione nella sua forma
attuale non contribuisca in nessun caso a ridurre le ineguaglianze
tra paesi e molto poco o per niente le ineguaglianze tra uomini
e donne.
La realtà dei paesi ricchi e di quelli poveri è
senza dubbio molto diversa e le urgenze con le quali sono confrontate
le donne sindacaliste del Sud America o dell'Africa sono a volte
drammatiche.
Si è sottolineato come il 90% degli utenti internet si
trovi nell'emisfero settentrionale, infatti buona parte del mondo
non ha accesso all'elettricità e al telefono e quindi
parlare di nuove tecnologie per questi paesi risulta essere impossibile.
Le promesse della globalizzazione in questo campo per i paesi
poveri non hanno avuto alcun effetto, hanno invece generato tutta
una serie di problemi dovuti alla rottura di equilibri e quindi
una maggiore miseria nonché un aumento delle malattie
come l'AIDS.
Per milioni di donne in Africa, Asia e America, la globalizzazione
si è tradotta in un'aggravarsi della marginalizzazione,
dello sfruttamento e della miseria. La femminilizzazione della
povertà e i flagelli ad essa legati come la recrudescenza
del traffico di donne e di bambini rappresentano la faccia scura
della nuova economia.
Le sindacaliste sudamericane hanno però sottolineato come
le questioni della parità di diritti e delle differenze
legate al genere (femminile o maschile) non debbano essere messe
in secondo piano vista la drammaticità della situazione.
L'attenzione alle questioni di genere rappresenta infatti una
delle poche possibilità di uscirne, i sindacati devono
cercare di fare in modo che la formazione delle donne sia un
obiettivo centrale, per permettere loro di partecipare all'informazione
trasmessa dalle nuove tecnologie, istruirsi e poter uscire dalla
miseria.
Per quanto riguarda i paesi ricchi si è sottolineato come
la parità salariale non esiste anche se esiste nei principi,
c'è inoltre una discrepanza tra le qualifiche delle donne
e i lavori che fanno: i lavori meno pagati, i lavori subalterni
sono fatti quasi sempre dalle donne. Le donne sono lontane dall'aver
ottenuto l'uguaglianza, sono poche ai posti di direzione anche
nei paesi all'avanguardia in questo campo.
Nella nuova economia queste ineguaglianze continueranno e anzi
aumenteranno se non vengono prese delle misure politiche adeguate.
La conferenza ha elaborato un documento conclusivo nel quale
propone un piano d'azione il cui obiettivo è quello di
stabilire un'effettiva uguaglianza tra uomo e donna e di eliminare
ogni forma di discriminazione e di razzismo. Per chi fosse interessato
al documento può richiederlo al nostro segretariato ()
36 ORE… UN SOGNO?
Il 3 marzo prossimo si voterà sull'iniziativa dell'unione
sindacale svizzera
"36 ore per tutti", non perdiamoci questa occasione!
In questi ultimi anni la flessibilizzazione del tempo di lavoro
è diventata una realtà con cui dobbiamo confrontarci
sempre più spesso, i ritmi di lavoro sono sempre più
stressanti e le ore straordinarie aumentano in modo sconsiderato.
Diventa sempre più difficile pianificare la propria vita
famigliare o sociale. È quindi urgente fare qualcosa contro
questa tendenza. Gli orari di lavoro remunerati devono essere
compatibili con le esigenze sociali e le necessità famigliari.
L'iniziativa permette di migliorare la situazione intervenendo
sulla durata massima della settimana lavorativa, sulla durata
normale del lavoro e sulle ore supplementari, sul lavoro a tempo
parziale e sul lavoro precario.
Ogni diminuzione del tempo di lavoro ha visto levare gli scudi
degli ambienti imprenditoriali che hanno sempre brandito lo spauracchio
della rovina dell'economia, un solo esempio: ancora nel 1983
quando si decise di introdurre 4 settimane di vacanza "Employeur
suisse" scrisse: "La modifica delle disposizioni del
Codice delle obbligazioni relativa alle vacanze ha avuto luogo
all'insegna di una deplorevole mentalità consumatrice
che non tiene in alcun conto la realtà economica. Così,
a dispetto di tutti gli avvertimenti lanciati dai dirigenti d'azienda,
si è deciso d'introdurre quattro settimane almeno di vacanza
e cinque settimane per i giovani." Sob! Per dirla alla Paperino!
Non perdiamo questa occasione per riequilibrare un mercato del
lavoro che sembra volerci trasformare tutti in macchine produttrici
e riprendiamoci un po' di tempo per noi stessi!
Le possibilità di applicare le 36 ore sono molteplici:
- riduzione dell'orario giornaliero a 7,2 ore
- orari quotidiani di 8 ore e settimana di 4,5 giorni
- orari quotidiani di 9 ore e settimana di 4 giorni
- settimana di 38 ore e 13,5 giorni annuali di congedo supplementare
- settimana di 39 ore e 4 settimane di vacanze supplementari
- modello delle "vacanze scolastiche", ossia settimana
di 40,4 ore e riduzione a 20 ore settimanali per 10 settimane
durante le vacanze scolastiche
L'iniziativa chiede:
- la riduzione progressiva, sull'arco di 8 anni, della durata
del lavoro a 1872 ore annue (diverse sono le varianti possibili)
- la durata massima della settimana lavorativa, straordinari
compresi, di 48 ore (oggi 66 ore!)
- la riduzione del lavoro straordinario da un massimo di 170/140
ore a 100 ore annue
- la determinazione di un orario normale, per impedire lo sviluppo
del lavoro su chiamata
- la soppressione di ogni discriminazione per il personale a
tempo parziale (ad es. i supplementi per ore straordinarie)
- nessuna riduzione salariale fino a un salario di 7600 fr. al
mese; i salari del personale a tempo parziale saranno aumentati
proporzionalmente
- un aiuto finanziario della Confede-razione alle aziende che
ridurranno il tempo di lavoro piu rapidanmente (oltre il 10%
all'anno) e che creano nuovi posti di lavoro
Calcio e TV : diritti?
LIBERI DI PAGARE
Funziona così: lo sport viene acquistato come qualsiasi
altra merce (attraverso un'asta) da chi offre di più.
In questo caso il magnate tedesco Leo Kirch offrendo un miliardo
e 600 milioni di dollari ha comprato i diritti televisivi per
il 2002 e il 2006. Un'offerta nettamente superiore a quella della
vecchia Eurovisione che portava il calcio in ogni casa a bassissimo
costo.
Ora il padrone (Kirch) dà a tutti la libertà di
vedere: basta pagare.
Chi non paga non vede.
La televisione Svizzera ha deciso di non farsi ricattare e ha
detto no. Ben fatto. Ma siccome non c'è più solidarietà,
pian piano Kirch l'ha spuntata.
Ha ceduto dapprima una TV via cavo spagnola: 200 milioni di dollari.
Gli iberici pagheranno caro per seguire la nazionale.
Poi ha ceduto l'Inghilterra, poi la Germania, poi l'Italia. E
Kirch (200 milioni o giù di lì a colpo) ha già
recuperato i suoi soldi e fa anzi profitti.
Kirch fa il suo mestiere di mercante. Compra e vende. Peggio
è la Federazione Internazionale di calcio (casualmente
con molti svizzeri al comando) che dopo aver predicato bene (il
calcio è un bene universale, non lo possiamo lasciare
solo a i ricchi) ha razzolato male scatenando l'asta, scaricando
la vecchia Eurovisione che tanto ha fatto per lanciare lo spettacolo
e vendendo al maggior offerente (senza pensare al grande pubblico).
Blatter, Zen Ruffinen, Platini e Co. Senza maschera: Bugiardi
e ipocriti.
Ora pare che qualche giurista riesca a far passare il concetto,
di "un bene comune, patrimonio dell'umanità"
come l'aria e l'acqua, il sole e la pioggia (in attesa che qualcuno
privatizzi anche gli elementi naturali). D'interesse mondiale
comune sarebbe la partita di apertura, la semifinale e la finale.
Vedremo. Intanto ci rimane una sola speranza: che lo spettabile
pubblico (attraverso il gioco del calcio) abbia capito che la
libertà legata al portafoglio è un privilegio per
pochi: gli altri sono liberi di restare a bocca asciutta.
PARI OPPORTUNITÀ
ALLA RTSI
Operativa dall'inizio dell'anno nella sua nuova funzione di
responsabile del progetto pari opportunità della RTSI,
Krisya Binek ha risposto alla nostra domanda riguardo alle motivazioni
che l'hanno portata ad accettare questa sfida.
Mi sembra che il clima all'interno dell'azienda sulla questione
delle pari opportunità sia abbastanza favorevole perché
ci si avvii di fatto verso una rappresentatività migliore
delle donne in tutte le categorie professionali, ma non solo.
E' un discorso complesso, che va oltre l'aspetto rivendicativo
perché rispecchia l'educazione, l'evoluzione della società,
l'assetto dell'economia, dei processi di produzione e tocca sensibilità
e umori diversi, paure inconsce. E' vero ci sono voluti più
di 20 anni per concretizzare un asilo nido e venire così
incontro a chi, oltre il lavoro, ha impegni famigliari. Quello
della pari opportunità è un capitolo che ha conosciuto
fasi alterne, ma credo che in questo momento l'azienda sia più
sensibile alla ricchezza che rappresenta il potenziale femminile.
Certo, uomini e donne sono diversi, ma é proprio dalla
diversità che nascono le cose più interessanti
e arricchenti, a condizione che ci sia rispetto reciproco, ma
soprattutto il rispetto dello specifico femminile (spesso sottovalutato
o meglio non in linea con i valori dominanti). E forse non é
un caso che il referente diretto delle proposte che scaturiranno
dal gruppo di riflessione sia il DR.Prof.R.Ratti.
La mia sarà una responsabilità di linea: non bastano
idee, progetti, rivendicazioni, chi é al timone della
nave sulla quale ci troviamo dovrà garantire l'applicazione
di un minimo di regole, senza le quali é impensabile modificare
la realtà.
Vorrei precisare che il gruppo da me coordinato non avrà
una funzione di tipo sindacale (anche se una rappresentante del
SSM é attiva nel gruppo delle pari opportunità)
ma si occuperà delle misure che all'interno dell'azienda
possono favorire lo sviluppo della parità. E la prima
cosa apparentemente molto semplice, ma per niente scontata é
quella della sensibilità di tutte le persone che all'interno
dell'azienda sono chiamate a decidere in materia di programma,
politica del personale, di formazione permanente e non da ultimo
di risorse umane.
RITRATTI
1. Cosa pensi dell'SSM? (Qual è il suo ruolo? Il suo
peso?)
2. Chi è il segretario dell'SSM? Chi è la presidente
dell'SSM
3. Le sfide più importanti affrontate finora nell'SSM.
4. Le sfide più importanti che si prospettano per il futuro
perSSM.
5. Come vivi la situazione attuale del mondo?
6. Tre parole significative per te come segretario/presidente
dell' SSM. Tre parole significative per la tua persona.
Durante il congresso straordinario dell'SSM tenutosi a Coira
nel dicembre scorso abbiamo fatto alcune domande al segretario
centrale dell'SSM (Stephan Ruppen) e alla presidente dell'SSM
(Barbara Büttner. Abbiamo posto loro le stesse domande.
Ecco le risposte.
STEPHAN RUPPEN
il nostro segretario centrale
Cosa pensi dell'SSM?
(Qual è il suo ruolo? Il suo peso?)
L'SSM è un perfetto esempio di come può funzionare
un servizio pubblico: presente sul piano nazionale e regionale,
multiculturale, efficiente, senza per questo costare tanto. Offre
un ampio ventaglio di prestazioni, si impegna collettivamente
ed individualmente, è attivo politicamente con posizioni
condivise dalla maggioranza. Infatti, quasi il 70% del personale
della SSR fa parte dell'SSM, legittimando in questo modo la nostra
funzione di difesa dei suoi interessi. Taluni membri ricercano
solo un appoggio puntuale, altri collaborano regolarmente alle
nostre attività. La nostra forza sta nell'importante sostegno
di cui gode l'SSM presso i salariati, nell'essere vicino alla
base, presente laddove lavorano i nostri membri. Il nostro peso
è quello che ci danno i nostri soci. Ciò che mi
rallegra in modo particolare: l'SSM non è uno strumento
che viene usato come una minaccia, ma un'organizzazione cui ci
si rivolge per risolvere un problema o per ottenere un consiglio.
Chi è Stephan Ruppen?
Nato il 2 gennaio 1954, sotto il segno del capricorno, direi
che sono una persona vicina alla realtà, coi piedi per
terra. Ho imparato che per risolvere un problema esistono sempre
molte possibili soluzioni e che il divertimento sta proprio nel
cercarle. In quest'ottica, vedo la vita come un gioco, e mi vedo
come un giocatore che talvolta deve stare attento a non ignorare
il limite che separa il gioco dai lati seri della vita. Non a
caso, una delle mie figure preferite è il buffone di corte,
personaggio medievale che può dire la verità, e
addirittura viene lodato per questo, ma nel contempo vive sempre
con il rischio di essere bandito. Oltre alla mia passione per
i giochi di ogni sorta, ma in particolare per la pétanque,
mi piace girare il sud della Francia in cerca di pezzi d'antiquariato.
Confesso che ho sempre la speranza di trovare un giorno un antico
castello, con un'immensa biblioteca, tutto velluto e lustri,
una ricca cantina di vini, specchi di cristallo, stalla e "Orangerie",
laghetto e parco inselvatichito. Ma, per me e per la mia famigliola,
mi accontenterei anche di una casetta in Provenza, dove poter
accogliere gli amici, chiacchierare per intere notti, mangiare
bene, lavorare, riposarsi. Si vedrà.
Le sfide più importanti affrontate finora nell'SSM
La maggiore sfida nell'SSM è sempre stata ed è
tuttora quella di essere sensibile alle varie mentalità,
di saper ascoltare i diversi punti di vista e le differenti aspettative,
cercando soluzioni consensuali senza tuttavia accettare qualunque
compromesso.
Non è facile conservare l'identità nazionale dell'SSM,
unire gli interessi particolari e non lasciarci dividere dal
datore di lavoro.
La vera forza dell'SSM risiede nella sua capacità di presentarsi
unito, di difendere soluzioni globali, senza dogmatismo e con
la disponibilità a cercare soluzioni regionali laddove
appare utile e giustificato. E' per questo motivo che nel 1997
l'SSM ha combattuto con successo l'introduzione di contratti
collettivi diversi in ogni unità aziendale della SSR,
ma ha accettato che venissero definiti, in base a criteri nazionali,
sistemi salariali specifici in ogni unità aziendale.
Le sfide più importanti che si prospettano per il futuro
Oggi l'SSM sta vivendo un periodo chiave. In questi ultimi 10
anni i nostri effettivi sono cresciuti quasi del 45% e alla SSR
hanno ormai raggiunto un tetto critico. Si profila perciò
un periodo di stagnazione. Sono opposto alla crescita ad ogni
costo, ma penso sia indispensabile adeguarsi alle mutazioni in
corso. Intorno a noi si sta costruendo un nuovo mondo. Non si
tratta solo di Internet e dell'apparizione di nuove professioni
come giornalista web, web publisher, web designer o web programmer.
Nascono anche nuove forme di lavoro che si traducono in nuovi
bisogni nell'ambito dell'informazione e dei servizi sindacali.
I confini che separano le varie figure professionali sono sempre
meno chiari, aumenta il numero di coloro che lavorano sia per
la stampa sia per i media elettronici, spesso "indipendenti
non indipendenti", persone che sfuggono alla classica definizione
di salariato oppure di datore di lavoro. Da queste evoluzioni
derivano domande essenziali per il nostro futuro: L'SSM ha la
volontà, la forza e le risorse necessarie per organizzare
le persone attive in questi nuovi contesti lavorativi? Quale
ruolo vuole e può assumere l'SSM in questo nuovo mondo
del lavoro? Rispondere a questi quesiti e riflettere seriamente
su queste problematiche sono una sfida per un sindacato come
l'SSM che è "mentalmente" ancora concentrato
principalmente sulla SSR.
Anche il partenariato sociale con la SSR diventerà
sempre più importante. Da un lato perché dovremo
investire molte energie per conservare anche in futuro le conquiste
dell'attuale CCL. Dall'altro perché si profilano evoluzioni
tecnologiche con conseguenze incalcolabili sul personale e sul
programma.
Come vivi la situazione attuale del mondo?
Vorrei che si concludesse questa fase in cui ognuno si ripiega
sul suo piccolo mondo e che riprendessero quota valori fondamentali,
come la responsabilità collettiva e la solidarietà.
Spero che cessi l'attuale ondata di liberalizzazione e che a
determinare la politica regionale, nazionale e internazionale
sia un senso più spiccato degli interessi collettivi.
Sarebbe bello se la Svizzera uscisse finalmente dal suo isolamento
nei confronti dell'UE e del mondo, e se desse il suo contributo
alla pace in seno all'alleanza europea.
Tre parole significative per te come segretario centrale
dell' SSM
Disponibilità al dialogo
Disponibilità al cambiamento
Facoltà critica
e per la tua persona?
Salute
Partenariato
Esperienza dei limiti
BARBARA BÜTTNER
la nostra presidente nazionale
Cosa pensi dell'SSM? (Qual è il suo ruolo? Il suo
peso?)
Il ruolo dell'SSM è importante sotto tre aspetti: l'SSM
è una delle tre principali organizzazioni dei media in
Svizzera, è l'unico rappresentante del personale in seno
alla SSR e, sempre di più, il rappresentante del personale
nei media privati, nelle radio e televisioni locali, e nel settore
Internet.
Abbiamo una grande responsabilità.
Il nostro obiettivo primario è sempre stato ed è
tuttora quello di difendere efficacemente gli interessi dei nostri
membri. Come dimostra il costante aumento dei nostri effettivi,
i nostri sforzi vengono apprezzati.
Alla SSR, l'SSM può contare su un grado di organizzazione
eccezionalmente elevato e questo gli dà un certo peso.
Un peso che è ora decisivo far valere, perché da
alcuni mesi si sta delineando una tendenza preoccupante: soprattutto
a livello di unità aziendali, le direzioni tendono a silurare
l'attuale partenariato sociale e seguono una rotta risolutamente
antisindacale. Di conseguenza, considerano il CCL sempre meno
come un contratto vincolante, sempre più come una "quantité
négligeable". Inoltre, sta prendendo piede un'anacronistica
tendenza all'autoritarismo, condito con una buona dose di paternalismo.
Un'evoluzione di fronte alla quale non intendiamo rimanere passivi.
E sappiamo che i nostri membri ci sosterranno!
Chi è Barbara Büttner?
Sono cresciuta in Germania, a Kaiserslautern, nel Palatinato
renano. Ho frequentato l'università di Magonza per alcuni
semestri, lavorando parallelamente per la radio e per la stampa.
La mia formazione giornalistica, l'ho conseguita presso la Deutsche
Presseagentur (DPA), nella redazione di Francoforte. In Svizzera
ho lavorato, sempre come giornalista, per le Luzerner Neuesten
Nachrichten (purtroppo scomparse), per il canale privato "Radio
Pilatus" e poi da SR DRS, nella redazione dell'informazione
d'attualità, dove faccio ormai quasi parte dell'inventario.
Fondamentalmente sono una persona piuttosto ottimista, tenace,
a volte testarda, battagliera ma non rabbiosa, spontanea, creativa,
spiritosa, un po' caotica e assai tollerante.
I miei sogni sono tanti, eccone alcuni
un mondo senza guerre, senza fame, senza povertà né
distruzione ambientale
più giustizia sociale
più solidarietà tra le persone
quadri intelligenti e umani
un vero partenariato sociale
le 35 ore settimanali
piena armonia nell'SSM.
Mi piace:
discutere di tutto e rifare il mondo con le amiche e gli amici
mangiare e bere bene
leggere grossi libri
andare a teatro, a un concerto, a una mostra
poltrire al sole, preferibilmente sotto una palma, su una spiaggia
preparare viaggi.
Le sfide più importanti affrontate finora nell'SSM
Nel mio primo anno di presidenza, sono state almeno due le sfide
importanti.
La prima: conoscere meglio la vita dell'SSM al suo interno, rafforzarne
la coesione e portare a termine due grandi progetti - la revisione
statutaria e la riforma finanziaria - che hanno richiesto molto
impegno e pazienza da parte di tutte le persone coinvolte. La
seconda sfida è stata quella di familiarizzarmi con le
non semplici strutture della SSR.
Le sfide più importanti che si prospettano per il futuro
Numerose sfide aspettano l'SSM quest'anno. A mio avviso, hanno
la priorità:
- Il partenariato sociale che deve ridiventare più efficace.
- La previdenza professionale della SSR: va garantito che l'eventuale
costituzione di una nuova cassa pensione della SSR sia effettivamente
vantaggiosa per il personale e non comporti alcuna riduzione
delle prestazioni.
- I molti problemi finanziari che derivano dalla decisione di
esonerare i beneficiari di prestazioni complementari AVS/AI dal
pagamento del canone radio/tivù.
- L'azione per la trasparenza salariale alla SSR volta a combattere
le ingiustizie salariali subite sia dal personale in CCL che
dai cachettisti e dagli ausiliari.
- Il rafforzamento della cooperazione con organizzazioni vicine
quali la FSG e comedia.
- La creazione di un nuovo registro professionale con la FSG
e con comedia.
Come vivi la situazione attuale del mondo?
La situazione mondiale mi preoccupa molto.
Lavorando nell'informazione di attualità, sono confrontata
tutti i giorni con le guerre e i conflitti, le crisi economiche,
le ingiustizie sociali e politiche, tutti i giorni ho davanti
agli occhi un condensato della sofferenza e della miseria nel
mondo. E ciò che trovo particolarmente indignante e frustrante
è il fatto che, in fin dei conti, la posta in gioco è
sempre la stessa: il potere che qualcuno vuole allargare o conservare.
E il denaro, naturalmente. Ma vi sono anche molti segnali che
mi danno speranza. Mi limito qui a ricordare il presidente ceco
Vaclav Havel che, instancabilmente, si batte per un mondo migliore.
Ad esempio, come conseguenza dell'11 settembre, sta riflettendo
su una "grande coalizione spirituale di tutte le religioni"
che, nel nome del rispetto della vita e della dignità
umana, della fratellanza e dell'uguaglianza dei popoli, e nell'interesse
delle generazioni future, dovrebbe impegnarsi per maggiore giustizia
nel mondo e contro le forze della distruzione."*
Ma non è importante soltanto l'impegno sul piano internazionale.
Anzi. E' vitale assumersi delle responsabilità nel nostro
piccolo, nella vita di tutti i giorni. E oggi sempre più
persone sono disposte a farlo.
*Vedi Die Zeit, No. 2, 3 gennaio 2002
Tre parole significative per te come presidente dell' SSM
Solidarietà
fiducia
affidabilità
e per la tua persona?
Impegno
coraggio
gioia di vivere
LE PROFESSIONI
L'OPERATORE SUONO RADIO- L'OPERATRICE SUONO RADIO
ESSERE AL DI LÀ DEL VETRO...
Il mestiere in poche parole
Ci occupiamo della registrazione in studio e fuori, del parlato
in trasmissioni culturali e d'intrattenimento, del montaggio
o della regia per quello che è la diretta: l'emissione.
Ora si lavora moltissimo al computer, il lavoro con il nastro
come c'era fino a quattro anni fa sta definitivamente sparendo,
stiamo andando inesorabilmente verso il digitale. Io ho cominciato
cinque anni fa con tutti e due i sistemi, anche se all'inizio
era ancora quasi tutto su nastro.
Cosa preferisci ?
Io appartengo più alla generazione del digitale e del
computer però ho un po' di nostalgia dell'analogico, c'era
il lavoro manuale che sa anche essere bello, c'era una maggior
naturalezza, soprattutto pensando a certe trasmissioni, penso
riuscirebbero meglio con il vecchio sistema che risulta più
naturale, meno sofisticato. Il computer permette ad esempio certe
correzioni del parlato o della voce, ma il risultato risulta
essere meno naturale.
Noi adesso non stiamo registrando…
Ed è meglio così, perché noi tecnici ridiamo
magari di quelli che parlano (sempre bonariamente), ci scherziamo
sopra, ma se dovessimo parlare noi sarebbe un diastro. Penso
sia così un po' per tutti i tecnici: preferiamo essere
al di là del vetro.
Ogni tanto è anche un mestiere da " psicologi ",
ogni persona ha il suo carattere, ma anche il proprio stile,
le proprie preferenze ecc. Noi sappiamo quello che vuole, quello
che vuole ottenere, sappiamo chi si può consigliare e
chi meno, con alcuni c'è anche un certo feeling che ci
permette di mettere più del nostro…. oppure ci sono
i giorni storti nei quali riusciamo a dare una mano, a dare dei
contributi al di là della nostra funzione. Ci sono molti
che ti coinvolgono, che ti chiedono un parere, che ti dicono
" cosa faresti tu ? " e questo non è male. Di
ognuno impari a capire il carattere e sai fino a dove puoi arrivare.
Ha sempre fatto questo lavoro?
No, ho lavorato nel campo dell'elettronica industriale, anche
se il sogno di lavorare in radio c'era già quando ho finito
la scuola di elettronico radio-tv. Mi è arrivata questa
possibilità un po più tardi e forse è meglio
così.
Il tuo primo ricordo legato a questa professione
Due ricordi : il primo legato ai colleghi, l'accoglienza ricevuta,
mi aspettavo un distacco maggiore e invece….
Il secondo : i polpastrelli umidi quando devi toccare la regia.
La tensione di quando sei le prime volte da solo, una tensione
altissima che adesso non c'è più, o almeno non
nello stesso modo…. i polpastrelli sono asciutti.
Un ricordo un po' speciale
I ricordi speciali sono legati a certi personaggi che ho avuto
la fortuna di registrare e quindi di incontrare di persona :
Montanelli a casa sua, Mario Rigoni Stern che da bambini abbiamo
tutti letto… ritrovarselo lì davanti in carne ed
ossa….
Oppure ricordi legati allo sport come ad esempio un giorno nel
ritiro della nazionale italiana di calcio. O altre cose così.
Se tu fossi il direttore generale cosa cambieresti?
Mi preoccuperei di riuscire a far capire a tutti che quello che
conta maggiormente è quello che va in onda, quello che
arriva nelle case.
Mi sembra che talvota si dimentichi e ognuno pensi soltanto al
suo piccolo, al particolare, perdendo di vista lo scopo ultimo:
l'emissione.
Se qualcosa non funziona o non va quando ci si trova in emissione
è normale che ci sia una certa urgenza, che si debba mettere
al di sopra di tutto il fatto di poter fare in modo che l'emissione
continui, non ne risenta. Mi sembra che non sempre sia così,
soprattutto negli ultimi anni.
Magari certi responsabili ogni tanto non si rendono conto veramente
di come si va in onda, o di come si fa un programma, di quello
che ci sta dietro, dei " miracoli " che inventiamo
ogni tanto o noi o quelli del programma per fare in modo che
non ci siano " vuoti di emissione " strepitosi.
Ci sono quei giorni dove non va il computer, dove la sigla non
parte, dove il microfono non dà segno di vita, in quei
momenti è proprio perché ci preoccupiamo di quelli
che ascoltano che riusciamo a inventare soluzioni che sembrano
impossibili, e ci va via un sacco di energia.
Forse è soltanto un'impressione, ma non è stando
un attimo in studio che si capisce cosa significhi fare un programma.
A noi piacerebbe che ci si rendesse conto maggiormente di cosa
facciamo, specialmente nelle situazioni difficili.
È un bel lavoro?
Sì, io trovo che sia il più bel lavoro che abbia
fatto, anche se è chiaro che alcune cose sono monotone
e altre più interessanti, ma mi piace molto anche perché
impari tantissime cose dai programmi che fai, dai personaggi
che incontri e che conosci.
Parlo
un'altra lingua ma ti capisco
Anche quest'anno, in collaborazione con Castellinaria, abbiamo
ripresentato il concorso video per le scuole medie che coinvolge
ragazzi che parlano lingue diverse. È sempre una sfida
mettersi in contatto, costruire assieme a distanza, sormontare
le difficoltà linguistiche, prepararsi, …. e poi
finalmente incontrarsi. I giorni in cui si "gira" c'è
un gran trambusto, ci sono i professionisti: la regista, il cameraman,
il fonico. Bisogna ripetere e ripetere le scene più e
più volte. Sembra un'avventura vera. E tutto per pochi
minuti! Intuire il lavoro che sta dietro a un prodotto audiovisivo,
intuire il pensiero dell'altro anche se passa attraverso un'altra
lingua. Il concorso video ha lo scopo di favorire la comunicazione
fra giovani di lingue e culture diverse e di far conoscere lo
strumento dell'audiovisivo con la collaborazione e la consulenza
di personale professionistico. L'iniziativa è promossa
dalla Televisione Svizzera, dal Sindacato svizzero dei mass media,
da Coscienza svizzera, dall'UNESCO e dal Dipartimento Istruzione
e cultura del Canton Ticino.
Quest'anno la scelta del video vincente è stata fatta
dalla giuria ufficiale di Castellinaria, il festival internazionale
del cinema giovane:
1° premio : "Il computer e il cortile", scuola
media di Mendrisio (TI) e dei ragazzi di Chernobyl che hanno
trascorso alcuni mesi in Ticino svolgendo diverse attività
tra le quali appunto questo video.
www.parlounaltralingua.ch
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