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MEDIA
E RESPONSABILITÀ
Vi proponiamo la traduzione di una parte
dell'intervento di Jean Perret, direttore del festival internazionale
del cinema documentario "vision du réel" di
Nyon, del 15 dicembre 2000 a Lucerna nel quadro del Congresso
del Sindacato Svizzero dei Mass Media.
Due brevi storie. La prima.
I sette di Guguletu/ The Guguletu Seven di Lindy Wilson.
5 del mattino, il 3 marzo 1986, la polizia del Capo abbatte sette
giovani sospettati di voler attaccare un bus delle forze dell'ordine
sudafricane.
La stampa, la televisione, riportano questo fatto di sangue che
testimonia la violenza dei conflitti interrazziali: i poliziotti
che testimoniano e spiegano sono bianchi, i sette giovani morti
sono neri; i poliziotti si proteggono dalle aggressioni, i giovani
sono pericolosi e delinquenti.
Dieci anni più tardi, il caso rimane perlomeno oscuro,
l'intenzione dei giovani di commettere un attacco non ha mai
potuto essere provata. Allora un gruppo di giovani investigatori
ingaggiati dalla Commissione della Verità e della Riconciliazione
decide di analizzare il fatto.
Il lungometraggio che Lindy Wilson realizza, segue come un detective,
con gli investigatori, i meandri delle dichiarazioni, approfondisce,
aggiorna i documenti e ricostruisce poco a poco un'altra verità,
più complessa, più tenebrosa, più scandalosa,
più politica. L'assassinio dei sette giovani fu una messinscena
montata dalla polizia sudafricana, assecondata da braccianti
neri. La verità scoppia e con lei i termini di manipolazioni
necessarie al travestimento di fatti reali.
I media si lasciarono imbrogliare con compiacenza, riecheggiando
la verità ufficiale del regime dell'apartheid.
Così, da un lato, lo spettacolo mediatico che mostra una
verità, immagini alla mano - il corpo accanto al quale
è deposta un'arma - queste immagini che sono delle prove
prese dal vivo, presentate secondo la retorica del montaggio
e del commento televisivo.
I giornalisti hanno degli "occhiali"
particolari a partire dai quali vedono determinate cose e non
altre; vedono in un certo modo le cose che vedono. Essi operano
una selezione e una costruzione di ciò che viene selezionato.
Il principio della selezione, è la ricerca del sensazionale,
dello spettacolare. La televisione chiama alla drammatizzazione,
al doppio senso: mette in scena, con l'immagine, un avvenimento
e ne esagera l'importanza , la gravità e il carattere
drammatico, tragico. (Pierre Bourdieu, Sur la télévision,
suivi de L'emprise du journalisme, Liber, Paris, 1996)
Così, dall'altra parte, un film
che si prende il tempo della riflessione, che cerca con gli investigatori,
che approfondisce, sbroglia i fili, si confronta con la resistenza
dei testimoni, con l'opacità dei fatti. Il film va avanti
poco a poco, esplicita, scortica, rende al reale la sua complessità.
Permettetemi di schematizzare ancora: le notizie della televisione
sudafricana, in quel 3 marzo del 1986 e nei giorni che seguirono,
sono lo spettacolo in termini di manipolazione di un affare irreale,
ideologizzato.
Tutta la vita delle società nelle
quali regnano le condizioni moderne della produzione si annuncia
come un'immensa accumulazione di spettacoli. Tutto quello che
era vissuto direttamente si è allontanato in una rappresentazione
(Guy Debord, La société du spectacle, Buchet/Chastel,
Paris, 1967)
Quanto a lui, il film di Lindy Wilson,
risponde all'avvenimento con delle immagini, delle scene, delle
sequenze che rivelano da una strategia di appropriazione del
reale, del suo approfondimento, del suo confronto. In altri termini
fa opera di realismo.
The Guguletu Seven: la televisione acceca; il film illumina.
Due brevi storie. La seconda.
Era una domenica, il 17 novembre 1985, quando apparvero nelle
diverse redazioni delle televisioni le prime immagini della "bambina
di Armero". Siamo in Colombia, dove un'eruzione vulcanica
ha provocato dei torrenti di fango che hanno annientato 25'000
persone.
Omayara, lei, la bambina, è intrappolata in una specie
di pozzo di fango che la aspira inesorabilmente. Questa bambina
sta morendo, con gli occhi spalancati, imploranti, spossati.
La domanda che si fanno le redazioni è: dobbiamo mostrare
Omayara durante l'agonia, possiamo mostrare questa bambina prossima
a una morte imminente?
Domanda di etica professionale, evidentemente; fino a che limite
andare per testimoniare il dolore, la violenza, la morte all'opera?
Prendiamo una redazione (quasi) a caso: quella della RTBF, dove
una discussione animata ha agitato i giornalisti, divisi in due
gruppi: l'uno per la diffusione in nome del valore esemplare
e iperbolico di questa agonia, in una regione dove migliaia di
persone erano morte; l'altra contro la diffusione, denunciando
il voyeurismo, la compiacenza, l'effetto choc che annichilisce
ogni riflessione.
Nonostante ciò è stato un altro argomento che si
è imposto.
Le opinioni evolvono, si modificano talvolta
durante un dibattito: partigiani e avversari della diffusione
di queste immagini sembrano di volta in volta avere la meglio.
Ma la decisione non arriva da sola. L'esitazione rimane. Fino
al momento in cui l'argomento decisivo sarà espresso da
uno dei partecipanti: " In ogni modo, anche se noi non le
mostreremo, "loro" le diffonderanno, altroché!".
"Loro", "essi", gli "altri", i
concorrenti non esiteranno. Qualunque siano le loro eventuali
riserve, mostreranno l'agonia di Omayara perché "sanno"
che i telespettatori "aspettano" queste immagini.
In pochi minuti, il dibattito si è inclinato: la maggioranza
- l'immensa maggioranza - dei giornalisti presenti quella domenica
del novembre 1985 ha giudicato l'argomento decisivo, rendendo
vana ogni discussione. Siamo rimasti in due o tre, insistendo
inutilmente sulle nostre posizioni di principio e di rifiuto.
(Hugues Le Paige, Une minute de silence - Crise de l'information,
crise de la télévision, crise du service public,
Editions Labor, Bruxelles, 1997)
Così l'argomento della concorrenza
aveva avuto la meglio, una buona televisione di servizio pubblico
non deve essere in ritardo, bisogna essere in testa, o per lo
meno seguire, non è possibile essere in ritardo di immagini
che fanno choc, che fanno nel senso letterale del termine, il
giro del mondo. Quindi, meglio farle girare con gli altri.
Ci ricordiamo di Omayara, l'abbiamo vista, come delle decine
di macchine fotografiche e di cineprese l'hanno inquadrata.
Ma l'effetto boomerang
Immaginate l'immagine proibita da tutte le televisioni: i controcampi!
Un'immagine, anche breve, mal inquadrata, mal filmata di quelli
che guardano, le macchine in pugno, l'occhio incollato al mirino.
Sarebbe stata sufficiente quest'altra immagine, che a 180 gradi
risponde a quella di Omayara, per provocare una domanda presso
il telespettatore, per nominare il malessere, per perlomeno provocare
un dibattito a proposito di queste "immagini da mostrare".
Impossibile controcampo che avrebbe altrimenti avuto un effetto
boomerang per "gli acchiappa immagini", sarebbero stati
visti curvi sulla bambina colombiana morente, sarebbero stati
smascherati, mentre stavano fabbricando dello spettacolo del
tipo che acceca. L'assenza di controcampo assicura l'immunità,
l'anonimato.
Esistono dei controcampi famosi: Les reporters
de la presse internationale, Kaesong, Corée, 1951, dans
Werner Bischof, 1916 - 1954, Arthaud, Paris, 1990.
Queste domande fanno parte delle riflessioni
e delle pratiche dei media, della loro responsabilità
politica e civica nel senso largo del termine, nel senso del
dibattito dei cittadini, nel senso di forum democratico.
Ma questi esempi, queste domande, sono integrate nella costruzione
dei programmi, delle emissioni, degli articoli? Sono messe al
centro delle preoccupazioni delle redazioni che devono definire
la loro linea redazionale e editoriale?
25 ANNI DI "SSM Informatore"
L'Informatore SSM compie quest'anno i 25
anni di età e sta vivendo alcuni momenti difficili.
Da alcuni mesi il giornale purtroppo ha dovuto rallentare la
frequenza delle sue pubblicazioni a causa dei sempre crescenti
impegni (negoziati nazionali e regionali, attività di
difesa di casi personali, elaborazione di regolamenti ecc.) ai
quali sono chiamati la segretaria SSM e i membri del comitato,
che sono i principali animatori e collaboratori dell'Informatore.
A ciò si è aggiunto l'amaro regalo natalizio dello
scorso dicembre 2000 offertoci dall'amministrazione RTSI per
bocca del Sig. De Stefani con l'annuncio che il costo per la
stampa del giornale da parte del settore dei corrieri TSI sarebbe
raddoppiato. Questo significa per noi una lievitazione dei costi
a livelli troppo alti per le nostre possibilità. Nonostante
le nostre richieste di rivedere la decisione che rischiava di
far terminare le pubblicazioni del giornale non c'è stata
nessuna controproposta.
Ci viene da pensare allora che forse si voleva contribuire alla
fine delle pubblicazioni dello scomodo Informatore e che finalmente,
dopo 25 anni, la profezia di quanti prevedevano fin dall'inizio
vita breve per l'Informatore si sarebbe avverata
.
Ma come sovente accade è proprio stato questo ridicolo
trabocchetto a farci trovare nuove energie e a ridarci nuova
vitalità.
Eccoci dunque, come vedete da questo numero, ancora vivi e con
ritrovata volontà di voler continuare a realizzare più
che mai un giornale di informazione sindacale, di opinione nel
campo dei mezzi di comunicazione di massa, di voce critica non
sempre allineata al pensiero dominante all'interno dell'azienda
SSR, di sensibilizzazione verso i problemi delle donne, delle
minoranze e dei più deboli in generale.
Vorremmo però anche coinvolgere i quadri aziendali, i
diversi responsabili, per creare quel legame, quella unità
di intenti e di azione necessaria al buon clima di lavoro che
la recente politica aziendale voluta dalla direzione generale
SSR sta cercando di spaccare con contratti di lavoro diversificati
e con divisioni del tutto artificiali.
Sul rinnovato giornale continueremo a denunciare
i deleteri risultati della politica dei premi, e dei salari troppo
alti per pochi quadri e le iniquità di trattamento dei
collaboratori.
Parleremo delle varie professioni espletate alla RTSI cominciando
su questo numero dai corrieri.
Parleremo delle realizzazioni positive come ad esempio dell'asilo
nido, ma anche di quelle negative come la privatizzazione della
produzione a SF DRS di Zurigo (cpt) della realizzazione dei centri
di servizio nazionali rivelatisi dei clamorosi flop per non dire
di peggio. Tutti temi che vorremmo trattare sui prossimi numeri
del nuovo Informatore, con l'aiuto di tutti questo sarà
possibile.
Per cominciare ci presentiamo con una nuova
veste grafica più economica e crediamo più piacevole
e moderna. Abbiamo una redattrice responsabile Paola Minetti
Ramelli segretaria SSM che si impegnerà alla realizzazione
di 4 o 5 numeri all'anno.
Evidentemente il nuovo giornale non potrà
essere il frutto del lavoro di poche persone e per questo abbiamo
cercato di coinvolgere un più ampio numero di collaboratori
ma ci serve il contributo di altri ancora, per questo vi invitiamo
a contattarci (Sede SSM 966 66 31) per vostri contributi.
Vorremmo che il giornale diventasse quella voce che sovente si
ferma nei soliti corridoi di Besso o di Comano oppure che si
esaurisce con uno sfogo verso qualche membro del comitato SSM.
L'Informatore è da 25 anni una voce
critica ma anche di stimolo all'attività aziendale della
RTSI e delle ditte private che da essa dipendono principalmente.
L'Informatore è da 25 anni presente nelle questioni che
toccano la libertà di informazione e la politica dei media
in Svizzera.
L'Informatore è. da 25 anni. Con questo rinnovo vogliamo
continuare ad esserci per molti anni ancora.
L'ASILO NIDO ARRIVA!
EVVIVA!
Eccolo qua, lo stavamo aspettando, alcuni
da anni, altri da mesi, molti non ci speravano più, sembrava
fosse diventato una chimera, un'utopia come molte sognate in
quegli anni. Molte disillusioni, smussature, cambiamenti. La
solidarietà che diventa un nome perso in nome della flessibilità,
il sogno che lascia il posto alla definizione degli obiettivi.
Però ecco qua, qualcosa talvolta rinasce, trova nuova
forza, nuove disponibilità magari insperate e "tàcchete"
quasi quasi non ci crediamo, non sembra vero!
Un asilo nido alla RTSI, sotto la mensa a Comano, dove lo si
era già sognato, immaginato, progettato anni fa. Sarà
aperto a partire da settembre, dal lunedì al venerdì
dalle 8:00 alle 18:00, potrà accogliere 10 - 12 bambini
tra i quattro mesi e i 3 anni. In questi giorni verranno scelte
le persone che se ne occuperanno, che sapranno farlo vivere;
moltissimi hanno concorso, molti sono stati affascinati da questa
sfida. È un buon segno, se c'è entusiasmo attorno,
se si ha voglia di pensarlo, di farlo funzionare bene, di far
nascere qualcosa di bello. Tanti auguri allora, ai bambini che
ci giocheranno, che troveranno stimoli e amici che li aiuteranno
a crescere e a fare esperienze, ai genitori che spero vorranno
approfittare di questa bella opportunità ed accompagnarli
in questi primi momenti di distacco, di autonomia, auguri a chi
ci lavorerà e che spero potrà portare tanto entusiasmo,
fantasia e sensibilità nel gestire questa piccola struttura,
con questi bambini sulla soglia della vita sociale, coscienti
della responsabilità che si trovano di fronte, e auguri
anche a noi che come spettatori attivi cercheremo di sostenere
soprattutto le prime fasi di inizio.
Per chi fosse interessato, può richiedere il formulario
di iscrizione (iscrizione entro il 20 giugno 2001) a: Paola Minetti-Ramelli
- SSM - Via Besso 37 - Casella postale - 6903 Lugano, tel. 966
66 31, .
L'SSM E LA REVISIONE DELLA LRTV
Il termine della procedura di consultazione
per la nuova Legge sulla radiotelevisione è scaduto a
fine aprile - ora tocca di nuovo al Consigliere federale Leuenberger.
L'Ufficio federale, e in un secondo momento il Consiglio Federale,
procederanno alla valutazione dei risultati della consultazione,
sottoponendo in seguito la rispettiva proposta di legge al Parlamento.
Come è intervenuto l'SSM nella procedura di consultazione?
Di Philipp Cueni
L'SSM parte da una premessa che vede tre
posizioni di base: la Legge sulla radiotelevisione (LRTV) deve
garantire un servizio pubblico forte, rafforzando dunque la SSR.
Sul modello di un sistema duale, esso deve al contempo liberalizzare
il mercato per i privati. Infine deve definire le condizioni
quadro atte a promuovere, in generale, la qualità della
radio e della televisione.
Riveste un interesse particolare soprattutto la futura posizione
occupata dalla SSR: con il sistema duale la nuova proposta di
legge si schiera chiaramente a favore del servizio pubblico e,
secondo le interpretazioni dell'SSM, darà maggior vigore
anche alla SSR.
Servizio pubblico - perché?
Radio e televisione devono garantire l'offerta di prestazioni
adeguate a tutte le quattro regioni linguistiche e a tutti i
gruppi della nostra società. Devono erogare quelle prestazioni
atte a promuovere il dialogo democratico e il settore culturale
che non possono essere garantite attraverso il mercato, perché
non generano lucro. E' importante infine che l'audiovisivo svizzero
e la rispettiva produzione possano affermarsi anche sul mercato
internazionale. Solo il servizio pubblico può garantire
questi obiettivi.
Ecco perché il servizio pubblico è finanziato attraverso
i canoni, con denaro pubblico quindi. Il conferimento del mandato
di servizio al servizio pubblico, ovvero alla SSR, in conformità
alle esigenze democratiche e culturali definite dalla società,
ne è la conseguenza logica.
A giusto titolo la proposta di legge prevede una definizione
ampia del mandato della SSR: un programma che dia spazio anche
allo sport e all'intrattenimento. Tuttavia, sempre in materia
di definizione del mandato di programma, l'SSM auspicherebbe
qualche ulteriore precisazione: il cosiddetto mandato culturale
dovrebbe prendere in considerazione anche forme e rami culturali
rivolti ad un pubblico minoritario, uguale importanza riveste
poi la promozione di forme specifiche di programmi radiofonici
culturali (radiodramma) e di trasmissioni televisive (telefilm,
arthouse-film/video, documentario).
Mandato e libertà di programma
Come contropartita per i canoni, la SSR in quanto servizio pubblico
dovrebbe ricevere un mandato. Ma la libertà di programma
della rete deve comunque essere garantita - almeno in gran parte.
L'attenzione dell'SSM è riposta quindi sulla definizione
precisa del mandato di programma, ma anche sulla tutela della
libertà giornalistica: la libertà interna dei media
va ancorata nella legge. E a differenza di qualche associazione
culturale, l'SSM si dichiara contrario alle quote culturali:
piuttosto che vincolare i collaboratori ai programmi attraverso
disposizioni ed indicazioni amministrative, si dovrebbe istituzionalizzare
il dialogo fra le redazioni culturali e gli autori delle opere
culturali.
L'SSM esige inoltre la soppressione dell'organo di sorveglianza
AIER che svolge una funzione paragonabile a quella di un tribunale
e la sostituzione attraverso un sistema tecnico di autodisciplina
e dialogo. In analogia al Consiglio della stampa si dovrà
costituire un Consiglio dei media in quanto organo del settore
stesso. E il nuovo Comitato consultativo dovrà seguire
con occhio critico il mandato di programma della SSR.
Piace l'idea del Comitato consultativo: un organo esterno, professionista;
un interlocutore che reagisce, nell'ottica della soddisfazione
del mandato di programma; i suoi interventi hanno un effetto
correttivo, tuttavia esso non ha (e questo è importante)
il potere di indire sanzioni.
Posizione della SSR
L'SSM giudica in modo più favorevole della stessa SSR
la futura posizione della Società Svizzera di Radiotelevisione.
In generale, la SSR verrà rafforzata dalla legge, pur
sottostando in quanto servizio pubblico a mandati, restrizioni
e controlli. Nei dettagli, tali restrizioni sono giudicate eccessive
anche da parte dell'SSM. La SSR deve ad esempio poter decidere
a sua discrezione il proprio palinsesto, quindi offrire se vuole
anche canali tematici.
Per quanto riguarda l'aspetto aziendale, tuttavia, l'SSM è
d'accordo con il fatto che la SSR non possa comportarsi da impresa
privata e che debba quindi accettare certi meccanismi di controllo
da parte dell'Ufficio federale competente. L'SSM giudica invece
errato modificare la struttura organizzativa della SSR in una
società anonima, come previsto nella proposta di legge.
L'SSM si dichiara favorevole al mantenimento dell'attuale struttura
gestionale e padronale, auspicandone tuttavia una riforma. Ed
è altresì sbagliato che sia unicamente il Consiglio
federale ad eleggere la direzione suprema della SSR (finora Comitato
del Consiglio centrale, ossia il Consiglio d'amministrazione).
Il pericolo dell'influenza politica sarebbe troppo elevato.
Finanziamento
A parere dell'SSM il finanziamento della SSR, secondo quanto
previsto nella proposta di legge, non sembra sufficientemente
garantito. L'SSM propone pertanto l'indicizzazione dei canoni
e l'ammissione di sponsor nei programmi SSR. Tuttavia anche l'SSM
è favorevole alle restrizioni pubblicitarie (anche per
motivi di qualità dei programmi): quindi no alla pubblicità
radio, no alle interruzioni pubblicitarie, restrizioni a favore
della protezione dei consumatori.
Qualità
I soggetti svizzeri potranno reggere ai giganti mediatici esteri
solo con programmi radio e televisivi contraddistinti da un alto
livello di qualità specificamente svizzera. Gli elementi
che contribuiscono al raggiungimento dell'elevata qualità
delle produzioni radio e televisivi sono: la formazione e il
perfezionamento professionale, il rispetto delle regole professionali
dei giornalisti, le condizioni di lavoro. Ecco perché
la legge deve definire standard minimi. In questo senso la proposta
di legge ha già integrato alcuni approcci.
Per quanto riguarda la formazione e il perfezionamento professionale,
l'impegno della Confederazione deve essere maggiore e più
vincolante. In analogia, anche i diffusori dovranno rispettare
gli standard minimi della formazione e del perfezionamento professionale.
L'SSM postula l'inclusione dell'obbligo
del rispetto delle regole deontologiche dei giornalisti da parte
di tutti i diffusori. Comunque, anche il principio della libertà
giornalistica è indissolubilmente connesso a tale impegno
(v. sopra).
Infine l'SSM vuole integrare nella legge le rivendicazioni minime
a riguardo delle condizioni di lavoro.
I privati come parte del sistema duale
Le radio e televisioni private fanno parte del panorama mediatico
elettronico. E' importante che anche in Svizzera si possa affermare
un mercato di radio e TV private con soggetti svizzeri. Se prendiamo
sul serio il sistema duale, anche ai privati vanno offerte prospettive
di sviluppo. La legge soddisfa tale necessità attraverso
la liberalizzazione del settore di mercato. Ma anche nel sistema
duale (da un lato l'SSR - dall'altro i privati e quindi il mercato)
è necessario disporre di un sistema di regolazione dell'equilibrio.
Per tale motivi l'SSM ha presentato un elenco di misure promozionali
indirette a favore dei privati. Per il testo completo della consultazione
dell'SSM digitate www.ssm-site.ch o rivolgetevi alla segreteria
SSM. La consultazione SSM è stata preparata nei dettagli
in occasione di due convegni ai quali hanno partecipato esperti
esterni, nonché in occasione di varie assemblee con i
gruppi e delle riunioni dei comitati nazionali.
Baumackerstr. 24, 8050 Zurigo Tel 013131233
-
fax 013131266
E-mail:
Assemblee generali ordinarie
Si sono tenute il 23 e 25 aprile scorsi
le assemblee generali ordinarie con all'ordine del giorno un
tema che tocca tutto il personale: la salute e la sicurezza sul
posto di lavoro. È stato spiegato quali sono le basi legali
per la costituzione alla RTSI di una commissione che si occupi
della salute e della sicurezza. I compiti specifici di questa
commissione, alla quale partecipa pure l'SSM, saranno contenuti
in un regolamento che è in fase di allestimento.
Come sempre dopo le assemblee, pubblichiamo qui di seguito i
nomi delle colleghe e dei colleghi eletti negli organi dell'SSM,
sezione di Lugano.
Membri organi SSM - sezione di Lugano in
vigore dal 15.4.00
Presidente: Renato Soldini (membro del
Comitato TV)
Segretaria: Renata Barella
Cassiere: Stefano Heubi (membro del Comitato TV)
Responsabile questioni femminili: Paola Minetti-Ramelli
Gruppo TV Lugano
Comitato (membri e supplenti)
Fabio Dozio
Stefano Heubi
Marco Gabaglio
Boris Sussegan
Tiziano Gamboni
Tiziano Boffi
Enzo Martire
Francesca Luvini
Nadia Crivelli
Conferenza professionale (delegati e supplenti)
Renato Soldini
Bruno Bergomi
Marco Gabaglio
Delta Geiler
Maurizia Magni
Gianluigi Quarti
Chiara Solari
Stefano Heubi
Tiziano Boffi
Boris Sussegan
Marco Fusini
Consuelo Marcoli
Luca Jäggli
sono inoltre considerati supplenti i membri del comitato di gruppo
Gruppo Radio Lugano
Comitato (membri e supplenti)
Alberto Bertocci
Renato Minoli
Gino Buscaglia
Mario Conforti
Daniela Lüthi Grigioni
Alessio Arigoni
Conferenza professionale (delegati e supplenti)
Pietro Bianchi
Marco dell'Avo
Daniela Lüthi Grigioni
Renato Minoli
Lucienne Rosset-Zoboli
Mario Conforti
Alberto Bertocci
sono inoltre considerati supplenti i membri del comitato di gruppo
COLONIE DEI SINDACATI
Si riapre! Le Colonie dei Sindacati tornano
in campo come è consuetudine da oltre 70 anni. e se un
tempo le colonie erano definite "case climatiche di cura",
soddisfacendo bisogni indispensabili per le famiglie del mondo
operaio, oggi sono luoghi dove la cura dell'individuo è
molto più profonda: non solo uno spazio, al mare o in
montagna, dove è possibile ritemprare il fisico in un
ambiente sano, ma un mondo sociale molto importante, dove le
attività e gli spazi diventano momenti di conoscenza,
di rispetto degli altri e di messa in comune delle proprie esperienze.
Siamo tra le poche colonie che mantengono la durata oltre i 15
giorni ed è per questo che le rette sono più alte
di altre colonie.
Le attività, l'indirizzo pedagogico ed educativo e lo
sviluppo delle potenzialità dei singoli a favore del gruppo,
sono elementi sui quali abbiamo sempre costruito il nostro successo.
Sia a Rodi sia a Igea vi sono educatori in grado di garantire
un soggiorno piacevole, intenso per emozioni e attività,
utile alla crescita dei vostri figli. Non ci sono stress, impegni
serrati, televisione acchiappaspazi, ma momenti di vita sociale
che sono fondamentali per maturare ad acquisire sensibilità
verso tutto ciò che ci circonda, dall'ambiente naturale
ai bisogni e alle realtà degli altri.
a Igea abbiamo la novità dei due turni, anziché
tre, suddivisi per età, così da favorire ulteriormente
attività mirate secondo i bisogni dei singoli: un'esperienza
diversa anche in questo senso.
Come vedete, i motivi per mandare i vostri figli in colonia non
mancano certamente. Non attardatevi e mandate la vostra richiesta
d'iscrizione. Il fatto che ogni anno una grande percentuale di
ospiti ritorna è il segno tangibile della validità
del lavoro proposto e la garanzia che la strada seguita è
quella giusta. Non si dura per oltre settant'anni se non fosse
così.
Il Presidente: Dario Bernasconi.
CONSUMANDO
DIECI CONSIGLI PER ACQUISTI SOSTENIBILI
Dal sito della campagna "Bilanci di
Giustizia"
http://www.peacelink.it/users/bilancidigiustizia/)
1 Compra di meno: non esistono prodotti
ecologici, ma solo meno dannosi di altri. Ogni prodotto (anche
un bicchiere d'acqua) comporta un invisibile "zaino ecologico"
fatto di consumo di natura, di energia e di tempo di lavoro.
2 Compra leggero: spesso conviene scegliere i prodotti a minore
intensità di materiali e con meno imballaggi, tenendo
conto del loro peso diretto, ma anche di quello indiretto, cioè
dello "zaino ecologico".
3 Compra durevole: buona parte dei cosiddetti "beni durevoli"
si cambia troppo spesso. Cambiando auto ogni quindici anni, invece
che ogni sette, ad esempio, si dimezza il suo zaino ecologico
(venticinque tonnellate di natura consumate per ogni tonnellata
di auto). Lo stesso vale per elettrodomestici, mobili e vestiti.
4 Compra semplice: evita l'eccesso di complicazione, le pile
e l'elettricità quando non siano indispensabili. In genere,
oggetti più sofisticati sono più fragili, meno
riparabili, meno duraturi. Sobrietà e semplicità
sono qualità di bellezza.
5 Compra vicino: spesso l'ingrediente più nocivo di un
prodotto sono i chilometri che contiene. Comprare prodotti della
propria regione riduce i danni ambientali dovuti ai trasporti
e rafforza l'economia locale.
6 Compra sano: compra alimenti freschi, di stagione, nostrani,
prodotti con metodi biologici, senza conservanti né coloranti.
Non è sempre facile trovarli e spesso costano di più..
Ricorda però che è difficile dare un prezzo alla
salute delle persone e dell'ambiente.
7 Compra più giusto: molte merci di altri continenti sono
prodotte in condizioni sociali, sindacali, sanitarie e ambientali
inaccettabili. In Europa sta però crescendo la quota di
mercato del commercio equo e solidale. Preferire questi prodotti
vuol dire per noi pagare poco di più, ma per i piccoli
produttori dei paesi poveri significa spesso raddoppiare il reddito.
8 Compra prudente: in certi casi conviene evitare alcuni tipi
di prodotti o materiali sintetici fabbricati da grandi complessi
industriali. Diversi casi hanno dimostrato che spesso la legislazione
è stata modellata sui desideri delle lobby economiche,
nascondendo i danni alla salute e all'ambiente.
9 Compra sincero: Evita i prodotti troppo reclamizzati. La pubblicità
potrebbe dare un contributo a consumi più responsabili,
invece spinge spesso nella direzione opposta.
10 Investi in giustizia: due esempi: finanza etica e impianti
che consumano meno energia, oppure, meglio ancora, impianti a
energia rinnovabile.
SCIOPERO ALLA TURRITA
A Bellinzona la Svizzera ha vissuto il
primo sciopero della storia del calcio: un gruppo di giocatori,
non pagati da 2 mesi, si è rifiutato di prendere a calci
la palla obbligando la società a mettere in campo ragazzi
di 17-18 anni, quegli stessi ragazzi che gli arroganti padroni
avevano definito non all'altezza delle loro ambizioni.
Una storiaccia intrisa di provincialismo; il provincialismo di
chi affida i sogni di gloria a imprenditori che perseguono i
loro affari. Ed è paradossale che la Svizzera, in materia
di calcio, venga colonizzata dai cosiddetti "investitori"
che si comportano con noi esattamente come ci comportiamo noi
quando andiamo a investire nelle piantagioni di caffè
o cacao, o quando affidiamo i lavori dell'industria tessile a
gente che lavora per un paio di dollari (se va bene) al giorno.
Nel calcio funziona così: la Svizzera è vicina
all'Italia, e anche alla Spagna, in rapporto all'Africa e al
Sudamerica. I grandi piazzisti, i cosiddetti procuratori, hanno
bisogno di un club per far maturare i loro giocatori che hanno
comprato a 10 per rivendere a mille; cercano pertanto una società
che sia semplicemente una piazza, un deposito intermedio della
loro "merce". Annusano i club in difficoltà
finanziaria e si presentano come salvatori, raccontando un mucchio
di panzane e trovando (ahi noi) una stampa acritica e servile
che addirittura li loda: habemus papa. Ogni mese arriva un nuovo
campione, vedasi con Belardelli a Lugano e Damiani a Bellinzona.
Chissà come se la sono risa alle spalle degli svizzerotti
! Poi finalmente, ci si accorge che i campioni che arrivano non
sono migliori della nostra buona media. Il Lugano si libera di
questa ridicola tutela e va in Champions League.
Il Bellinzona si è messo nelle mani della coppia Calleri-Damiani
che con tipica arroganza padronale, visti i risultati non soddisfacenti
ha congelato gli stipendi. Una decina di giocatori, ritenendo
di aver sempre fatto il loro dovere, dopo vari rifiuti ha deciso
di scioperare. Gli anelli più deboli nella catena, gli
africani legati mani e piedi ai loro procuratori, hanno rotto
lo sciopero. Anche qualche svizzero alla fine ha ceduto. Una
storiaccia, da qualsiasi punto di vista la si guardi. Perché
gli scioperanti erano comunque gente da 150'000-200'000 franchi
l'anno. Perché alla fine non c'è stata completa
solidarietà e sono spuntati i crumiri. E infine perché
c'è sciopero e sciopero, rivolta e rivolta. C'è
la rivolta di Spartaco e dei suoi gladiatori costretti a uccidersi
per il sollazzo dei potenti romani. E c'è lo sciopero
dei moderni campioni dello sport (al di là di ciò
che è successo a Bellinzona) che fra poco non scenderanno
più in campo e in pista se continueranno i controlli antidoping.
C'è infine lo sciopero delle lavandaie a Basilea che per
fortuna ha avuto successo. E infine, e soprattutto, in questi
tempi di trionfo del mercato, ci sono milioni di schiavi che
non hanno nemmeno la forza di pensarlo, uno sciopero. Troppo
deboli, troppo stanchi, troppo demoralizzati.
SSM NAZIONALE
Giovedì prossimo 14 giugno si terrà
a Zurigo una conferenza professionale SSM. Si farà il
punto alle trattative sulla parità e sarà l'occasione
per ripercorrere quanto fatto o non fatto alla SSR in questo
ambito in 10 anni dallo sciopero delle donne del 14 giugno 1991.
CONSIGLIO DELLA STAMPA
ELEZIONE UN PO' SOFFERTA DEL
NUOVO PRESIDENTE IN TEMPI
PIU DIFFICILI PER LA CATEGORIA
Negli ultimi due anni ci sono stati grandi
cambiamenti in seno alle organizzazioni professionali che raggruppano
le giornaliste e i giornalisti svizzeri. L'Informatore SSM aveva
già pubblicato un articolo sulla ristrutturazione del
Consiglio Svizzero della Stampa, l'organo che controlla il rispetto
dei principi etici e deontologici, da parte della categoria.
Creato nel 1972, ma in pratica funzionante soltanto dal 1977,
(a pieno regime solo nell'ultimo decennio del secolo…),
è un organo di autodisciplina. Fino al 1999 veniva eletto
e finanziato esclusivamente dalla Federazione svizzera dei giornalisti,
da due anni è sostenuto da tutte le principali organizzazioni
professionali, SSM compreso, esclusi per ora solo i datori di
lavoro (editori di giornali, SSR e radio-tv private). Recentemente,
in seguito alle dimissioni di Roger Blum, c'è stato un
avvicendamento alla testa del Consiglio della Stampa. L'elezione
del nuovo presidente, Peter Studer, non è stata proprio
unanime e a proposito della sua candidatura sulla stampa svizzera
sono apparse anche alcune polemiche. Abbiamo dunque chiesto a
Enrico Morresi, presidente del Consiglio di Fondazione che amministra
il Consiglio della Stampa e elegge i suoi membri, di fare il
punto della situazione.
Ricordiamo che tutte le informazioni riguardanti l'attività
del consiglio e le sue prese di posizione si trovano sul sito:
<http://www.presserat.ch>
Quali sono i compiti principali del Consiglio svizzero della
stampa e come si presentano oggi visti i rapidi cambiamenti avvenuti
negli ultimi anni nel panorama dei mass media svizzeri?
Da sempre il Consiglio della Stampa si
è ritenuto autorizzato a esprimersi su tutti i prodotti
giornalistici, indipendentemente dall'appartenenza del singolo
a questa o quella organizzazione, e ciò a causa del valore
"universale" della "Dichiarazione dei doveri del
giornalista" approvata dalla Federazione internazionale
dei giornalisti nel 1954, su cui basa le sue pronunzie. Negli
ultimi anni si sono posti al Consiglio problemi di interpretazione
della "Dichiarazione", che per forza di cose è
molto sintetica. L'anno scorso, basandosi sulla ormai lunga serie
delle sue prese di posizione, il Consiglio della Stampa si è
dato delle "Direttive" che esprimono in forma più
particolareggiata le regole essenziali della deontologia professionale.
L'indipendenza dei giornalisti è sempre più minacciata
dalle esigenze del mercato e i principi etici sembrano essere
sempre più lontani dalla pratica quotidiana dei giornalisti.
Che cosa può fare il Consiglio della stampa per rinvigorire
la coscienza professionale, il coraggio civile dei giornalisti?
Il Consiglio della Stampa è "uno"
strumento di autodisciplina, ma non è l'unico. La qualità
etica del giornalismo (e non solo la qualità etica, penso
alla professionalità "tout court") è
proporzionale alla qualità delle infrastrutture che se
ne fanno carico. Cioè, in primo luogo, la formazione e
l'aggiornamento professionali, ma anche i codici d'azienda, la
critica attiva, lo studio dei problemi a livello universitario,
i contratti collettivi, associazioni professionali (e sindacali)
attive… Non bisogna temere di "far troppo", di
metterci pubblicamente in causa: il pubblico è, a ragione,
molto esigente con noi.
Si può evitare il corporativismo?
Questo è un problema centrale. Lo
sviluppo dei mass media ha creato negli addetti (non solo nei
giornalisti, ma anche negli editori…) un forte spirito di
corporazione, che non è negativo per sé bensì
nella misura in cui dà origine a criteri di misura "autoreferenziali".
Le argomentazioni, cioè, girano all'interno di uno spazio
chiuso e finiscono invariabilmente per giustificare l'esistente,
in nome della pretesa "incompetenza" di chi giudica
da fuori. E' vero che una diffusa incompetenza caratterizza molte
critiche che si fanno ai giornali, alla radio, alla televisione
(basta leggere certe lettere pubblicate dai quotidiani…).
Ma che cosa facciamo, noi, per farci conoscere meglio? Il Consiglio
della stampa si è aperto a rappresentanti del pubblico
(attualmente conta sei membri non-professionisti su ventuno),
ma soprattutto lavora in pubblico, nel senso che rende pubblico
tutto quel che fa. Questo in primo luogo perché non ha
alcun potere di sanzione contro i giornalisti che violano la
"Dichiarazione dei doveri", ma anche per dimostrare
che non abbiamo niente da nascondere, che i nostri panni sporchi
li sappiamo lavara "coram populo". Mi ha dato fastidio
che qualcuno abbia interpretato questa attività pubblicistica
come una mania di protagonismo.
Puoi fare un bilancio della gestione Blum?
Siamo stati fortunati, con gli ultimi presidenti.
Prima di Roger Blum c'era Bernard Béguin, un gran signore
del giornalismo, quel che si dice "una coscienza vivente
della professione". Alle qualità di Béguin,
Blum ha associato un dinamismo, una determinazione e una capacità
di lavoro assolutamente straordinari. Questo ha molto contribuito
alla crescita di considerazione di cui il Consiglio della Stampa
ha goduto negli ultimi anni, ovviamente dovuta anche alla qualità
del lavoro dei membri del Consiglio e del segretario, l'avvocato
Martin Künzi. Quando Blum mi ha detto che voleva lasciare,
mi si sono rizzati i capelli in testa. Come si fa a sostituire
uno come lui? Ma ho capito subito che sarebbe stato inumano chiedergli
di reggere il timone per più di dieci anni. Lo sai che
gli davamo 4000 franchi all'anno, come indennità di presidenza,
più l'abbonamento generale delle FFS? Blum calcolava che
il Consiglio della Stampa lo tenesse occupato per quasi due mesi
all'anno. Ti rendi conto?
Perché l'elezione di Peter Studer
è stata un po' controversa?
Fino in fondo non l'ho capito neanch'io.
In pubblico (cioè durante le sedute che il Consiglio di
fondazione ha dedicato alla successione) le ragioni opposte alla
sua candidatura non mi sono parse molto convincenti: in generale
si rifacevano a comportamenti autoritari di cui Peter Studer
fu accusato all'epoca in cui era direttore del "Tages-Anzeiger".
Direi questo: se anche quegli appunti fossero stati fondati,
la sua attività successiva alla Televisione di Zurigo
è stata, dal punto di vista dell'etica professionale,
assolutamente ineccepibile. Questo, per esempio, Philippe Cueni
del SSM l'ha detto a chiare lettere durante le sedute. A me la
testimonianza di Cueni è parsa decisiva.
Quali sono le qualità e i limiti
di Peter Studer ?
Direi di aspettare la prova dei fatti.
Le premesse sono ottime. La sua lunga esperienza nel settore
dell'informazione, sia scritta sia audiovisiva, le sue concezioni
in tema di etica professionale (consegnate nell'ottimo manuale
pubblicate da SF-DRS), il fatto che sia conosciuto e apprezzato
anche fuori delle cerchie professionali, fanno bene sperare.
Si può fare un primo bilancio della
sua nuova gestione?
Posso solo dire che è stato pienamente
accettato dai membri del Consiglio della Stampa e che lo scambio
di consegne si è svolto nel modo più sciolto e
naturale. Del resto, per qualche anno (ma veniva poco…),
Studer aveva fatto parte del Consiglio della Stampa e gli attuali
vice-presidenti, Daniel Cornu e Catherine Aeschbacher, sostenevano
la sua candidatura
LE PROFESSIONI
IL CORRIERE - LA CORRIERA
I PICCOLI MARATONETI DELLA TELE
Iniziamo una nuova rubrica sulle professioni
dei media elettronici, vi proporremo di volta in volta delle
interviste agli addetti ai lavori. Iniziamo dai corrieri TSI,
una figura spesso dimenticata o messa in secondo piano ma che
risulta molto importante. Iniziare con loro ha un significato
particolare per noi, da un lato rappresenta un modo per ringraziarli
di tutto quanto fanno e hanno fatto per noi, dall'altro sottolineare
come ci siano delle professioni molto importanti ma "nascoste"
e spesso, a torto, poco considerate.
Il mestiere in poche parole
Il corriere si occupa di due mansioni principali, la duplicazione
e la posta. Per quanto riguarda la duplicazione ci occupiamo
di fare fotocopie in bianco e nero (circa 300'000 al mese), a
colori (circa 10'000 al mese), varie rilegature, ecc. Per quanto
riguarda invece il servizio posta, smistiamo la posta nei vari
piani, alla TSI ci sono 800 caselle nominative, ci occupiamo
delle spedizioni, dell'imballaggio (5'000 pacchi all'anno), eseguiamo
anche delle commissioni all'interno o all'esterno dell'azienda.
Spostiamo quintali di corrispondenza e siamo sempre in movimento,
facciamo un sacco di chilometri al giorno e alla sera non ne
possiamo più, siamo proprio stanchi. Ci potremmo definire
"piccoli maratoneti della tele".
Da quanti anni lavora per la RTSI?
Dal 1975, quindi più di 25 anni. Quasi una vita! Ho fatto
il carrozziere fino a 30 anni poi sono arrivato qui.
Per la RTSI ha sempre fatto questo mestiere?
Sì, però i primi sei anni facevo anche l'autista
di direzione. Si è trattato di un'esperienza interessante
per me, ho incontrato tanta gente importante e ho visto che non
sono poi chissà cosa, sono fatti come noi, anzi spesso
sono più alla mano e meno boriosi di tanti capetti che
invece.... si credono chissà chi. Ero molto timido e questo
mi ha aiutato a superare un po' la mia timidezza.Ho dovuto trasportare
cantanti, attori, scrittori. Alcuni nomi?
Bacchelli del Mulino del Po, Peppino di Capri, Moravia, Albertazzi,
Bevilacqua... mi ricordo che aveva fame e voleva che mi fermassi
per lasciarlo mangiare, ma io non mi sono fermato perché
lo aspettavano per la trasmissione, così si è un
po' arrabbiato.
Il suo primo ricordo legato a questa professione
...Mah, qui bisognerebbe pensarci su un po'... Ho iniziato al
palazzo Diana, vicino alla radio, l'ambiente era più famigliare
e i macchinari molto meno sofisticati.
C'erano ancora le ciclostili a alcool e c'era sempre qualche
problema, si bloccavano, si inceppavano molto più spesso.
Un ricordo un po' speciale ....
Mi ricordo quando è arrivata una nuova macchina al posto
della ciclostile, si trattava di un macchinone che avrebbe dovuto
essere il l massimo, ma nessuno sapeva usarla, era più
la carta che si buttava nella pattumiera che quella che si riusciva
a utilizzare. Una montagna di carta tutta macchiata di inchiostro...
un disastro!
Se lei fosse il direttore generale, cosa
cambierebbe rispetto a questa professione?
Una maggiore attenzione, perché anche se siamo l'ultima
ruota del carro penso svolgiamo un lavoro fondamentale. Forse
bisognerebbe considerare meglio il nostro lavoro anche dal punto
di vista della remunerazione. Io ormai sono quasi in pensione
e non ho nulla da perdere, però trovo che non sia giusto
che ci siano queste differenze così grandi tra le diverse
professioni.
A che cosa presterebbe attenzione?
A non copiare esageratamente certe aziende globalizzate fino
in fondo, con paghe stratosferiche ai dirigenti e poi si vede
che non funziona quasi niente, che il servizio è nettamente
peggiorato. Come per esempio le PTT che adesso non si chiamano
neanche più così.
Cercherei di mantenere nel limite del possibile l'idea di azienda
famigliare. Anche se in questo senso molto è già
andato perso, l'individuo conta sempre meno. Penso che non dobbiamo
diventare tutti computer anche se è inevitabile usare
il mezzo. Per quanto mi riguarda, se riesco ad andare in pensione
senza usarlo sarei contento. L'individuo deve comunque rimanere
importante, non bisogna spersonalizzare tutto altrimenti è
il servizio stesso che ne va di mezzo, Se si continua ad andare
soltanto nella direzione del lavoro su chiamata tramite agenzie
tipo ADIA, la competenza, le conoscenze, la professionalità,...
tutto va a farsi benedire.
È un bel lavoro?
Sì, comunque direi di sì, anche se come in una
famiglia ci sono i giorni in cui si va d'accordo e altri no,
così ci sono i giorni in cui si è contenti, si
lavora volentieri, si hanno delle soddisfazioni e altri nei quali
si vede tutto nero. Il bello della professione è che si
è a contatto con tutti gli altri impiegati. Comunque il
lavoro è importante però lo è di più
la vita. Tra poco diventerò nonno due volte.... sono questi
gli avvenimenti "veri".
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